Trentino-Alto Adige (20)

 

GARDA TRENTINO

EREMO DI SAN PAOLO (Chiesa-romitorio semirupestre – XII secolo)

Località: Arco (TN)

1aL’eremo di San Paolo, sull’antica strada che da Arco conduce a Prabi e verso Trento, è sicuramente un magnifico esempio di arte sacra, in virtù degli incantevoli affreschi che tanto all’interno quanto all’esterno lo abbelliscono. La costruzione, voluta direttamente dai conti d’Arco nel 1186, è piuttosto semplice, realizzata com’è in un anfratto della strapiombante parete rocciosa, comprende la chiesa, ad aula unica, ed un ambiente contiguo, un tempo riservato agli eremiti; il tutto completato poi da un terrazzino e da una scala in pietra, in parte scavata nella roccia, che dal romitorio porta ad un vano sottostante. L’eremo di San Paolo ha un vissuto piuttosto travagliato, a metà strada fra storia e leggenda: da una certa suor Gisela che lo abitò nel 1333 nel corso del processo all’eretico Dolcino, ad un suo utilizzo quale luogo di quarantena per arginare la pestilenza che nel 1627 dalla Baviera dilagò in tutta Europa; da lunghi periodi di abbandono nel ’700 all’acquisto di chiesa e bosco circostante da parte di Gregorio de Althamer, un ricco esponente della borghesia arcense. A partire dagli anni Cinquanta l’eremo cade in uno stato di abbandono pressoché totale e solo grazie ad un recente intervento di radicale restauro è stato possibile riportare alla luce i bellissimi affreschi dell’Ultima Cena e della Vita di San Paolo, all’interno ed all’esterno, delle “Figure con gli Scudi” che si trovavano sotto un affresco realizzato in tempo successivo di una Madonna con Bambino, ora traslato più a nord sulla parete rispetto alla posizione originaria per consentire la visione di entrambi.

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EREMO DEI SANTI GIACOMO E SILVESTRO AL MONTE (Chiesa e romitorio – XIII secolo)

Località: Bolognano di Arco (TN)

eremo_san giaL’eremo dei Santi Giacomo e Silvestro al Monte, più noto come chiesa di San Giacomo, si erge a metà della costa del monte Stivo, sulla sommità di un piccolo prato circondato da un rigoglioso bosco. Attestata in un documento del 1288, la chiesa dotata di un romitorio, probabilmente per dar rifugio ai viandanti, era già allora assai venerata e meta di pellegrinaggi. L’architettura dell’edificio sacro propone un impianto semplice ed essenziale: l’aula è a pianta quadrangolare, con un’unica navata ed il tetto in legno, mentre il presbiterio ha il soffitto con volta a crociera ed è sopraelevato di circa mezzo metro rispetto all’aula. Sia il presbiterio che l’arco santo sono impreziositi da affreschi del Moretto ancora ben conservati. Sull’avvolto presbiteriale sono raffigurati i quattro Evangelisti, mentre la parete di fondo è decorata con una Crocifissione, cui si aggiungono le figure di altri santi, come Floriano, Silvestro, arco 7Giacomo e Filippo. L’arco santo presenta invece, sia pure parzialmente rovinata, una scena dell’Annunciazione e sui due altari in pietra le raffigurazioni rispettivamente di una Madonna in trono con Bambino e di un san Nicolò. Agli affreschi del Moretto, che non sono gli unici presenti nella chiesa, si accompagnano quelli, sicuramente più pregevoli e di epoca anteriore, di Bonmartini. In quanto al romitorio annesso alla chiesa, di semplici proporzioni ma di dimensioni piuttosto grandi, si compone di una cucina e sala refettorio al piano terreno, e di due piani superiori cui si accede mediante una ripida scala in pietra che porta anche in comunicazione con la chiesa.

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OLTRADIGE

3bEREMO DI CASIGNANO (Complesso cenobitico – XVII secolo)

Località: Casignano di Montagna (TN)

L’eremo di Casignano è un piccolo convento di montagna (Mille metri d’altezza), stile malga alpina, gestito e curato da una sparuta comunità di frati cappuccini. La sua storia ha inizio nel 1632, con la costruzione della chiesetta poi seguita, nel 1662, con quella del conventino, così come si presenta ancora oggi. Le quattordici cellette, la chiesa, la cucina, il refettorio, il delizioso chiostro ed il giardino con panorama mozzafiato sulla valle dell’Adige, sono anche a disposizione, durante il periodo estivo, di chi volesse vivere un periodo di ritiro, silenzio e meditazione.

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VAL D’EGA

EREMO DI SAN LEONHARD (Cappella e romitorio rupestre – XII secolo)

Località: Nova Ponente (BZ)

Al contadino gravemente ammalato Leonhard Weißensteiner ed alla sua guarigione miracolosa grazie all’apparizione della Vergine Maria, si deve la fondazione di una cappella, prima e più avanti, di un santuario (quello famoso di Pietralba) per consentire un maggiore afflusso di fedeli. Poco più in basso del luogo in cui sorge la cappella, vi è la 4piccola cavità nella roccia che ospitò l’eremita Leonhard fino alla sua morte nel 1553.

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VAL DI NON

5EREMO DI SAN GALLO (Ruderi di romitorio rupestre – XV secolo)

Località: Cagnò (TN)

L’antico eremo di San Gallo, già attestato in documenti del XV secolo, sorgeva a ridosso di una grotta sulla sponda sinistra del torrente Pescara, nei pressi di Cagnò, ed era costituito da una chiesetta molto semplice, a navata rettangolare coperta da un tavolato ed un’abside circolare con altare, cui era annessa la cella eremitica. Un luogo aspro ed inospitale scelto da San Gallo, uno dei cosiddetti “santi dell’orso”, per condurre vita solitaria e di penitenza, in seguito emulato da uno stuolo di eremiti che lo abiteranno almeno fino agli inizi del XVIII secolo. Dopodiché l’eremo resterà abbandonato a sé stesso ed alla mercé di ladri, assassini e malviventi, fino ad andare inevitabilmente in rovina.


6bEREMO DI SAN PANCRAZIO (Chiesa e ruderi di romitorio – XIV secolo)

Località: Campodenno (TN)

La chiesetta di San Pancrazio, situata a monte di Campodenno, all’imbocco della val Selvata, è l’antica sede di un romitorio già attestato intorno al 1361. Restaurata nell’800, all’interno della chiesa sono tutt’ora conservati un’acquasantiera del IX secolo decorata con motivi di origine longobarda e, nella zona absidale, un dipinto settecentesco raffigurante la Madonna con Bambino assieme a San Pancrazio ed altri santi. Nelle vicinanze si ritrovano i resti dell’antica dimora degli eremiti protetta, peraltro, da un pozzo secco in sassi, di età tardo-medievale, che serviva come trappola per orsi e lupi.

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EREMO DI SAN ROMEDIO (Santuario semirupestre – XI secolo)

Località: Coredo (TN)

7aIl santuario di San Romedio, arroccato a 732 metri d’altitudine sulla sommità di uno sperone di roccia alto più di 70 metri (vi si accede attraverso una ripida scalinata di 131 gradini), è il luogo dove Romedio, secondo la leggenda, avrebbe trascorso larga parte della sua vita in eremitaggio. Si narra infatti che, sul finire del V secolo, il nobile Romedio, erede della prestigiosa casata tirolese dei Thaur, decise di abbandonare le sue ricchezze e di ritirarsi in meditazione in una delle grotte della Val di Non. Alla sua morte, i fedeli compagni scavarono nella roccia la sua tomba dando vita al culto millenario per il Santo (ufficialmente consacrato dalla Chiesa nel 1300). Tuttavia solo cinquecento anni dopo la sua morte, nell’XI secolo, alla costruzione della prima cappella, la grande fede e la devozione per San Romedio in tutta la valle fecero sì che venissero via via erette, l’una sopra le altre, tre piccole chiese, due cappelle e sette edicole della Passione. A parte i numerosi ex-voto custoditi all’interno del santuario, nella chiesa antica sono presenti affreschi della Madonna con Bambino e dell’Ultima Cena; nella chiesa di San Giorgio gli affreschi raffigurano, invece, i Dottori della Chiesa ed i simboli dei quattro Evangelisti; in quella di San Michele l’altare è sovrastato da una pala (XV secolo) con l’Arcangelo Michele che ricaccia Lucifero all’inferno; ed in quella Maggiore, infine, un’altra pala d’altare raffigura San Romedio con l’orso al guinzaglio, mentre altri affreschi alle pareti rappresentano i Dodici Apostoli, l’Annunciazione e l’Assunzione della Madonna.

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EREMO DI SANTA GIUSTINA (Ruderi di chiesa e romitorio semirupestri – XIV-XV secolo)

Località: Dermulo di Predaia (TN)

8bL’origine dell’eremo di Santa Giustina, sebbene non esistano notizie certe della sua esistenza prima del XVI secolo, dovrebbe essere più antica, soprattutto dando credito alla tradizione che vuole il luogo abitato sin dal VII secolo da un certo Secondo da Trento, confessore e consigliere della regina Teodolinda, ivi rifugiatosi e morto nel 612. A parte questo, l’eremo deve il suo nome al culto di matrice longobarda per la martire Giustina e dai resti tutt’ora in sito si desume la presenza di una chiesa, di una scuola e di una dimora eremitica: il tutto al riparo di un’enorme cavità naturale lungo il canyon del fiume Noce. Il complesso, nonostante l’avvicendarsi di diversi eremiti che, almeno fino al 1782, vi hanno dimorato, è però destinato ad una lenta ma inesorabile rovina rischiando di scomparire del tutto.

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EREMO DI SAN BIAGIO (Chiesa-romitorio – XIII-XIV secolo)

Località: Romallo (TN)

9L’eremo di San Biagio è placidamente adagiato su un poderoso sperone di roccia, tra gli aspri burroni che dominano l’alveo del lago di Santa Giustina. Benché a lato del portale d’ingresso della chiesa, d’impianto quattrocentesco, sia visibile un affresco raffigurante san Cristoforo, protettore dei pellegrini, è piuttosto radicata l’ipotesi che prefigura il romitorio, posto sul versante meridionale del dosso e chiamato non a caso “di San Lazzaro”, come la sede, tra il XIII e il XIV secolo, di un lazzaretto, ossia di un ricovero per lebbrosi consacrati alla vita religiosa. E che solo in seguito, dopo un travagliato alternarsi di cessioni e di incorporazioni, sia il complesso religioso che i terreni agricoli circostanti vengano affidati a poveri eremiti, l’ultimo dei quali, un certo Lorenzo Bertolini da Dambel, vi morirà nel 1790. Assai singolare è la presenza di un pozzo, ubicato al centro della chiesa, che attinge a una falda acquifera sotterranea. Nella cappella interna, inoltre, è tutt’ora conservata una statua lignea policroma raffigurante la Madonna con Bambino, un pregevole manufatto tardogotico di matrice tedesca, da sempre oggetto di grande venerazione da parte della popolazione locale.

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10aEREMO DI SANTA EMERENZIANA (Chiesa-romitorio – XI-XII secolo)

Località: Tuenno (TN)

La chiesa di Santa Emerenziana, lungo la strada che da Tuenno porta al famoso lago di Tovel, è una costruzione dell’XI-XII secolo, sebbene l’aspetto attuale risalga al XVI secolo. La facciata, a capanna, propone un portale tardo-gotico con alcuni elementi simbolici di derivazione romanica ed un bel rosone; mentre sul lato più a sud si ritrova una piccola cella che, fino ai primi del ‘900, ha svolto la funzione di romitorio. All’interno, l’antica abside poligonale custodisce un altare baroccheggiante su cui troneggia una statua lignea novecentesca della Santa. Degni di nota sono anche gli affreschi dei due altari minori: uno, dedicato a san Giorgio che si scaglia contro il drago e l’altro, ai santi Andrea e Fabiano.

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VAL LAGARINA

EREMO DI SANTA CECILIA (Cappella-romitorio semirupestre – XVII secolo)

Località: Volano (TN)

L’eremo di Santa Cecilia, a 770 metri d’altitudine, è arditamente addossato ad un incavo della dirupante parete rocciosa del Cengio Rosso, presso Castel Pietra, nella val Lagarina. La dimora, eretta nel 1611 per volontà popolare quale cappella votiva, successivamente ampliata e adibita a romitorio e infine in una caratteristica chiesetta, si compone di due piccoli locali: uno come ripostiglio, l’altro come cucina per l’eventuale ristoro dei visitatori. Da sempre, ogni 5 Agosto, è meta di un folto pellegrinaggio che attualmente, data la frana che negli scorsi anni ha bloccato la via d’accesso, si ferma al Prà de Le Strie, lo slargo prativo all’imbocco del sentiero.

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VAL RENDENA

EREMO DI SAN MARTINO (Chiesa-romitorio – XIII secolo)

Località: Carisolo (TN)

12bL’attuale eremo di San Martino, posto a 1.226 metri d’altezza sulle pendici del monte Lancia, con un panorama mozzafiato sulla val Rendena, è il rifacimento dell’antica chiesetta-romitorio medievale di cui si ha notizia a partire dal XIII secolo.

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VALLARSA

EREMO DI SAN COLOMBANO (Chiesa e romitorio rupestre – VIII-XII secolo)

Località: Trambileno di Rovereto (TN)

san colombano 1L’eremo di San Colombano è suggestivamente incastonato in una cavità naturale a metà altezza della parete rocciosa dell’orrido formato dal torrente Leno in Vallarsa. La “grotta degli Eremiti”, così è chiamato il luogo del primitivo insediamento, venne utilizzata sicuramente a partire dal 753, data ancora oggi incisa sulla roccia, da uno o più monaci eremiti probabilmente provenienti da Bobbio o dal vicino monastero di San Colombano hermitage_of_san_colomban_11ma, in ogni caso, osservanti della regola del santo irlandese che contemplava appunto l’isolamento e la meditazione in luoghi possibilmente inaccessibili. L’originaria costruzione della chiesetta va fatta risalire invece tra la fine del X e gli inizi dell’XI secolo, anche se i due primi documenti che ne attestano ufficialmente la presenza sono uno del 1319 e l’altro del 1470. L’eremo di San Colombano verrà abitato e custodito da monaci eremiti fino al 1782, anno in cui sarà definitivamente abolita la pratica del romitaggio. Da allora, e fino ai giorni nostri, il luogo di culto sarà curato e restaurato dagli abitanti della valle. Per il resto, a parte un’ardita scala di 102 gradini scavati direttamente nella roccia che ne consente l’accesso, sono da rilevare alcuni affreschi presenti nella grotta, con la “lotta tra san Colombano e un drago” (allegoria del conflitto tra il bene ed il male) e la raffigurazione del Paradiso; e sull’altare maggiore della chiesetta, con una Madonna coi Santi del XV secolo.

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14ROMITORIO DI FRA’ MATTIA E FRA’ TOMMASO (Romitorio rupestre – XII-XIII secolo)

Località: Rovereto (TN)

Il romitorio di Fra’ Mattia e Fra’ Tommaso è la piccola grotta scavata in epoca incerta sotto un ammasso roccioso in corrispondenza dello sbocco dell’orrido del torrente Leno, proprio di fronte all’eremo di San Colombano. Per quanto ci è dato sapere, il primo eremita ad utilizzare il romitorio fu fra’ Mattia, sia pure continuando a lavorare come sarto presso la vicina frazione di Valteri, alla cui morte verrà sostituto da fra’ Tommaso.


VALLI GIUDICARIE ESTERIORI

ROMITORIO DEL CASALE (Chiesa-romitorio – XII secolo)

Località: Ponte Arche di Comano Terme (TN)

15Il romitorio del Casale, meglio conosciuto come “el Romitori”, si trova nei pressi della vecchia mulattiera (la via delle Zatte) che nel Medioevo risaliva la stretta gola del Limarò verso il “passo della morte”. Del romitorio del Casale, della chiesa e dei suoi custodi, oggi restano solo pallide tracce e molti ricordi. La prima citazione dell’eremo si ha nel 1344, in riferimento alla chiesetta dedicata a San Giovanni Battista, in un atto notarile che ne sanciva la vendita alla comunità di Comano. E più avanti, in un’altra del 1580, a seguito della visita pastorale alla pieve di Calavino, dove si cita la cappella come luogo di grande devozione per quanto diroccata e malandata. Malgrado ciò alcuni eremiti, tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo, vi hanno dimorato, almeno finché, nel 1703, romitorio e chiesa furono completamente devastati dai soldati francesi. Solo di recente, grazie ad un radicale intervento di restauro,  l’edificio è tornato ad assumere l’antico e suggestivo aspetto.


VALSUGANA

EREMO DI SAN LORENZO DI BORGO (Chiesa-romitorio – XIII secolo)

Località: Borgo Valsugana (TN)                                               Sub-area: Monte Armentera

eremo_san_lorenzo-620x300L’eremo di San Lorenzo, sorge a 1.185 metri di quota su un’anticima dell’Armentera, in un probabile luogo di culto paleocristiano se non, addirittura, preistorico. La sua fondazione è molto antica, come testimonia un affresco venuto alla luce per merito di un fulmine che nel 1977 si abbatté sulla chiesetta: sotto le immagini di un’Ultima Cena del XIV secolo è ora visibile un volto in stile romanico che ha permesso la datazione dell’eremo intorno al 1200. Il romitorio attuale venne invece realizzato alla fine del Trecento per volontà di Siccone II di Caldonazzo Castronovo che, secondo la leggenda, fece un voto per essersi salvato durante un incidente di caccia proprio sull’Armentera. Il primo eremita di cui si ha notizia risale al 1451, mentre l’ultimo lasciò San Lorenzo nei primi anni del 1800. La chiesetta consta di  un’aula rettangolare con soffitto e pavimento in legno; mentre il tetto è ricoperto per metà da scandole e per metà di lamiera per permettere la raccolta dell’acqua piovana in un pozzo. Le pareti interne sono ricoperte da pregevoli affreschi risalenti ad almeno sei epoche diverse. Dei primi del Trecento un Martirio di San Lorenzo, sulla parete sud; una Madonna in trono con Bambino in mezzo a due santi ed un’Ultima Cena, i cui personaggi sono tutti allineati dalla parte di Gesù tranne Giuda, su quella nord. Verso la metà del Trecento, a seguito di un ampliamento della chiesa, sulle pareti vengono eseguiti nuovi affreschi. Su quella nord e parte di quella ovest viene eseguito un nuovo ciclo con scene del Martirio di San Lorenzo: sono sette riquadri, tutti riconducibili all’iconografia del Santo che, specialmente in quello del suo supplizio sulla graticola, raggiungono una qualità artistica assimilabile alla scuola giottesco-padovana. Di un periodo successivo (tra la fine del XIV e l’inizio del XV) è il 16aSanto con barba e bastone, probabilmente san Giacomo maggiore, che si trova sulla parete sud seppure notevolmente rovinato. L’ultimo periodo di affreschi interessa la zona absidale, con un’Annunciazione datata 1523 che occupa gli spazi laterali ed una Trinità con i simboli dei quattro Evangelisti al centro. Dell’altro importante ciclo di affreschi della metà del XIV secolo che decorava la facciata esterna rimangono solo i frammenti pittorici di una Crocifissione con la Madonna e San Giovanni evangelista.

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EREMO DI SANTA MARGHERITA (Chiesa-romitorio – XIV secolo)

17Località: Castelnuovo (TN)

La chiesa di Santa Margherita, posta in un’altura poco fuori l’abitato di Castelnuovo, viene nominata per la prima nel 1385, allorquando il paese viene messo a ferro ed a fuoco dai vicentini, e più avanti, nel Seicento, per il suo affidamento ufficiale alle cure di un eremita che, già da oltre dieci anni, abitava la cella contigua alla cappella. L’ultima notizia certa sulla presenza eremitica a Santa Margherita risale a metà del secolo successivo, peraltro anticipando di alcuni anni la soppressione di tale pratica da parte dell’imperatore Giuseppe II del 1782.


18EREMO DI SANTA BRIGIDA (Chiesa-romitorio – XIV secolo)

Località: Roncegno (TN)

Della chiesetta di Santa Brigida e della sua canonica (ex eremo) si hanno notizie a partire dal XVI secolo in seguito alle visite pastorali dei vescovi di Feltre, per quanto la recente e casuale scoperta sulla facciata esterna di un affresco dell’Ultima Cena induca a retrodatare le sue origini di almeno duecento anni. In ogni caso, dalla metà del Seicento agli inizi del Settecento, la canonica, ora sede di un’accademia di musica, è stata abitualmente utilizzata come romitorio da uno o più eremiti. La piccola chiesa, ad un’unica navata, presenta due cappelle presbiteriali, una dedicata alla Madonna e l’altra a sant’Antonio da Padova; mentre, al centro, l’altare maggiore è S._Brigida_Roncegno(1)sovrastato da una pala raffigurante la Santa assieme alla Madonna.

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19EREMO DI SAN SILVESTRO (Chiesa-romitorio – XII secolo)

Località: Roncegno (TN)

La modesta e semplice chiesetta di San Silvestro, situata sul fondo della valle del Brenta, accanto ad un vasto ristagno ora scomparso cosiddetto “Lagomorto”, viene citata per la prima volta in alcuni documenti del 1533, come luogo di culto e devozione per gli abitanti della zona. Tuttavia la chiesa ancora oggi viene soprattutto commemorata per la figura di un eremita, un certo Domenico Pellauro da Torcegno, che per oltre quarant’anni fino alla sua morte nel 1640, vi si stabilì dimorando nella cella attigua. Dopo di lui, altri eremiti dimoreranno a San Silvestro che però, già a metà del Settecento, versava in condizioni alquanto precarie e in stato di totale abbandono.


EREMO DI SAN VENDEMIANO (Chiesa-romitorio – XIII-XIV secolo)

Località: Fracena di Strigno (TN)

Sulle origini dell’antica chiesetta di San Vendemiano, eretta al di sopra di una balza del monte Lefre, in posizione dominante l’abitato di Ivano-Fracena, sebbene nominata per la prima volta nel 1531 si è propensi a farle risalire tra il XIII ed il XIV secolo. E si sa per certo che fino al XVIII secolo vari eremiti hanno dimorato in un casetta, oramai 20bscomparsa, costruita a ridosso dell’abside. Per il resto, la natura argillosa del terreno ha finito per rendere sempre più precaria la stabilità della struttura e solo con le moderne tecniche di restauro recentemente adottate si è riusciti a farla tornare nuovamente agibile e fruibile. La chiesa, a navata unica, abside poligonale e volta a botte, è impreziosita da un bellissimo altare ligneo del 1655 sovrastato da una pala raffigurante la Vergine con Bambino tra i santi Vendemiano e Marco, modesto lavoro di un pittore locale, in sostituzione di quella più pregevole del Domenichino trafugata durante la Grande Guerra. Ma l’opera di restauro ha riportato al primitivo splendore anche gli affreschi cinquecenteschi sia interni che esterni: sulla parete del vestibolo, infatti, troviamo raffigurata la Vergine in trono con Bambino; sulle vele della volta a crociera i Quattro evangelisti, seguiti da altri frammenti, sparsi qui e là sulle pareti, dell’arcangelo Gabriele, del Padre Eterno, dell’Annunciazione e di san Cristoforo.

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