Umbria (68)

 

EUGUBINO

EREMO DI SAN PIETRO IN VIGNETO (Complesso cenobitico – XIV secolo)

Località: Gubbio (PG)

L’eremo di San Pietro in Vigneto si trova su un piccolo colle lungo la strada che collega Gubbio a Perugia. Faceva parte di un complesso architettonico piuttosto articolato che comprendeva una chiesa, un fortilizio, un monastero ed un ospedale. Inizialmente venne realizzata la chiesa a cui, dopo il 1336, furono aggiunte una torre ed un edificio fortificato, in quanto si trovava in uno dei confini più “caldi” del territorio eugubino, sì da assomigliare più ad una roccaforte che ad un vero e proprio complesso religioso. Via via vennero aggregati l’ospedale per i pellegrini e le strutture abitative per i monaci benedettini. La chiesetta, che conserva affreschi del XV secolo, è stata restaurata assieme alle altre strutture negli anni ‘90.

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EREMO DI SANT’AMBROGIO (Complesso cenobitico – XIV secolo)

Località: Gubbio (PG)

sant'ambrogioL’eremo di Sant’Ambrogio, situato alle pendici del monte Foce, sulle balze rocciose della gola del Bottaccione, viene fondato nel 1331 ed elevato a ruolo di monastero nel 1342 dal vescovo eugubino Pietro Gabrielli allo scopo di raggruppare tutti gli  eremiti sparsi nel territorio e privi di una comune regola. Alla stessa epoca risalirebbe anche l’attuale chiesa, dedicata a sant’Ambrogio, ancorché si tratta del rifacimento di un’altra più antica. Vi hanno vissuto personalità insigni, come il beato Arcangelo Canetoli, che qui morì nel 1513 e la cui cella è stata recuperata in seguito alla recente ristrutturazione dell’intero complesso, ed il filosofo eugubino Agostino Steuco. La chiesa conserva, tra le altre opere d’arte, una tela di Annibale Beni del Settecento ed un pregevole affresco trecentesco raffigurante la Crocifissione.

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3aGROTTA DI SANT’AGNESE (Romitorio rupestre – III-IV secolo)

Località: Gubbio (PG)

La grotta di Sant’Agnese, anticamente denominata Sant’Agata sub Grotta, sorge alla base della fenditura di un costone roccioso strapiombante del monte Ingino e presenta all’interno una piccola edicola sacra probabilmente utilizzata dagli eremiti. Ma la grotta è soprattutto famosa per alcuni misteriosi graffiti o scritte rupestri presenti sulle pareti.                                                   mmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmm                       mmmmmmmmmmm


GROTTA DI SANTA CECILIA EREMITA (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Gubbio (PG)

4bLa grotta di Santa Cecilia Eremita si trova in una stretta gola tra le alture che circondano Gubbio, nei pressi della chiesetta eretta più avanti in suo onore. E’ il luogo dove la Santa di Montelovesco nel Duecento, alla stregua delle altre famose mistiche umbre come Chiara d’Assisi, Chiara da Montefalco, Giovanna d’Orvieto e Angela da Foligno, visse in stretto eremitaggio, divenendo ben presto un riferimento di spiritualità e santità per le popolazioni locali grazie alla capacità di veggenza e, soprattutto, di guarigione dei bambini. Ancora oggi l’acqua sorgiva, che sgorga da una delle vasche (o tazze) dove la Santa soleva bagnarsi, è ritenuta terapeutica.

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MONTE CUCCO

GROTTA DI SAN DONÌNO (Romitorio rupestre – VI-VII secolo)

5aLocalità: Costacciaro (PG)

Sub-area: Parco Regionale del Monte Cucco

La grotta di San Donìno è la modesta ma asciutta cavità carsica che si apre alle pendici delle “balze della Pignola” sul monte Cucco, secondo la tradizione, abitata per un certo tempo dal Santo eremita di Città di Castello vissuto tra il VI ed il VII secolo.


GROTTA DI SANT’AGNESE (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Costacciaro (PG)                                                 Sub-area: Parco Regionale del Monte Cucco

6La grotta di Sant’Agnese, che si apre a 1.050 metri d’altitudine, lungo il suggestivo versante occidentale del monte Cucco, è di fatto l’ampia spelonca carsica dove, secondo la tradizione popolare, avrebbe dimorato per alcuni anni la pastorella eremita Agnese da Costacciaro, poi divenuta santa. Infatti, nonostante le fosse severamente proibito dal padre di persistere in questo 6brigido e pericoloso stile di vita, solo una fortissima vocazione religiosa poteva spingere la fanciulla a ritirarsi in penitenza in quell’impervio luogo. Dai resti ancora visibili, la grotta era già stata abitata in tempi remoti e, in una data epoca, trasformata anche in tempio cristiano, ospitando una grande acquasantiera o base d’altare e, più avanti, una modesta cella eremitica in pietra acconcia, forse destinata ad accogliere ed a proteggere la nostra Agnese.


EREMO DI SAN GIROLAMO DI MONTE CUCCO (Cenobio semirupestre – XI secolo)

Località: Scheggia e Pascelupo (PG)

7Sub-area: Parco Regionale del Monte Cucco

L’eremo di San Girolamo di Monte Cucco o di Pascelupo si trova abbarbicato a 565 metri sulle pareti scoscese del versante orientale dell’omonima montagna. E’ stato edificato nell’XI secolo attorno alle suggestive celle ipogee che si affacciavano sullo strapiombo già abitate dai monaci eremiti. Nel 1520 acquisisce una certa ufficialità grazie al beato camaldolese Paolo Giustiniani diventando, poco più tardi, il primo eremo a far parte della congregazione camaldolese di Monte Corona che, ancora oggi, dopo un opportuno restauro, lo gestisce.

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EREMO DEI SANTI EMILIANO E BARTOLOMEO IN CONGIUNTOLI (Complesso cenobitico – XI secolo)

Località: Scheggia e Pascelupo (PG)                         Sub-area: Parco Regionale del Monte Cucco

8L’eremo dei Sant’Emiliano e San Bartolomeo in Congiuntoli, comprendente anche la badia, si trova ai piedi del monte Aguzzo, lungo l’antica strada che collega Scheggia a Sassoferrato, alla confluenza del Rio Freddo con il Sentino, da qui il nome “in congiuntoli”. L’eremo, che originariamente constava di una piccola chiesa con un monastero benedettino, venne frequentato anche da san Domenico Loricato tra il 1030 ed il 1050 prima del trasferimento in quello di San Vicino. Il cenobio è stato poi abbandonato dai monaci nel 1596, anno in cui i cistercensi si staccarono dagli abati accomandatari. La chiesa di Sant’Emiliano, a due navate, è un edificio in pietre bianche squadrate con pilastri ottagonali che sorreggono gli archi romanici corredati di capitelli semplici e lineari. Degne di nota, alcune finestre di stile romanico che si amalgamano perfettamente con quelle gotiche trilobate.

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9aGROTTA DEL BEATO TOMASSO (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Scheggia e Pascelupo (PG)

Sub-area: Parco Regionale del Monte Cucco

La grotta del Beato Tomasso di Costacciaro si trova ai piedi della cascata del torrente Rio Freddo, denominata “piscia di san Girolamo”, in un pendio scosceso e strapiombante del monte Cucco, ed è la piccola cella dove, secondo la tradizione, il Santo si è ritirato in eremitaggio per 65 anni fino alla sua morte nel 1337.


EREMO DI SANTA MARIA DI SITRIA (Complesso cenobitico – XI secolo)

Località: Isola Fossara di Scheggia e Pascelupo (PG)

Sub-area: Parco Regionale del Monte Cucco

10aL’eremo o abbazia di Santa Maria di Sitria si trova nel parco del monte Cucco, nella stretta valle del fosso Artino, al confine con le Marche. La sua nascita si deve a san Romualdo che, dapprima, nel 1014 costruisce l’eremo, formato da semplici celle in pietra e legno, e poi, tra il 1018 ed il 1021, il monastero. A parte san Romualdo vi hanno soggiornato ospiti illustri, come san Pier Damiani, san Domenico Loricato, sant’Albertino da Montone ed il beato Tomasso da Costacciaro. La chiesa a navata unica, ancora ben conservata e visitabile, è di stile romanico-gotico, con una copertura a volta ogivale in pietra ed un altare con archetti trilobati. L’abside è impreziosita da un affresco del XVII secolo raffigurante la Crocifissione e la cripta sottostante presenta una volta sorretta da una colonna di granito con capitello, quasi sicuramente di epoca romana. Di fianco alla cripta è indicata la cosiddetta “prigione di san Romualdo”, l’angusta cella in cui il Santo venne rinchiuso per sei mesi dai suoi stessi confratelli; mentre l’annesso cenobio, con la sala capitolare e le altre celle dei monaci, in piedi fino al 1930, è oramai fatiscente e quasi completamente distrutto.

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MONTE SUBASIO

EREMO DELLE CARCERI (Complesso cenobitico – XIII secolo)

Località: Assisi (PG)                           Sub-area: Parco Regionale del Monte Subasio

L’eremo delle Carceri, situato in una posizione privilegiata nel bel mezzo di una lecceta secolare alle pendici del monte Subasio, è sorto nel luogo scelto da san Francesco e dai suoi adepti per ritirarsi in preghiera e meditazione. Nel 1400 viene ampliato da san Bernardino da Siena con la realizzazione della chiesa di Santa Maria delle Carceri oltre ad un piccolo convento. Ben conservato nel tempo, nonostante l’ininterrotto pellegrinaggio, ancora oggi è possibile apprezzare l’austera semplicità dei suoi ambienti, come il chiostrino, il refettorio e le cellette dei frati.

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GROTTA DI SAN FRANCESCO AL SUBASIO (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Assisi (PG)                           Sub-area: Parco Regionale del Monte Subasio

La grotta di San Francesco, all’entrata del bosco sottostante l’Eremo delle Carceri, non è solo la dimora abituale del Santo d’Assisi in una delle tante cavità naturali del monte Subasio ma è soprattutto il nucleo originario di quello che poi verrà edificato, diventando il primo ed il più suggestivo degli eremi francescani. Nei pressi della grotta si ritrova ancora un leccio secolare ed una buca nel terreno da cui si può intravvedere il fondo del burrone o, secondo la tradizione, dell’abisso demoniaco.

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GROTTA DI FRATE BERNARDO (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Assisi (PG)                           Sub-area: Parco Regionale del Monte Subasio

La grotta di Frate Bernardo da Quintavalle si trova nel bosco poco al disotto dell’Eremo delle Carceri, assieme alle altre cavità naturali del monte Subasio abitate dai primi, fedeli compagni del Santo d’Assisi. All’interno è custodito un semplice e delizioso altarino in pietra.

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GROTTA DI FRATE LEONE (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Assisi (PG)                           Sub-area: Parco Regionale del Monte Subasio

La grotta di Frate Leone si trova nel bosco poco al disotto dell’Eremo delle Carceri, assieme alle altre cavità naturali del monte Subasio abitate dai primi, fedeli compagni del Santo  d’Assisi.

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GROTTA DI FRATE SILVESTRO (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Assisi (PG)                           Sub-area: Parco Regionale del Monte Subasio

La grotta di Frate Silvestro si trova nel bosco poco al disotto dell’Eremo delle Carceri, assieme alle altre cavità naturali del monte Subasio abitate dai primi, fedeli compagni del Santo d’Assisi.

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GROTTA DI FRATE ANTONIO DA STRONCONE (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Assisi (PG)                           Sub-area: Parco Regionale del Monte Subasio

La grotta di Frate Antonio da Stroncone si trova nel bosco poco al disotto dell’Eremo delle Carceri, assieme alle altre cavità naturali del monte Subasio abitate dai primi, fedeli compagni del Santo d’Assisi.


GROTTA DI FRATE ANDREA DA SPELLO (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Assisi (PG)                           Sub-area: Parco Regionale del Monte Subasio

La grotta di Frate Andrea da Spello si trova nel bosco poco al disotto dell’Eremo delle Carceri, assieme alle altre cavità naturali del monte Subasio abitate dai primi, fedeli compagni del Santo d’Assisi.


GROTTA DI FRATE RUFINO (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Assisi (PG)                           Sub-area: Parco Regionale del Monte Subasio

La grotta di Frate Rufino si trova nel bosco poco al disotto dell’Eremo delle Carceri, assieme alle altre cavità naturali del monte Subasio abitate dai primi, fedeli compagni del Santo d’Assisi.


GROTTA DI SAN FRANCESCO A CERQUA ROSSA (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Armenzano di Assisi (PG)

19aSub-area: Parco Regionale del Monte Subasio

Quella chiamata “grotta di San Francesco” si trova sulla strada che da Armenzano scende al borgo di Nottiano, nella gola del Fosso Vettoio e in prossimità della sorgente dell’Acqua Gelata. Siamo nel versante nord-est del monte Subasio ed è questo uno dei luoghi prediletti dal Santo per riposare (dopo qualcuna delle sue numerose peregrinazioni) ritirandosi a meditare. La tradizione vuole che i segni delle sue ginocchia siano tutt’ora visibili sulla nuda roccia.


20cSACRO TUGURIO (Dimora eremitica – XIII secolo)

Località: Rivotorto (PG)

Sub-area: Parco Regionale del Monte Subasio

Il Sacro Tugurio, gelosamente custodito all’interno del santuario di Santa Maria di Rivotorto, si vuole che sia stato tra le prime dimore di san Francesco e dei suoi seguaci prima di trasferirsi nei pressi della Porziuncola. Quello attuale si compone di due abitazioni contigue piuttosto basse originariamente in pietra e frasche ma più avanti ristrutturate.

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21bEREMO DI SANT’ONOFRIO (Chiesa-romitorio – XV secolo)

Località: Spello (PG)

Sub-area: Parco Regionale del Monte Subasio

Il piccolo eremo di Sant’Onofrio, alle pendici orientali del monte Subasio e sorto intorno al Trecento come romitorio benedettino, vanta una storia piuttosto travagliata con passaggi di mano, concessioni, demolizione e ricostruzione fino ad arrivare agli scorsi anni Settanta in cui, con le sembianze di una casa colonica, viene affidato in gestione ad una piccola comunità di eremiti laici.

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EREMO DI SAN SILVESTRO A COLLEPINO (Ruderi di complesso cenobitico – XI secolo)

Località: Collepino di Spello (PG)              Sub-area: Parco Regionale del Monte Subasio

22L’eremo di San Silvestro a Collepino, adagiato su un fianco del monte Subasio, è stato eretto nel 1025 da san Romualdo allo scopo di costituire un cenobio camaldolese. L’abbazia romanica, divenuta ben presto un importante centro culturale e spirituale, ha accolto tra gli altri personaggi illustri san Francesco d’Assisi, che prediligeva la vita ascetica di quei monaci che avevano fatto del Subasio la loro terra d’elezione. Della distruzione papale del 1535 rimangono solo la torre, la sagoma di un’abside e buona parte della chiesa.

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MONTI MARTANI

ROMITA DI CESI (Complesso cenobitico – XIII secolo)

Località: Cesi di Terni (TR)

23dLa romita di Cesi o eremo di Portaria è il grande complesso conventuale che si trova a circa 800 metri d’altezza su un fianco del monte Torre Maggiore, lungo la strada che in passato attraversava i monti Martani collegando Carsulæ a Spoleto. Qui, in un anfratto della montagna, probabilmente già nel IV secolo, esisteva un eremo dove si erano ritirati i santi eremiti siriaci Procolo e Volusiano; ed è lo stesso luogo nel quale venne eretta una cappella con funzioni di riparo per una piccola comunità di monaci benedettini e di culto per i pastori transumanti. Il convento, originariamente una piccola chiesa, venne fondato nel 1213 da san Francesco che per un certo periodo abitò in una grotta vicina. Dalla chiesetta prese via via corpo, per dimensioni ed importanza, il nucleo conventuale e la presenza di frati si fece nel tempo sempre più numerosa fino a raggiungere anche i trenta componenti. Ma l’aspetto attuale si deve a san Bernardino da Siena, che vi arrivò nel 1420. Al di là dei tanti prodigi a cui il luogo è legato, la tradizione vuole che proprio qui san Francesco abbia steso un primo abbozzo del famoso “Cantico di frate sole”.

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PIANA DI CASTELLUCCIO

LA ROMITORIA DI SAN LORENZO (Ruderi di romitorio – XIV-XV secolo)

24aLocalità: Castelluccio di Norcia (PG)

Sub-area: Parco Nazionale dei Monti Sibillini

I pochi ruderi della romitoria di San Lorenzo si trovano su una altura sperduta e solitaria dei monti Sibillini, oltre il valico di Portella del Vao. Dell’antico e semplice edificio in pietra che, secondo la tradizione, sarebbe stato utilizzato come romitorio nei tempi passati, ormai rimangono solo alcuni spezzoni del muro perimetrale.


TADINATE

25aEREMO DI SANTO MARZIO (Chiesa-romitorio – XIII secolo)

Località: Gualdo Tadino (PG)

L’eremo di Santo Marzio, nella storica località di Valdigorgo alle pendici del monte Serrasanta, viene fondato nel 1219 dallo stesso beato, tra i primi eremiti francescani gualdesi e, qualche anno più avanti (1224), si onorerà di ospitare il Santo di Assisi. In stato di totale abbandono e rovina già nel Seicento, la chiesetta è stata pazientemente ricostruita nel recente dopoguerra.

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EREMO DI SERRASANTA (Chiesa-romitorio – XI secolo)

Località: Gualdo Tadino (PG)

L’eremo di Serrasanta sorge a 1.348 metri su un’altura dominante la Valsorda ed è un romitorio benedettino dell’XI secolo. Di recente completamente ristrutturato, con funzioni anche di rifugio, dalla confraternita della Santissima Trinità, in passato ha ospitato tra i tanti eremiti anche san Francesco d’Assisi. All’interno della chiesa: una copia fedele all’originale della pregevole pala robbiana in ceramica della Santissima Trinità del 1528 (l’originale è opportunamente conservato presso la chiesa di San Francesco di Gualdo Tadino) ed un altare realizzato con un pilastro romanico proveniente da san Facondino.

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27EREMO DEL BEATO ANGELO (Chiesa-romitorio – XIII secolo)

Località: Capodacqua di Gualdo Tadino (PG)

L’eremo del Beato Angelo è, in realtà, la chiesetta edificata intorno al Cinquecento sulla grotta nei pressi del rio Romore dove il Santo, copatrono di Gualdo Tadino, intorno al 1324-1325 si ritirò in solitudine fino alla sua morte. La chiesa, che agli inizi del Novecento verrà anche adibita a luogo di sepoltura dei frati cappuccini del vicino convento, conserva tutt’ora all’interno dei preziosi affreschi di Matteo da Gualdo, come l’Annunciazione, il beato Angelo ed un san Facondino.

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VALLE DEL CHIASCIO

EREMO DI SANTA MARIA IN ARCE (Complesso cenobitico – XIV secolo)

Località: Rocca Sant’Angelo di Assisi (PG)

28bL’eremo di Santa Maria in Arce o della Rocchicciola, situato fuori Assisi in prossimità della diruta Rocca Sant’Angelo, è sicuramente uno dei conventi francescani più antichi dell’Umbria. E grazie al fatto di trovarsi in un luogo isolato e lontano dalla città è stato utilizzato dai primi frati dell’ordine francescano come vero e proprio romitorio. Malgrado le trasformazioni ed i rimaneggiamenti susseguitisi nel corso degli anni, della trecentesca struttura possiamo ancora ammirare l’originario impianto ed il chiostro. Al contrario sono stati proditoriamente conservati gli affreschi (dal XIV al XVI secolo) che, ancora oggi, impreziosiscono le pareti della chiesa.

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VALNERINA

EREMO DELLA MADONNA DELLO SCOGLIO (Chiesa e romitorio semirupestri – XVI secolo)

Località: Casteldilago di Arrone (TR)                 Sub-area: Parco Regionale del Nera

L’eremo di Santa Maria dello Scoglio si trova in Valnerina, sotto una strapiombante balza rocciosa, lungo l’antico tratturo che congiunge Casteldilago alla Forcella. Il santuario è costruito attorno al dipinto sulla nuda roccia, appena sopra l’altare maggiore, della Madonna con Bambino apparsa, secondo la leggenda, nel XVI secolo ad un nobiluomo. Alla chiesa, a navata unica con volta a crociera, è adiacente un piccolo romitorio da tempo abbandonato.

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EREMO DI SAN MARCO (Ruderi di chiesa e romitorio semirupestri – XI-XII secolo)

Località: Giappiedi di Cascia (PG)

Quello di San Marco era un piccolo eremo con annessa chiesuola situato all’interno della cinta muraria dell’antico castello di Paterno e rimasto in piedi per diversi secoli nonostante la distruzione di quest’ultimo. Attualmente si possono solo rinvenire tra le rocce alcuni spezzoni di mura e lembi di affreschi sfuggiti al deprecabile e becero vandalismo.

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31GROTTA D’ORO (Santuario rupestre – XV Secolo)

Località: Roccaporena di Cascia (PG)

La Grotta d’Oro è la cavità semicircolare che si apre sulla rupe dirimpetto alla balza o scoglio sovrastante Roccaporena. Secondo la leggenda la ninfa veggente Porrina proprio da quella grotta era solita vaticinare: “Da queste balze rocciose luminerà  una luce divina. Verrà alla luce una pietra preziosa, la Margherita, che brillerà e sarà la più grande e supererà le terre e i mari. L’umiltà vincerà la vanità. Qui accorreranno le genti da ogni luogo a osannare il Dio eterno. E da questa misera valle avrà nome sacro al mondo”. Dalla ninfa prese il nome il borgo che poi darà i natali a Rita e la grotta diverrà il luogo prediletto dalla Santa per ritirarsi in preghiera.

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EREMO DI SANT’EGIDIO (Ruderi di romitorio semirupestre – XII secolo)

Località: Castellonalto di Ferentillo (TR)                         Sub-area: Parco Regionale del Nera

I ruderi dell’eremo di Sant’Egidio si trovano in una piega del monte Beretta, nei pressi del fossato Salto del Cieco e 33dell’abitato di Castellonalto. Dell’antico romitorio duecentesco, sempre più soffocato dalla fitta vegetazione, rimangono tratti murari della facciata ed un altarino in pietra sotto la volta architravata della chiesuola.

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LA ROMITORIA DI MONTE SOLENNE (Romitorio rupestre – VI secolo)

34Località: Macenano di Ferentillo (TR)

Sub-area: Parco Regionale del Nera

La Romitoria è la dimora eremitica scavata nella roccia, alle pendici del Monte Solenne, dai due monaci anacoreti orientali, Giovanni e Lazzaro, venuti in Italia agli inizi del VI secolo. E proprio sul luogo di sepoltura dei due santi verrà più avanti edificata l’abbazia di San Pietro in Valle che oggi possiamo ammirare.

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EREMO DI SAN MICHELE (Ruderi di chiesa-romitorio semirupestre – VII-VIII secolo)

Località: Monterivoso di Ferentillo (TR)                     Sub-area: Parco Regionale del Nera

I poveri resti dell’antico eremo di San Michele giacciono sulla cima dell’omonimo monte, in posizione strategicamente dominante su gran parte della Valnerina, da un lato e dall’altro, sull’intera valle di Castellone. Della piccola struttura arroccata sulla cresta rocciosa, nonostante il crollo del tetto (a botte) e di alcune pareti, rimangono ancora in piedi l’abside e parte della nicchia che accoglieva l’altare.

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EREMO DI SAN GIOVANNI DEGLI SCOPPI (Ruderi di chiesa e romitorio rupestre – XIII secolo)

35Località: Narni (TR)

L’eremo di San Giovanni degli Scoppi sorgeva sul monte Santa Croce nelle gole del Nera, a ridosso di un contrafforte roccioso sulla destra orografica dello stesso fiume. Come per gli altri eremi presenti nella montagna, al suo retro si apre la primitiva grotta che probabilmente ospitava l’antico romitorio ipogeo.


36EREMO DI SAN JACO (Ruderi di chiesa e romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Narni (TR)

L’eremo di San Jaco, già noto nel medioevo come San Giacomo degli Scoppi, si affaccia sulle gole del Nera e fa parte degli eremi presenti sul monte Santa Croce; anche in questo caso, in compagnia di un romitorio ipogeo retrostante.                                                                       mmmmmmmmmmmmmmmmmmm                                            mmmmmmmmmmmmmm                                                 mmmmmmmmm


SACELLO DEI SANTI GIOVENALE E CASSIO (Cappella rupestre – VI secolo)

Località: Narni (TR)

Si tratta della cappella rupestre della seconda metà del VI secolo contenente i corpi dei Santi Giovenale, Massimo e Cassio inglobata nel IX secolo in un santuario. Qualche secolo più avanti (XIV), per custodire opportunamente il sacello dei Santi Giovenale e Cassio, patroni di Narni, verrà aggiunta/creata un’apposita, quarta navata alle tre originarie della chiesa. Degni di nota, il mosaico, gli affreschi, le statue lignee, il pavimento cosmatesco e, soprattutto, il sarcofago di san Giovenale (VII secolo) in pietra arenaria situato nella grotta nascosta dietro l’altare che ancora oggi possiamo apprezzare.

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SPECO DI SAN FRANCESCO (Cenobio e romitorio rupestre – XI-XIII secolo)

Località: Sant’Urbano di Narni (TR)

speco 1Lo speco di San Francesco, sicuramente uno dei santuari più importanti del francescanesimo, nelle vicinanze di Narni a circa 600 metri d’altitudine, è stato fondato dallo stesso san Francesco sul luogo già occupato dall’eremo benedettino di Sant’Urbano risalente all’anno Mille ma soprattutto, in prossimità della fenditura o speco, quella profonda spaccatura della roccia dove era solito rintanarsi in preghiera. Ed è anche importante perché rispecchia appieno il pensiero del “poverello” che non pretendeva architetture particolari ma un luogo “dal forte carattere e dal chiaro scopo”. Il santuario comprende la piccola chiesa con un crocifisso ligneo cinquecentesco e un tabernacolo del ‘600; il chiostro quattrocentesco da cui si accede alla cappella di San Silvestro; l’oratorio, originario del preesistente eremo, con l’abside affrescata da dipinti trecenteschi; il refettorio di san Bernardino del ‘400, dove si conservano le antiche tavole e un lavello in pietra. Al piano superiore trovano invece posto le celle del convento di san Bernardino, per i novizi. Prima soppresso e poi riaperto, solo dal 1942 il santuario è nuovamente abitato dai frati.

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ROMITORIO DI SAN CLAUDIO (Complesso cenobitico semirupestre – XIV secolo)

Località: Serravalle di Norcia (TR)

Il romitorio o abbazia (de Gripta) di San Claudio, aggrappato ad un’altura sovrastante Serravalle di Norcia, ha origini molto antiche e probabilmente legate a precedenti insediamenti eremitici del V secolo. E’ costituito da una chiesa addossata alla parete di roccia con campanile del ’300, ben sei altari e vari affreschi cinquecenteschi; e da un edificio separato in muratura con aperture ad arco. La suggestiva e privilegiata posizione lo inserisce tra le maggiori testimonianze benedettine in Valnerina. Ma nonostante un recente tentativo di restauro la struttura è ritornata ad uno stato di completo abbandono e di inevitabile crollo.

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EREMO DI POGGIODOMO (Cenobio rupestre – VII secolo)

Località: Roccatamburo di Poggiodomo (PG)

poggiodL’eremo della Madonna della Stella, meglio conosciuto come eremo di Poggiodomo, si trova nei pressi dell’abitato di Roccatamburo. Sorto nel VII secolo come cella monastica benedettina, venne successivamente trasformato in un monastero dedicato a San Benedetto nelle Gole o nelle Valli. Attorno al 1308 gli agostiniani, che vi resteranno per un paio di secoli, scavarono nella vicina parete rocciosa una ventina di piccole celle, ancora parzialmente visibili, istituendo un oratorio centrale con il nome di Santa Croce in Val di Noce. La chiesa, le cui pareti affrescate nel 1416, sono di scuola umbra con evidente influsso senese, venne restaurata una prima volta nel 1525. Nei secoli successivi, si sono aggiunte le decorazioni a graffiti di altri pittori, come Alessandro da Bologna (1539), Simone da Leonessa (1560), Michelangelo da Narni (1613) e Avenerio da Norcia (1630). Rimasto abbandonato per oltre un secolo, l’eremo è stato ripristinato nel 1833 e affidato ad eremiti volontari che ancora oggi lo custodiscono.

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EREMO DI SANT’ANTONIO (Cappella-romitorio semirupestre – XII secolo)

Località: Polino (TR)                                  Sub-area: Parco Regionale del Nera

Quello di Sant’Antonio è il piccolo eremo scavato nella roccia calcarea del colle della Croce, proprio di fronte l’abitato di Polino, lungo il “sentiero dei romei”, l’antica mulattiera utilizzata dai pellegrini che si recavano a Roma, intorno al 1100, per quanto l’attuale facciata con un semplice campanile a vela risalga al Cinquecento. L’interno del luogo di culto è costituito da due ambienti: uno, più antico e rupestre, con altare ed immagine di Antonio abate, 41daccompagnato da due affreschi parietali della Madonna con Bambino e di un ennesimo barbuto Antonio abate databili tra il XIII ed il XIV secolo; e l’altro antistante, in muratura e voltato a botte, con altare e statua di sant’Antonio da Padova.

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GROTTE DI SANT’EUTIZIO E SAN FIORENZO (Romitori rupestri – V secolo)

Località: Preci (PG)                              Sub-area: Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Le grotte di Sant’Eutizio e di San Fiorenzo, situate un po’ più in alto, quasi a sovrastare l’omonima, importante abbazia, sono il luogo della Valcastoriana dove i Santi anacoreti siriaci, assieme ad un gruppo di altri monaci, si rifugiarono una volta giunti in Italia. Da questo primitivo insediamento, per iniziativa dei santi Spes, Eutizio e Fiorenzo, sarebbe sorto nel 470 il cenobio che poi nel corso degli anni si è sviluppato fino a divenire quella magnifica abbazia, caposaldo del monachesimo occidentale, che tutt’oggi possiamo ammirare.

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EREMO DI SANT’ANTONIO DI GAVELLI (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Gavelli di Sant’Anatolia di Narco (PG)                 Sub-area: Parco Regionale del Nera

L’eremo di Sant’Antonio, incastonato in una profonda gola della montagna dell’Eremita e dedicato a sant’Antonio Abate, è l’antico romitorio rupestre dov’è vissuto e morto il beato Benedetto nella seconda metà del Duecento. 43aNonostante la devozione per il santo da parte dei pochi abitanti di Gavelli, l’eremo purtroppo versa in stato di totale e desolante abbandono, con buona parte della vecchia struttura muraria crollata o pericolante.

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44bEREMO DI SAN PATERNIANO (Chiesa e romitorio – XIII-XIV secolo)

Località: Cammoro di Sellano (PG)

L’eremo di San Paterniano, alle pendici del monte Cammoro, presso le sorgenti del torrente Fauvella, in un’ampia radura contornata da una secolare faggeta, sorge sul luogo dove la tradizione vuole che il Santo abbia trascorso in eremitaggio un lungo periodo della sua vita. La piccola chiesa di origine romanica del XIV secolo, eretta in suo onore, è provvista sul retro di una piccola cella in cui hanno dimorato diversi eremiti religiosi e laici fino ai primi decenni del ’900. Dopo un lungo periodo di abbandono, negli anni ‘90 l’eremo è stato restaurato dalla comunità locale che provvede anche alla sua manutenzione.

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45bGROTTA DEL BEATO GIOLO (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Forfi di Sellano (PG)

La grotta del Beato Giolo si trova in una impervia piega del monte Jugo nei pressi di Forfi, una piccola frazione di Sellano. La tradizione vuole che proprio in questo pertugio il Santo sia stato in grado di portare della brace ardente, ricevuta in carità, senza bruciare la tonaca in cui era avvolta. Alla sua morte, nel 1315, gli abitanti di Sellano riuscirono a trovare la sua grotta ed a prendersi cura delle sue venerate spoglie. Ancora oggi i numerosi pellegrini che vi giungono attraverso l’angusto sentierino usano bagnarsi con l’acqua che stilla dalla pietra, da sempre ritenuta terapeutica per le infermità.

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EREMO DI SAN GIROLAMO (Chiesa ed ex romitorio – XIII-XIV secolo)

Località: Spoleto (PG)

L’eremo di San Girolamo, non molto lontano da quello di Sant’Onofrio, è formato da una chiesetta e da una modesta struttura con cortile interno che lascia prefigurare un piccolo cenobio. Per quanto già attestato da documenti e visite pastorali a metà del Cinquecento, le sue origini tuttavia vanno fatte risalire di qualche secolo per la presenza di alcuni affreschi di scuola giottesca dei primi decenni del ‘300, come la Crocifissione (il Cristo viene raffigurato tra san Girolamo con la Maddalena a destra e la Madonna con il Battista a sinistra) che compare sopra l’altare o i santi 46bNicola, Girolamo e Onofrio dipinti all’interno di tre archi che ne decorano la parte frontale. Tanto l’eremo quanto gli affreschi interni sono stati oggetto di una recente opera restauratrice/conservativa grazie alla sensibilità del nuovo (privato) proprietario.

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EREMO DI SANT’ONOFRIO (Chiesa e romitorio – XIV secolo)

Località: Spoleto (PG)

47eIl primitivo eremo di Sant’Onofrio, in un luogo isolato nei pressi di una sorgente (fonte sacra) appena fuori dall’abitato, comprendeva una chiesuola e un romitorio formato da tre modesti ed umidi ambienti. Nulla a che vedere con quello attuale costituito da una chiesa superiore ed una inferiore ma che, tuttavia, conserva buona parte dell’originario, quattrocentesco corredo pittorico. Ancora oggi possiamo quindi ammirare gli affreschi che decorano le pareti della prima, come la Crocifissione tra i santi Onofrio, Girolamo e la Vergine Maria, a sinistra, e Giovanni Evangelista e Barnaba, a destra; e l’altra Crocifissione con la Madonna, san Giovanni Evangelista e Maria Maddalena nel presbiterio della seconda, accompagnata da una raffigurazione iconografica di “Sant’Onofrio morente assieme ai (mitici) leoni”.

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48bEREMO DI MONTELUCO (Complesso cenobitico – XIII secolo)

Località: Monteluco di Spoleto (PG)

L’eremo di Monteluco, monte sacro perché abitato da eremiti sin dal primo millennio del cristianesimo, è un cenobio francescano del 1218, da quando san Francesco vi edificò una chiesetta dedicata a Santa Caterina ed un primo nucleo di cellette in muratura, visibili ancora oggi. Nell’eremo, come nelle grotte presenti nell’adiacente “bosco sacro”, è testimoniata la presenza, oltre che dello stesso san Francesco, di sant’Antonio da Padova, san Bonaventura e san Bernardino da Siena.

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EREMI DEL BOSCO SACRO (Romitori rupestri – VI-XIII secolo)

Località: Monteluco di Spoleto (PG)

49eIl Bosco Sacro dà il nome all’intera montagna e deriva dal termine latino lucus, ossia ‘bosco sacro a Giove’, quasi a comprovare l’importanza religiosa di questo luogo sin dai tempi antichi. D’altro canto, all’ingresso del bosco si ritrova una copia lapidea della cosiddetta Lex luci spoletina, primo esempio di norme forestali su pietra del tardo III secolo a.C., che stabilisce le pene per la sua eventuale profanazione. Il bosco sacro è caratterizzato dalla presenza di una lecceta d’alto fusto sempreverde – secondo recenti studi, addirittura millenaria – e dalle diverse celle eremitiche che occupano le minuscole grotte nascoste qui e là tra gli speroni rocciosi. Sono i romitori abitati anticamente da anacoreti siriaci, come sant’Isacco di Antiochia, e più avanti da eremiti francescani, come sant’Antonio da Padova ed il beato Francesco da Pavia.

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EREMO DI SAN MICHELE ARCANGELO (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Monteluco di Spoleto (PG)

L’eremo di San Michele Arcangelo, ora all’interno di una villa privata, costituito da tre profondi anfratti naturali, uno dei quali svolgeva le funzioni di oratorio, rappresenta un unicum tra i tanti romitori un tempo esistenti sulla montagna spoletina. Era infatti un insediamento di donne eremite (o recluse, incarcerate) in un luogo tradizionalmente riservato a soli uomini e faceva parte di quel movimento femminile non monastico che, a partire dal XIII secolo, vedrà sorgere tra Monteluco e Montefalco numerosi eremi ma, proprio perché inviso all’autorità ecclesiastica, destinato ad esaurirsi nell’arco di qualche decennio.

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EREMO DI SANT’ANTIMO (Romitorio rupestre – III-IV secolo)

Località: Monteluco di Spoleto (PG)

L’eremo di Sant’Antimo si trova immerso tra i boschi secolari del Monteluco, ancorché inglobato in un albergo attualmente chiuso. Dell’antico romitorio, testimonianza dei primi insediamenti eremitici nella montagna, è ancora visibile la piccola grotta con altarino, nicchie e croci dove il monaco anacoreta siriaco dimorò sul finire del III secolo dopo l’arrivo in Italia.


EREMO DI SANT’ANTONIO (Ruderi di chiesa-romitorio semirupestre – V-VI secolo)

Località: Vallo di Nera (PG)                        Sub-area: Parco Regionale del Nera

Quel che rimane dell’eremo di Sant’Antonio, ancorché abitato fino a tutto l’Ottocento, si trova lungo l’antica strada che collegava Vallo di Nera a Castel San Felice. Le sue origini vanno sicuramente fatte risalire alle comunità di monaci anacoreti siriaci che tra il V ed il VI secolo si insediarono tra le montagne della Valnerina. I ruderi del romitorio nascosti nell’invadente boscaglia lasciano individuare la primitiva struttura con l’ambiente cultuale in muratura addossato a quello eremitico in rupe.

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GROTTA DI SAN FRANCESCO IN PANTANELLI (Cenobio e romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Baschi (TR)

La grotta di San Francesco, la cavità naturale d’una rupe adiacente al convento di Sant’Angelo in Pantanelli, è sicuramente uno dei romitori dei tempi del Santo. Le sue origini, infatti, sono strettamente legate al poverello d’Assisi ed alla donazione del luogo in mezzo ai boschi fattagli nel 1218 dai signori di Baschi, e la grotta era il luogo che questi utilizzava per riposarsi quando passava da quelle parti. Il romitorio ha ospitato fra’ Jacopone da Todi, san Bernardino da Siena, che lo restaurò e lo ampliò nel ‘400, ed il beato Ambrogio da Milano. L’assetto attuale del 53ccomplesso è però quello del 1703, nonostante gli abbandoni, le temporanee trasformazioni e gli inevitabili restauri che l’hanno interessato. Di un certo pregio sono gli affreschi quattrocenteschi di scuola umbra all’interno della chiesa.

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EREMO DELLA PASQUARELLA (Chiesa e romitorio rupestre – VI-XI secolo)

Località: Acqualoreto di Baschi (TR)

L’eremo della Pasquarella, situato nell’omonimo vallone, lungo la strada tra Todi e Baschi che costeggia il lago di Corbara, è un piccolo santuario di stile romanico fondato nel corso dell’XI secolo da san Romualdo che prende il nome dall’affresco quattrocentesco interno alla chiesetta e raffigurante l’Epifania o piccola Pasqua. Per quanto l’insediamento eremitico da parte di anacoreti siriaci nelle grotte dell’area circostante risalga a qualche secolo prima (VI-VII). Tornando alla Pasquarella si sa che fino a tutto l’Ottocento è stato abitato e curato da monaci eremiti camaldolesi.

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EREMO DEL BUONRIPOSO (Cenobio e romitorio rupestre – VIII-XIII secolo)

Località: Città di Castello (PG)

L’eremo del Buonriposo, poco distante da Città di Castello, quasi si nasconde tra i folti boschi di castagneti del colle di Sant’Angiolino, alla destra del Tevere. Qui esisteva già un romitorio, costituito da alcune grotte naturali, rifugio adatto alla preghiera e alla vita contemplativa chiamato Santa Croce di Nuvole. Ma sembra che abbia mutuato la denominazione attuale di Buonriposo dallo stesso san Francesco, allorquando nel 1213 fermatosi a riposarsi per un po’ di tempo in quella pace durante una delle continue peregrinazioni da Assisi alla Verna, non poté che esclamare: “Oh, che buon riposo”, ed è tutt’ora individuabile la cella ove questi dimorò. Nonostante la travagliata, secolare storia, l’eremo del Buonriposo è rimasto per lo più sotto la direzione francescana e sempre assai vitale, ospitando tra gli altri sant’Antonio da Padova, san Bonaventura da Bagnoregio, san Bernardino da Siena e, per lungo tempo, il beato 55bFrancesco da Pavia. Nel 1864 la piccola famiglia francescana viene definitivamente allontanata ed il complesso ceduto a privati. Di un certo interesse il chiostro, ampliato nel 1352 quando l’eremo viene trasformato in convento, e la cappella che, sia pure oltraggiata dalle trasformazioni barocche del 1641, lascia tuttavia immaginare la purezza dello stile e degli affreschi originari. Dal primitivo romitorio è tutt’ora possibile accedere alla grotta cosiddetta ‘del diavolo’, dove, secondo la tradizione, san Francesco è stato più volte tentato da apparizioni demoniache.

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ROMITORIO DI SAN SALVATORE A MONTE MALBE (Complesso cenobitico – XII secolo)

Località: Corciano (PG)

Il romitorio di San Salvatore, adagiato sulla fiancata nord della montagna (520 m/slm) in una località chiamata “colle della Trinità” e già attestato in documenti catastali del 1139 quale possedimento del monastero di Fonte Avellana, per qualche secolo viene frequentato dai cosiddetti “fraticelli eretici” fino a tornare definitivamente nelle mani degli avellaniti (XVI secolo). Edificato sicuramente intorno all’anno Mille, consta di una chiesa mononavata ripartita in due campate da una grande arcata con conca absidale e cripta sottostante. Ben poco rimane, invece, del corredo decorativo e l’unico affresco assai poco leggibile con un san Sebastiano si intravvede appena lungo la navata in prossimità dell’ingresso.

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EREMO DI SANTA MARIA DELLA SPINETA (Chiesa-romitorio – XIII secolo)

Località: Santa Maria della Spineta di Fratta Todina (PG)

57L’eremo di Santa Maria della Spineta, ubicato in un punto elevato e panoramico nei dintorni di Fratta Todina, risale al 1291 ma può essere considerato a ragione uno tra i più antichi insediamenti francescani. Secondo la tradizione, infatti, san Francesco scelse quel luogo impervio e pieno di rovi per costituire uno dei primi romitori con delle povere capanne di fango e frasche. Negli anni successivi alla peste del 1348, un nobile orvietano al posto di quelle capanne realizzò una più elegante costruzione in pietra, di cui però rimane soltanto il pregevole chiostro. L’attuale chiesa dedicata alla Vergine Assunta risale invece alla fine del XVIII secolo.

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EREMO DI SANTA ILLUMINATA (Ruderi di cenobio e romitorio rupestre – XI secolo)

Località: Guardea (TR)

58dI ruderi dell’eremo di Santa Illuminata di Marruto, il complesso monastico fondato oltre mille anni fa da san Romualdo nel luogo dove la Santa si era riparata per sfuggire alle persecuzioni romane, si trovano nei pressi di Guardea, alle pendici del monte Civitelle, distrutti dal tempo e divorati dalla vegetazione. Di fronte, invece, è rimasta pressoché intatta la grotta dove san Francesco era solito dimorare quando veniva da queste parti, con il venerato letto di pietra che ricalca le forme del suo corpo. Nel convento hanno vissuto parecchi beati francescani, come Giovanni d’Avellino, Giovanni d’Alviano, Giovanni Tientalbene ed il più famoso beato Pascuccio. La presenza dell’ultimo eremita è attestata nei primi anni del 1800.

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CELLA DELLA BEATA COLOMBA (Cella eremitica – XV secolo)

Località: Perugia (PG)

La cella della Beata Colomba o, meglio, la fedele ricostruzione dell’originaria cella dove visse e morì, si trova oggi nell’omonimo monastero perugino. Al suo interno, completamente in legno, sono gelosamente custodite  suppellettili e reliquie originali oltre a svariati oggetti più o meno sacri, come il dipinto del Cristo portacroce, una tavola con l’immagine della Santa o anche un asciugamani, un tovagliolo, una mantella, una camicia e altre cose personali.

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CELLA DEL BEATO EGIDIO (Cappella-romitorio – XIII secolo)

60bLocalità: Perugia-Monteripido (PG)

La cella del Beato Egidio, ora trasformata in una piccola cappella con una trecentesca Crocifissione, si trova incorporata dietro l’abside della chiesa di quello che un tempo era conosciuto come il romitorio di San Francesco ed in seguito denominato convento di Monteripido o del monte di Sant’Egidio. Il convento è adagiato sopra una collina appena fuori dalle mura di Perugia, in una zona circondata da cipressi, e la cella è quella in cui Egidio, il terzo compagno di san Francesco, dimorò fino alla morte nel 1262. La chiesa attuale, ricostruita alla fine del XIX secolo, conserva al suo interno dei magnifici dipinti di scuola umbra, ma sono anche interessanti i tre chiostri ed il refettorio con affreschi del Cinquecento.

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EREMO DI MONTE CORONA (Complesso cenobitico – XVI secolo)

Località: Umbertide (PG)

L’eremo di Monte Corona si trova sulla cima dell’omonimo monte, immerso in un bosco di castagni ed abeti, a poche centinaia di metri dall’abbazia o badia di San Salvatore. La sua costruzione risale al XVI secolo per iniziativa dei padri camaldolesi e coronesi. Il complesso originario era composto dalla chiesa cinquecentesca e dalle casette dei monaci che, con la soppressione degli ordini religiosi, costituiranno un sicuro rifugio durante le guerre. Dopo un periodo di totale abbandono, nel 1981, l’eremo è stato interamente ristrutturato e riaperto nel 1990 come monastero ad   opera e cura di una confraternita religiosa di clausura.

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EREMO DEL BEATO ALANO (Cappella-romitorio – XI secolo)

62aLocalità: Foligno (PG)

L’eremo del Beato Alano, più anticamente denominato Santa Maria de’ Vecchi o della Valle, è una piccola cappella montana edificata nel luogo dove il monaco benedettino si ritirò a vita eremitica nell’anno 1080, ma è soprattutto quel che rimane del nucleo originario dell’adiacente complesso abbaziale di Sassovivo.

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EREMO DI SANTA MARIA GIACOBBE (Chiesa e romitorio semirupestri – XIII secolo)

Località: Pale di Foligno (PG)

63fL’eremo di Santa Maria Giacobbe è una piccola chiesa con annesso romitorio costruita nella seconda metà del XIII secolo a mezza costa sotto una balza del monte di Pale, nel luogo dove la tradizione vuole che la Santa abbia sostato a lungo in penitenza. Al primitivo edificio, ricavato in parte da una cavità della 63dparete rocciosa, si sono aggiunti nel tempo altri vani per ospitare gli eremiti che lo avevano in custodia. La chiesa è interamente affrescata con un’inconsueta iconografia che va dal Cristo tunicato, diversamente dalle altre raffigurazioni, con i piedi immersi in due differenti calici; alla Natività, caratterizzata dalla presenza insolita della stessa Santa inginocchiata che sostiene il Bambino sopra un bacile. Una parete divisoria, eretta all’inizio del XVI secolo, separa la chiesa dalla zona absidale, interamente ricavata nella parete rocciosa e decorata con un’immagine a fresco di “Santa Maria Giacobbe con un vaso di erbe aromatiche in mano”.

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SANTUARIO DELLA MADONNA DEL RIPARO (Santuario rupestre – XI secolo)

Località: Scandolaro di Foligno (PG)

64bIl santuario della Madonna del Riparo prende posto e nome dall’antico santuario rupestre di Sant’Angelo delle Grotte. Si trova alle pendici del monte Cologna ed è stato eretto nell’XI secolo da ricchi nobili all’interno di una profonda e ampia cavità naturale, alla stregua del più celebre santuario longobardo di San Michele Arcangelo nel Gargano. Dopo alterne e secolari vicende di passaggi di proprietà, il luogo di culto viene abbandonato fino a quando, nel 1842, la sua casuale riscoperta (l’accesso era ostruito da tempo) sarà ritenuta tanto prodigiosa da attivare l’intera comunità per il suo pieno recupero. Il complesso è costituito da una piccola chiesa, ristrutturata appunto nel XIX secolo, e da un’ampia grotta naturale cui si accede tramite una scala scavata nella roccia. Nella grotta trova posto l’altare con l’affresco della Madonna del Riparo ed una statua lignea di san Michele Arcangelo, ed un piccolo ambiente separato adibito a romitorio.

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EREMO DI ERSILIA FOSCHI (Dimora eremitica – XVIII secolo)

Località: Serrone di Foligno (PG)

La dimora in questione, costituita da due piccoli e modesti ambienti, all’interno di un palazzo storico del Cinquecento addossato ad uno sperone di roccia nei pressi di Serrone (valle del Menotre), è quella in cui la nobildonna Ersilia Foschi nel 1737, non più giovanissima e rimasta vedova con due figli ormai adulti, decise di ritirarsi a vita eremitica. Qualche anno più avanti (1746) interromperà il romitaggio per recarsi presso il monastero francescano di Todi e da qui a Porto San Giorgio dove, prima di spegnersi (1760), riuscirà a fondare un nuovo monastero.

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GROTTE DI SAN FORTUNATO (Oratorio rupestre – IV-V secolo)

Località: Montefalco (PG)

Le cosiddette “grotte di San Fortunato”, che si trovano nel bosco attiguo all’omonimo convento, sono cinque cunicoli interamente scavati nel tufo, mediamente alti e profondi. Originariamente forse dedicate al culto pagano del dio Mitra, sono state poi convertite a quello paleocristiano e cristiano, come lascia dedurre la presenza della Madonnina nella grotta più ampia e centrale. Pur tuttavia, va detto che il luogo mai è stato considerato ufficialmente un vero e proprio santuario, nonostante la devozione ininterrotta della gente locale.

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EREMO DI SANT’ANGELO DI BAGNARA (Ex santuario rupestre – VII-VIII secolo)

Località: Bagnara di Nocera Umbra (PG)

67L’eremo di Sant’Angelo di Bagnara, chiamato anche “grotta dell’oro”, è in realtà l’antico cenobio rupestre di Santi Angeli de Bagnaria sive de Appennino, attestato in documenti del Trecento e confermato dal recente rinvenimento delle mura perimetrali di tre diversi ambienti rettangolari a ridosso della grotta che, grazie alla vena d’acqua che sgorgava al suo interno, fungeva da chiesuola o luogo di culto. La tipicità della grotta, propria del culto micaelico altomedievale, lascia supporre che il romitorio dovesse esistere sin dal VII-VIII secolo. In ogni caso la grotta non è più visitabile allorché, qualche decennio fa, si è deciso di trasformarla in un serbatoio per l’acqua.


EREMO DI SANTA MARIA DEL PARADISO (Ex cenobio semirupestre – XIII-XIV secolo)

Località: Spello (PG)

Quello che oggi (in una località dell’agro di Spello chiamata “Paradiso”) è un vero e proprio ricovero per gli animali, dagli inizi del XIII alla prima metà del XIV secolo, è stato il romitorio di una comunità femminile di bizzoche, un ordine agostiniano di particolari penitenti che, non disdegnando la proprietà privata, si manteneva con il ricavato della vendita dei prodotti agricoli (canapa, cereali, ecc.). La soppressione del bizzocaggio obbligherà il trasferimento delle suore in un altro monastero di Spello, favorendo così l’inesorabile alienazione dell’edificio.

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