Toscana (72)

 

ARCIPELAGO TOSCANO

ROMITORIO DI SAN FRANCESCO SAVERIO (Ruderi di chiesa-romitorio – XVI secolo)

Località: Campo nell’Elba (LI)                             Sub-area: Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano

I resti del romitorio di San Francesco Saverio, quasi nascosto in mezzo alla fitta selva di castagni di una valle solitaria nei pressi di Campo nell’Elba (Isola d’Elba), risalgono probabilmente al XVI secolo, epoca in cui è vissuto il Santo. Dell’antica chiesa-romitorio rimangono solo le mura perimetrali con labili tracce d’intonaco, un arco miracolosamente scampato alla rovina, un’edicola presumibilmente quattrocentesca e le fondamenta della probabile dimora eremitica.

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2SANTUARIO DELLA MADONNA DELLE GRAZIE (Ex romitorio rupestre – XVI secolo)

Località: Capoliveri (LI)

Sub-area: Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano

In passato, il luogo dove nel Cinquecento viene eretto il Santuario della Madonna delle Grazie a Capoliveri (Isola d’Elba), con pianta a croce latina, cupoletta ricoperta a squame e campanile con cuspide orientaleggiante, secondo la tradizione, è stato la dimora degli antichi eremiti al seguito di san Mamiliano, trasferitosi sull’isola di Montecristo dopo il V secolo.


GROTTA DI SAN CERBONE (Chiesa e romitorio rupestre – V-VI secolo)

Località: Marciana (LI)                                      Sub-area: Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano

3Il romitorio di San Cerbone, che si trova nei pressi di Marciana (Isola d’Elba), deve la sua origine alla fuga di Cerbone, vescovo di Populonia, verso l’isola d’Elba a causa delle incursioni longobarde del V secolo. Il Santo, secondo la tradizione, scelse come rifugio una piccola spelonca nella vallata del monte Capanne, poi denominata “grotta del Santo”. Alla sua morte (575) viene edificato il nucleo iniziale della chiesa, ancorché 3aquesta sarà citata per la prima volta in alcuni documenti del 1421 dei frati dell’ordine francescano che vi si erano insediati. Più avanti, in seguito al loro abbandono, viene trasformato definitivamente in romitorio ed abitato da eremiti laici sino alla metà del XIX secolo. In particolare, all’interno, sono ancora conservati i pavimenti in cotto, gli antichi altari laterali ed una tela ottocentesca sull’altare maggiore raffigurante San Cerbone.


SANTUARIO DELLA MADONNA DEL MONTE (Chiesa e romitorio – XIII-XIV secolo)

4Località: Marciana (LI)

Sub-area: Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano

Il Santuario della Madonna del Monte, quasi nascosto nel mezzo di un bosco di castagni appena fuori l’abitato di Marciana (Isola d’Elba), viene una prima volta realizzato utilizzando enormi blocchi di granito fra il XIII e il XIV secolo e poi ricostruito nel Cinquecento. All’interno, oltre ad una Madonna quattrocentesca dipinta su granito, nell’abside sono presenti alcuni affreschi attribuiti al Sodoma. Nell’attiguo romitorio del XVI secolo, che ospitò san Paolo della Croce, ha soggiornato per qualche tempo anche Napoleone Bonaparte.

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EREMO DI SANTA CATERINA D’ALESSANDRIA (Chiesa-romitorio – XIV secolo)

Località: Rio nell’Elba (LI)                      Sub-area: Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano

5L’eremo di Santa Caterina d’Alessandria, nei pressi di Rio nell’Elba (Isola d’Elba), è un secolare luogo di meditazione e di preghiera risalente probabilmente all’epoca romanica, per quanto ampliato e rimaneggiato nel 1634. L’austera facciata si accompagna ad un timpano spezzato e ad un tozzo campanile; l’interno, a navata unica e soffitto a capriate, conserva ex-voto di marinai e sepolture ottocentesche. Accanto al complesso, che oggi accoglie una fondazione culturale ed è occasionalmente sede di mostre, è stato realizzato l’Orto dei Semplici con una raccolta della flora locale.

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GROTTA DI SAN MAMILIANO (Romitorio rupestre – V secolo)

Località: Isola di Montecristo, Portoferraio (LI)

Sub-area: Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano

6bLa grotta di San Mamiliano, detta anche grotta del Santo o del Drago, si trova a 234 metri d’altezza sull’isola di Montecristo nell’arcipelago toscano, alle pendici del monte della Fortezza e poco distante dall’omonimo, diruto monastero. La vocazione monastica dell’isola, che risale alla metà del V secolo, è principalmente legata alla figura di San Mamiliano, il vescovo di Palermo che, secondo la tradizione, per sfuggire alle orde vandaliche, vi avrebbe trovato rifugio assieme ai suoi più fedeli seguaci. La devozione popolare ha sempre identificato la grotta come la dimora del santo eremita ed il luogo in cui, secondo la leggenda, egli avrebbe ucciso un drago, espressione e simbolo del paganesimo. In quello stesso luogo sarebbe sgorgata la sorgente di un’acqua tutt’ora esistente e, peraltro, smerciata fino a tutto il XIX secolo.

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CASENTINO

EREMO DELLA CASELLA (Cappella e romitorio – XII secolo)

Località: Caprese Michelangelo (AR)

Sub-area: Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna

L’origine di questo antico eremo è strettamente legata alla vita di san Francesco ed al suo ininterrotto peregrinare. L’eremo della Casella viene infatti fondato intorno al 1128, dopo una breve sosta del Santo che, da lì a poco, sarebbe morto. Inizialmente viene edificata una piccola cappella, cui successivamente sarà annesso un romitorio. A partire dal XVI secolo diventa luogo privilegiato di soggiorno, stabile o temporaneo, per molti eremiti ma, soprattutto, significativo punto di riferimento per il culto e la devozione dei tanti abitanti dei paesi vicini; almeno fino all’inizio del ‘900. Dopodiché, tanto la chiesa quanto l’eremo, sono rimasti abbandonati e solo grazie ad un recente ed illuminato lavoro di restauro, per lo più di volontari, si è riusciti a riportarli in vita.

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GROTTE DI SAN FRANCESCO ALLA VERNA (Cappelle e romitori rupestri – XIII secolo)

Località: Chiusi della Verna (AR)

Sub-area: Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna

Il Santuario della Verna, sorto sul luogo dove il Santo d’Assisi era solito appartarsi e dove sono avvenuti alcuni tra i più significativi prodigi della sua vita, ingloba il “Letto di San Francesco”, la grotta umida e fredda dove il Poverello ha soggiornato più d’una volta; la Cappella della Croce (XIII sec.), edificata sul posto dell’ultima cella abitata da Francesco; e, infine, la Cappella delle Stimmate (XIII sec.), in cui sopra l’altare si trova una grande terracotta di Andrea della Robbia rappresentante la Crocifissione e, ai suoi piedi, il punto in cui Francesco ricevette le stimmate.

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EREMO DI CAMALDOLI (Complesso cenobitico – XI secolo)

Località: Poppi (AR)

Sub-area: Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna

9Il sacro Eremo di Camaldoli si trova ad oltre 1.100 metri all’interno del Parco delle Foreste Casentinesi. E’ circondato da una poderosa cinta muraria ed all’interno, oltre alla chiesa, ospita le celle eremitiche ciascuna con il proprio orticello. Particolarmente significativi: la cella di san Romualdo, cui si deve la nascita (1027) dell’ordine camaldolese e del monastero; l’antica biblioteca fornita di oltre trentamila volumi; e la chiesa, ristrutturata nel XVIII secolo, che custodisce una pregevole pala del Quattrocento di Andrea della Robbia. Dell’attuale, grande monastero (XVI secolo) vanno menzionati il refettorio, la foresteria, le celle dei monaci, l’antica farmacia e la chiesa con alcune opere del Vasari.

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COLLI FIORENTINI

10cEREMO DI SANT’ANNA VECCHIA (Ruderi di chiesa-romitorio – XIII secolo)

Località: Calenzano (FI)

L’eremo di Sant’Anna Vecchia, nel territorio comunale di Calenzano, viene fondato nel 1217 ed acquisisce tale denominazione dacché il beato Brunetto de’ Rossi, monaco dell’ordine eremitico di sant’Agostino, lo abbandona per edificare a valle, poco distante da Prato, il nuovo monastero di Sant’Anna in Giolica. L’eremo, abitato fino a tutto il XVIII secolo, è attualmente in rovina e soltanto il portale architravato e le piccole finestre laterali a feritoia lasciano prefigurare l’impianto architettonico dell’antico insediamento monastico.

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GROTTA DI SANTA BRIGIDA (Romitorio rupestre – X secolo)

Località: Pontassieve (FI)

La grotta di Santa Brigida, sotto l’attuale omonima chiesa ad una decina di chilometri da Pontassieve, è quella in cui 11ala Santa irlandese intorno al X secolo decise di ritirarsi a vita eremitica per non allontanarsi dalla vicina tomba dell’amato fratello Andrea. La tradizione vuole che la Santa sia sopravvissuta in quella grotta per ben 103 anni cibandosi di sole erbe e radici.

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TABERNACOLO DELL’EREMITA (Cappella-romitorio – X secolo)

Località: Pontassieve (FI)

Lo sperone roccioso sulle cui pendici sorge il santuario della Madonna delle Grazie al Sasso, circondato da boschi a 565 metri di altitudine sopra la valle del Borro di Sieci, è stato fin dall’antichità utilizzato come luogo di culto e di eremitaggio, tanto da venire chiamato fino al Cinquecento monte Romito. La prima testimonianza in tal senso prende spunto dalla costruzione, tra il IV e il V secolo, di un tabernacolo chiamato dell’Eremita. Secondo la tradizione, invece, il tabernacolo venne edificato nel IX secolo da alcuni monaci irlandesi, al ritorno da un pellegrinaggio a Roma, ed in particolare da sant’Andrea d’Irlanda, fratello di santa Brigida, che in una cella attigua trascorse lungo tempo come eremita devoto alla Beata Vergine.

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GROTTA DI SAN ZANOBI (Cappella-romitorio rupestre – XII-XIV secolo)

Località: Casignano di Scandicci (FI)

La grotta di San Zanobi, nei boschi di Casignano, la cappellina realizzata in epoca medievale sfruttando una cavità naturale o forse la sede di una preesistente tomba etrusca, da sempre viene tradizionalmente scambiata per l’antico oratorio utilizzato dal vescovo fiorentino per ritirarsi in preghiera al tempo della sua opera di evangelizzazione del territorio. In ogni caso, da secoli, il luogo di culto è la meta di una processione che viene svolta annualmente dagli abitanti di Scandicci per commemorare il Santo patrono.

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COLLINE METALLIFERE

BUCA DI SAN ROCCO (Romitorio rupestre – XIV secolo)

Località: Sasso Pisano di Castelnuovo in Val di Cecina (PI)

La cosiddetta “buca di San Rocco” è la cavità naturale che si apre ai piedi dell’aspro rilievo roccioso su cui è adagiato il piccolo centro, sotto la chiesa di San Bartolomeo. La tradizione vuole che proprio in questa grotta abbia soggiornato il Santo nel 1315, giunto in Italia in concomitanza con una delle tante epidemie di peste che flagellavano la zona, sì da lenire le piaghe che straziavano la gente con le benedette acque sulfuree della Troscia, la laguna che circondava il castello di Sasso. Ancora oggi nelle rappresentazioni iconografiche San Rocco, protettore dalla peste, viene raffigurato in abito da pellegrino nell’atto di medicare un bubbone.

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EREMO DI MONTESIEPI (Cappella-romitorio – XII secolo)

Località: Montesiepi di Chiusdino (SI)

La cappella o rotonda di San Galgano è un edificio sacro che si trova nei pressi di Chiusdino, provincia di Siena, ed è famosa soprattutto perché custodisce la spada che, secondo la tradizione, il nobile cavaliere Galgano Guidotti avrebbe infisso nella roccia in segno di rinuncia alla vita mondana. Venne infatti costruita a pochi anni dalla morte (1181) sul luogo dove questi si ritirò e visse da eremita. Nel trecento la cappella è stata ampliata con l’aggiunta di un atrio, di un’altra cappella laterale e di un campanile a vela con un paio di monofore sovrapposte. Più avanti, tra il seicento ed il settecento, sono state realizzate una canonica ed alcuni locali per uso zooagricolo. Nel secolo scorso l’intero complesso (compresa l’antistante abbazia) è stato oggetto di un doveroso restauro.

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EREMO DI SANT’ANTONIO IN VAL D’ASPRA (Ruderi di chiesa-romitorio – XII-XIII secolo)

Località: Casale di Pari di Civitella Paganico (GR)

16Quel poco che rimane ancora in piedi dell’eremo di Sant’Antonio in Val d’Aspra è situato nella parte settentrionale del comune di Civitella Paganico e non lontano dalle Terme di Petriolo. Citato per la prima volta in un documento datato 1206, viene fondato tra il XII ed il XIII secolo dai nobili Ardengheschi per offrire ospitalità agli eremiti della loro zona. Ma già nel corso del Duecento si trova temporaneamente alle dipendenze della congregazione dei guglielmiti e dell’eremo di Malavalle, per poi passare nella seconda metà dello stesso secolo all’ordine degli agostiniani. A partire dal Quattrocento, forse a causa della sua posizione estremamente periferica, scade di importanza e comincia un declino protrattosi per alcuni secoli, fino alla sua definitiva soppressione nel 1782, anno in cui furono chiuse molte altre strutture conventuali e monastiche della Toscana. L’edificio religioso verrà poi rilevato da alcuni privati, prima di finire nell’odierno stato di abbandono e rovina.


17EREMO DI SANTA CROCE (Chiesa-romitorio – XIII secolo)

Località: Monterotondo Marittimo (GR)

L’eremo di Santa Croce è posto alle pendici del monte Santa Croce, nel territorio comunale di Monterotondo Marittimo. Di stile tardo-romanico, forse di origine duecentesca, è stato probabilmente una delle sedi dell’ordine agostiniano nel grossetano. All’interno, di particolare interesse, l’altare con un Crocifisso scolpito sulla pietra.


18aEREMO DI CAMERATA (Chiesa-romitorio – XIII secolo)

Località: Camerata di Monticiano (SI)

L’eremo di Camerata è stato uno dei primi romitori del nuovo ordine eremitico degli agostiniani in Toscana. E’ stato edificato fra il 1256 e il 1259 sulle rovine del precedente eremo di san Pietro a Camerata e divenne famoso per la presenza del beato Antonio da Siena, la cui venerata salma venne dapprima posta sull’altare laterale della chiesa e successivamente collocata in un’urna di vetro sopra l’altare maggiore. Nonostante la grande devozione dei frati per il Santo che attirava numerosi fedeli, Camerata rimase però una realtà alquanto piccola e, nel 1808, a seguito degli editti napoleonici, anche l’ordine venne definitivamente soppresso.

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19aCELLA DEL BEATO GIACOMO (Cella eremitica – XIII secolo)

Località: Montieri (GR)

La cella del Beato Giacomo è un piccolo ambiente addossato al lato sinistro della chiesa romanica di San Giacomo Apostolo (prima metà del XIII secolo) e comunicante con l’edificio sacro per mezzo di un cunicolo, ove nella seconda metà del Duecento visse Giacomo Papocchi da Montieri. Secondo la tradizione, resosi protagonista di un furto, si avvicinò al monachesimo e trascorse gli ultimi anni della vita rinchiuso nella cella per espiare la colpa. All’interno, una tela datata 1618 con Cristo che dà la comunione al beato Giacomo.

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EREMO DI MONTESPECCHIO (Ruderi di chiesa-romitorio – XIII secolo)

Località: Murlo (SI)

20L’eremo di Montespecchio si trova nel fitto della macchia appena fuori l’abitato di Murlo. E’ un luogo di grande suggestione poiché, nonostante sia ridotto a poco più di un rudere, l’edificio si staglia con vividezza nella boscaglia grazie alla policromia delle murature: il verde scuro del marmo di Vallerano alternato al prezioso marmo rosa. Dell’antica struttura rimangono pezzi dei muri perimetrali interrotti da esili monofore e tracce dei capitelli che sorreggevano l’arco posto a metà della navata. Va detto che l’eremo di Montespecchio, la cui costruzione risale al XIII secolo, è stato uno dei maggiori centri agostiniani. Tuttavia nel XVII secolo le precarie condizioni dell’edificio costringeranno gli ultimi religiosi ad abbandonarlo.

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EREMO DI SAN MICHELE ALLE FORMICHE (Ruderi di chiesa-romitorio – XIV secolo)

Località: Montecerboli di Pomarance (PI)

I resti dell’eremo di San Michele alle Formiche si trovano sul poggio di Spartacciano, nel comune di Pomarance. Di quest’antico eremo si sa solo che venne edificato da monaci celestini nel 1377 e che deve la sua denominazione al 21asingolare fenomeno di sciami di formiche alate che, sul finire di settembre d’ogni anno, si riunivano attorno alla campana del monastero. Fu completamente abbandonato nel XVIII secolo ed oggi rimangono solo le rovine.

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COLLINE PISANE

EREMO DEI SANTI JACOPO E VERANO ALLA COSTA D’ACQUA (Ex chiesa-romitorio – X secolo)

Località: Calci (PI)

22aQuello dei Santi Jacopo e Verano, uno dei più antichi eremi dei monti Pisani, si trova nei pressi di Calci, in una vallata ricca di fiumi e sorgenti da cui deriva appunto il toponimo “costa d’acqua”. La chiesa-romitorio, fondata in epoca antecedente all’anno Mille e successivamente dedicata a San Bernardo, presenta una struttura di ridotte dimensioni in stile romanico-pisano, ad unica navata senza abside e torre campanaria a vela. Il luogo viene venerato da molti pellegrini ed eremiti fino al 1200, epoca in cui il romitaggio entrò in crisi perché inviso all’autorità papale. Tornato in vita con la costituzione dell’ordine agostiniano degli eremiti, verso la fine del XIX secolo sarà definitivamente sconsacrato a causa del suo stato di degrado.

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EREMO DI SANTA MARIA ALLA SAMBUCA (Chiesa e romitorio – XIII secolo)

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Dell’eremo della Sambuca, che si erge in una valletta in prossimità delle sorgenti del torrente Ugione, intitolato a Santa Maria di Marrana, si ha notizia solo a partire dal 1238. Eretto inizialmente dagli agostiniani, nel 1318 viene donato ai frati penitenziali Gesuati che vi dimoreranno fino alla soppressione dell’ordine (1668), per poi passare in mano di privati. Nel corso dei secoli, mentre la chiesa ha subito le maggiori trasformazioni, il romitorio ha conservato la struttura originaria duecentesca. Dopo un lungo abbandono, in quanto monumento nazionale, verrà restaurato nel 1910. Il complesso si sviluppa su una pianta quadrangolare, stretta attorno al chiostro; la chiesa, accorpata al romitorio, consta di una parte centrale più antica (XI secolo) con copertura a crociere e tracce di affreschi, e di un altare tardo rinascimentale.

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GARFAGNANA

EREMO DEI SANTI GIORGIO E GALGANO A VALLEBONA (Ex romitorio – XIII secolo)

Località: Vallebona di Fabbriche di Vergemoli (LU)

24Sub-area: Parco Regionale delle Alpi Apuane

Nel 1214, in località Vallebona (chiamata anche “colle dei Frati”) a poca distanza dall’attuale paese di Fabbriche, esisteva un eremo di frati agostiniani appartenente alla pieve di Gallicano: si trattava della chiesa dei Santi Giorgio e Galgano. Ancora oggi è documentata la presenza di una decina di frati romiti che abitavano in quel convento nel 1243. Dopo circa un secolo di vita il monastero si trovava però in brutte condizioni, sì da indurre il vescovo di Lucca nel 1374 a concedere l’indulgenza a chi si fosse offerto di restaurarlo. Il monastero continuò la sua attività fino alla bolla d’Innocenzo X che, ordinando la chiusura dei monasteri che contavano meno di dieci religiosi, decretò nel 1461 l’inevitabile soppressione. La chiesa parrocchiale di oggi, anche se risalente al 1500, non conserva però alcuna traccia dell’antico eremo.


EREMO DI CALOMINI (Chiesa e romitorio semirupestri – XIV secolo)

Località: Gallicano (LU)                   Sub-area: Parco Regionale delle Alpi Apuane

eremo-calominiL’eremo della Madonna della Grotta o di Calomini si erge sopra l’abitato di Gallicano, lungo la strada che porta a Vergemoli, nel luogo dove tutt’oggi scaturisce uno zampillo d’acqua purissima e in cui, secondo la tradizione, la Madonna si rivelò ad una pastorella. Il santuario, costruito alla base di una grande parete strapiombante alta circa 70 metri, per buona metà (sagrestia e convento) è incavato all’interno della montagna. Del romitorio di santa Maria della Grotta si ha notizia sin dal 1361 e la sua crescente notorietà popolare farà sì che, a partire dal 1497 e fino ai primi del 1700, siano eseguiti lavori di ampliamento e ristrutturazione per favorirne il culto. Gli eremiti di Calomini hanno cura del santuario fino al 1868; dal 1941 la custodia del santuario viene infine affidata ai padri cappuccini di Lucca che provvedono a conservare ciò che una pura devozione a Maria ha fatto sorgere su questo dirupo.

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EREMO DI SAN VIVIANO (Romitorio rupestre – XV secolo)

Località: Vagli di Sopra di Vagli di Sotto (LU)              Sub-area: Parco Regionale delle Alpi Apuane

Eremo-di-San-Viviano-L’eremo del Beato Viviano è situato sulle balze orientali del monte Roccandagia, nei pressi del sentiero che da Campocatino porta alla valle di Arnetola. Si tratta di un piccolo santuario rupestre, incastonato com’è nella roccia, a circa 1.090 metri d’altitudine. In questo luogo solitario ed inospitale conduceva la sua vita ascetica Viviano (o Viano) cibandosi dei cavoli selvatici che miracolosamente crescevano copiosi sulle nude pareti rocciose. Va da sé che la popolazione di Vagli è fortemente devota a questo beato divenuto prima, protettore dei pastori e, in un secondo momento, con il mutare dell’economia del territorio, dei cavatori. Nel 1993 il casuale ritrovamento d’una cassetta contenente alcune ossa ed il loro esame scientifico hanno confermato l’età presumibilmente medievale di un soggetto maschio di trent’anni: probabilmente il sant’uomo.

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LUNIGIANA

EREMO DI SAN GIORGIO (Ruderi di chiesa-romitorio semirupestre – XVII secolo)

Località: Equi Terme di Fivizzano (MS)                  Sub-area: Parco Regionale delle Alpi Apuane

27aL’eremo di San Giorgio fu costruito nel XVII secolo in un luogo delle Alpi Apuane dove già esisteva un’antica cappella con campanile dedicata allo stesso santo. Venne fondato da Matteo Filippo Caldani, un nobile veronese che abbandonò le ricchezze per ritirarsi qui nel 1604 e dedicarsi ad una vita di contemplazione e penitenza. L’eremo crebbe con l’arrivo di altri eremiti che vi rimasero fino al 271779, epoca della soppressione degli ordini religiosi da parte del Granduca di Toscana. La costruzione era una struttura poderosa a due piani con celle per i monaci, cisterne per l’acqua, cucine e refettorio; oltre a chiesa e cappella decorate da artisti locali. Oggi rimangono le rovine del primo piano, a testimonianza dello sforzo fatto per consolidare e rendere abitabili le creste scoscese del monte, e dei muri di contenimento dei terrazzamenti, un tempo abilmente coltivati.


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EREMO DI MALAVALLE (Ruderi di complesso cenobitico – XII secolo)

Località: Castiglione della Pescaia (GR)

28L’eremo di San Guglielmo di Malavalle, immerso nella macchia mediterranea, all’interno del comune di Castiglione della Pescaia, deve la sua origine alla figura leggendaria di san Guglielmo, nobile guerriero francese che si dedicò all’eremitaggio e alla penitenza proprio nei luoghi in cui, secondo la tradizione, avrebbe sconfitto un drago. Il monastero è degno di particolare attenzione in quanto rappresenta la casa madre dell’ordine guglielmita: il primo nucleo del complesso venne infatti edificato alla fine del XII secolo sulla tomba di san Guglielmo, morto nel 1157. A partire dal 1500 il monastero restò abbandonato per un lungo periodo, fin quando nel 1597 vi si insediò una piccola comunità di monaci agostiniani capeggiati dal venerabile Giovanni da San Guglielmo. Il 1782 è l’anno del definitivo abbandono e dell’inevitabile degrado. Dell’antico convento rimangono parte del chiostro, con le celle dei monaci, e i resti di una torre settecentesca. La chiesa, il cui impianto originario risale al XIII secolo, era a navata unica con copertura a botte.

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EREMO DI SANT’ANNA A TIRLI (Chiesa-romitorio – XVII secolo)

Località: Castiglione della Pescaia (GR)

29L’eremo di Sant’Anna deve le sue origini al venerabile padre Giovanni Nicolucci da San Guglielmo dell’ordine degli agostiniani nei primi anni del Seicento, la stessa epoca in cui veniva costruito il convento di Sant’Agostino a Tirli cui era collegato. Nei secoli successivi il nucleo religioso, in concomitanza con la chiusura delle altre strutture monastiche o conventuali presenti nella zona, sarà via via abbandonato. Agli inizi del Novecento la struttura versava oramai in pessime condizioni ed a metà del secolo scorso, poi, erano rimasti solo dei ruderi. Nel 1971, sui resti dell’antica struttura, viene costruito un nuovo edificio religioso.


ROMITORIO DI SAN GUGLIELMO (Chiesa-romitorio – XVI secolo)

31Località: Buriano di Castiglione della Pescaia (GR)

Il romitorio di San Guglielmo, si trova immerso nella boscaglia a pochi chilometri dall’abitato di Buriano. Viene edificato nel Cinquecento dal venerabile padre Giovanni da Batignano, nel luogo in cui si narra che la Madonna sia apparsa a san Guglielmo, rifugiatosi in questo luogo prima di fondare l’eremo di Malavalle. Il complesso, restaurato una prima volta nel 1758, comprende una chiesetta rustica in muratura, una casa e altre strutture destinate ad uso agricolo. Il luogo sacro è tutt’ora meta di pellegrinaggi e processioni.


ROMITORIO DI SANTA PETRONILLA (Ruderi di complesso cenobitico – XV secolo)

Località: Pian di Rocca di Castiglione della Pescaia (GR)

Il romitorio di Santa Petronilla era un complesso monastico situato all’interno delle cosiddette “bandite di Scarlino” nel territorio di Castiglione della Pescaia. Risaliva sicuramente all’epoca rinascimentale, intorno al Quattrocento, la costruzione della piccola chiesa (ad aula unica ed a pianta rettangolare) nel luogo di culto primordiale lungo un ruscello, dalle cui acque la tradizione vuole che la Santa sia stata miracolosamente guarita dalla lebbra. La piccola chiesa, divenuta una meta sempre più frequentata da pellegrini e da fedeli che vi si recavano a pregare per i malati,  a partire dal Cinquecento è stata ampliata ed accompagnata dalla realizzazione di un capiente romitorio. Il luogo di culto e la struttura monastica continuarono a svolgere le funzioni per tutto il Seicento e gran parte del Settecento, nella seconda metà del quale, per motivi alquanto oscuri, il complesso religioso venne progressivamente abbandonato, tanto che nel 1782 si decideva la sua definitiva soppressione. Dell’antico romitorio sono ancora individuabili alcuni resti delle mura e del basamento in pietra.


ROMITORIO DI SANT’ANSANO (Ruderi di chiesa-romitorio – XVII secolo)

Località: Giuncarico di Gavorrano (GR)

I resti del romitorio di Sant’Ansano si trovano nel territorio comunale di Gavorrano, nel grossetano. La struttura dell’antico complesso, che comprendeva anche una piccola chiesa, per quanto completamente crollata, lascia intravvedere una cripta voltata, la facciata con un rosone e due cantonali a scarpa ai lati del portale d’ingresso.


EREMO DI SANTA LUCIA (Ruderi di chiesa-romitorio – XVII secolo)

Località: Batignano di Grosseto (GR)

Quel che rimane dell’eremo di Santa Lucia, eretto dai seguaci di padre Giovanni da San Guglielmo dell’ordine agostiniano intorno al Seicento, si trova nella campagna attorno all’abitato medievale di Batignano nel grossetano.


ROMITORIO DI SANTA MARIA MADDALENA (Ruderi di chiesa-romitorio – XIII secolo)

34Località: Montepescali di Grosseto (GR)

Il romitorio di Santa Maria Maddalena è stato edificato nel corso del Duecento lungo l’antica via che conduceva a Malavalle. La struttura religiosa, la cui chiesa faceva parte integrante di un complesso monastico minore appartenente all’ordine dei guglielmiti, pur passando nei secoli successivi ad 34aaltri ordini religiosi, ha sempre mantenuto viva l’originaria funzione eremitica e, solo nel corso del Cinquecento, per evitare l’abbandono, fu trasformata in una cappella di campagna frequentata da molti fedeli. Questo, tuttavia, non ne impedì l’inevitabile declino che cominciò a verificarsi attorno alla seconda metà del XVIII secolo. Il romitorio, che si presenta oggi in stato di rudere, lascia prefigurare un nucleo costituito da una chiesetta e da altri edifici che si affacciavano su un piccolo cortile o chiostro con la cisterna centrale. La chiesa era a navata unica anabsidata e con facciata caratterizzata dalla porta d’ingresso incorniciata da un arco romanico a tutto sesto.


35ROMITORIO DELLA CROCINA (Ruderi di chiesa-romitorio – VIII-IX secolo)

Località: Scarlino (GR)

I resti dell’antico romitorio della Crocina si trovano nel territorio comunale di Scarlino e lasciano prefigurare quello che un tempo doveva essere l’edificio sacro. Probabilmente una costruzione a navata unica senza abside e coperta da una volta a botte di epoca basso-medievale, più volte ristrutturata fino al XVIII secolo.


MONTAGNOLA SENESE

EREMO DI SAN LEONARDO AL LAGO (Chiesa e romitorio – XII secolo)

Località: Santa Colomba di Monteriggioni (SI)

36cL’eremo di San Leonardo al Lago si trova in località Santa Colomba, a poca distanza dall’abitato di Monteriggioni. Il piccolo edificio venne costruito intorno al 1120, anche se non si hanno notizie certe sulla sua origine. La chiesa, in particolare, è stata ricostruita tra il XIII ed il XIV secolo, come testimonia il passaggio dallo stile romanico al gotico. Nel 1239 l’eremo fu affidato agli agostiniani e nel 1366 venne fortificato per accogliere la popolazione di Santa Colomba che fuggiva dalla guerra. Nel XIV secolo, grazie alle donazioni dei devoti e all’impegno delle istituzioni pubbliche, il monastero visse un periodo di grande prosperità, fu ampliato e rinnovato. Oggi la struttura mantiene intatte le sue semplici e pulite linee 36bmedievali: la facciata con un portale strombato sovrastato da un rosone; l’interno a tre campate coperte da volta a crociera; la zona absidale completamente affrescata da Lippo Vanni, tra gli artisti senesi più rappresentativi dell’epoca, con un ciclo pittorico dedicato alla Vergine. Nell’ex refettorio, inoltre, uno dei capolavori della pittura senese del Quattrocento: la pregevolissima Crocifissione, realizzata intorno al 1445 da Giovanni di Paolo di Grazia.

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EREMO DI LECCETO (Complesso cenobitico – XIV secolo)

Località: Sovicille (SI)

L’eremo di San Salvatore di Lecceto si trova appena fuori Sovicille, nella provincia di Siena. La chiesa, costruita nel 1317 e ampliata nel 1344, è a navata unica con scarsella terminale, preceduta da un portico su pilastri poligonali; la facciata interna è a capanna con un portale romanico e affreschi del Trecento. Due chiostri, uno gotico e l’altro quattrocentesco, che delimitano le aree monastiche e la facciata esterna ricca di affreschi monocromi di grande impatto visivo, completano l’insieme di quello che può definirsi come il più famoso dei romitori agostiniani in terra di Siena, oggi egregiamente curato da una comunità di monache.

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ROMITORIO DELLA SCALA SANTA (Complesso eremitico – XVII secolo)

Località: Sovicille (SI)

38aNel 1716, alcuni decenni dopo la costruzione di Villa Cetinale, appena fuori Sovicille, venne disposta la realizzazione di un grande e singolare romitorio, posto quasi sulla sommità del poggio sovrastante la villa ed accessibile tramite una scala lunga circa 500 metri (chiamata, Scala Santa) scavata nella roccia marmorea e oggi pressoché scomparsa. Il romitorio era destinato alla vita in comune di un gruppo di eremiti, sottoposti all’autorità ecclesiastica del vescovo di Colle Val d’Elsa e legati al padrone di Cetinale da particolari obblighi (servire la messa, fare opere di carità, visitare la cappella della villa una volta al mese), pena il licenziamento. D’altra parte i  monaci, il cui compito precipuo era la cura dei malati e l’assistenza ai moribondi, vivevano di elemosina e, quando questa era insufficiente, ricevevano le provviste dalla proprietà. Il romitorio è una costruzione a quattro piani; la facciata è caratterizzata da due archi sovrapposti: il primo è un arco ribassato, corrispondente al piano terra; su di esso poggia il secondo arco, che si alza fino al tetto ed ha una volta a tutto tondo. Dal lato destro si accede alla cappella, che corre parallelamente alla facciata; il resto dell’edificio è occupato da quelli che, una volta, erano gli alloggi degli eremiti.

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ROMITORIO DI MOTRANO (Romitorio semirupestre – XII secolo)

Località: Motrano di Sovicille (SI)

Il romitorio di Motrano si trova nel folto bosco vicino all’omonima località delle montagnole senesi. La dimora eremitica è di fatto addossata ad un’ampia cavità naturale di una rupe calcarea, cui si inserisce e adatta con un sistema di muri e porticati. All’interno, in una parete intonacata si notano numerose iscrizioni di epoche diverse, un’altra parete ingloba una grossa concrezione a forma di mammella che stilla gocce d’acqua (probabile destinazione ad un culto galattoforo) e, per finire, un piccolo portale architravato stilisticamente databile al XII secolo ed una finestrella laterale. Intorno al romitorio si dirama una serie di terrazzamenti e di muri a secco che fanno presumere lo sfruttamento collettivo del terreno da parte di un gruppo di eremiti. Il documento più antico che menziona l’esistenza del romitorio di Motrano è una lettera del 1593 in cui si espone la necessità di fra’ Girolamo Savelli da Montalcino, eremita di Motrano, di attestare la sua condizione. Purtroppo tutto il complesso, per quanto di notevole interesse, minaccia la completa rovina.

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EREMO DI SANTA LUCIA A ROSIA (Ruderi di chiesa e romitorio – XII secolo)

40cLocalità: Rosia di Sovicille (SI)

L’eremo di Santa Lucia a Rosia, sulla strada tra Montarenti ed il ponte (medievale) della Pia, viene fondato prima del 1200, stando ad alcuni vecchi documenti che riportano la donazione di terre e boschi ad un eremita di nome Bonacorso che già viveva in un romitorio della omonima valle. Dopo pochi anni, lo stuolo di adepti impone la costruzione dei primi alloggi intorno alla dimora iniziale. Tra il 1216 ed il 1239 i vescovi di Volterra e Siena concedono indulgenze a chi faceva elemosina a questi eremiti, riconoscendo loro il titolo di comunità con a capo lo stesso Bonacorso. Nel 1252 viene deciso di edificare una chiesa più grande dedicandola a Santa Lucia. Pur tuttavia l’antico eremo, che non è mai stato incorporato nella congregazione di Lecceto, non riuscirà a sottrarsi al declino ed alla soppressione (1550).

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MONTE AMIATA

GROTTA E TORRE DI MONTE LABBRO (Torre e cappella rupestre – XIX secolo)

41bLocalità: Arcidosso (GR)

La grotta e, soprattutto, la torre “nuragica” in cima al monte Labbro sono strettamente legati alla vita ed alla storia di David Lazzaretti, detto anche il profeta dell’Amiata. Colui che nella seconda metà dell’800 fondò una fratellanza religioso-sociale, i giurisdavidici, basata sulla condivisione dei beni terreni e sulla spiritualità dell’anima. Lazzaretti morì nell’Agosto 1878, fermato a fucilate dai carabinieri durante una processione considerata come una manifestazione sovversiva. A testimonianza della presenza di questa comunità restano appunto la torre e la piccola chiesetta ricavata all’interno della grotta sottostante, ancora oggi meta di pellegrinaggi.

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GROTTA DI SAN FILIPPO BENIZI (Romitorio rupestre – XIII secolo)

42aLocalità: Bagni San Filippo di Castiglione d’Orcia (SI)

Quella di San Filippo Benizi è una cappella tanto particolare quanto rara, poiché scavata in una roccia di travertino del monte Amiata. Prende appunto il nome dal santo, priore dell’ordine mendicante dei Servi di Maria, che si rifugiò per alcuni mesi in questi luogo nel 1262 alla notizia della sua nomina al soglio pontificio dopo la morte di Clemente IV. La narrazione vuole che il Santo, al ritrovamento di questa grotta, riuscì miracolosamente a far sgorgare l’acqua e far nascere così i bagni di San Filippo, come riconoscenza alla gente del luogo che lo aveva accolto e aiutato in quel delicato momento della sua vita. La devozione degli abitanti favorì la trasformazione dell’antro prima in cappella e poi in romitorio. All’interno della grotta sono custoditi un busto in gesso del Santo (XVIII secolo) ed un crocifisso in legno scolpito, secondo la tradizione, dallo stesso.

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ROMITORIO DI SAN CRISTOFORO ALLA SELVA (Ex chiesa-romitorio – XIV secolo)

Località: Roccalbegna (GR)

Il romitorio di San Cristoforo alla Selva sorge in un bosco di castagni secolari alle pendici del monte Faete nel grossetano. Di origine incerta, sembra essere appartenuto dapprima agli Agostiniani, quindi alla comunità di Roccalbegna; verso la fine del ‘700 viene ceduto e destinato ad usi agricoli. Per il resto, nel presbiterio si possono ancora osservare tracce di affreschi.


MUGELLO

EREMO DI GAMOGNA (Complesso cenobitico – XI secolo)

Località: Marradi (FI)

44bLa nascita dell’eremo di Gamogna, che si trova in una posizione particolarmente isolata del crinale appenninico tosco-romagnolo, si deve a san Pier Damiani, che lo fonda nel 1053 dedicandolo a san Barnaba. Nel 1532, però, viene chiuso per mancanza di monaci e trasformato in parrocchia alle dipendenze della basilica di San Lorenzo a Firenze. Nel secondo dopoguerra, a causa dello spopolamento delle colline, anche la parrocchia viene soppressa e la struttura dell’eremo va inesorabilmente in rovina. Nel 1991, per iniziativa di un sacerdote faentino e di altri volontari, si dà il via ai lavori di restauro che, in qualche modo, lo riporteranno in vita. L’attuale chiesa conserva l’originaria struttura romanica, con una semplice facciata a capanna, un’ampia abside semicircolare ed un campanile a vela. Dell’antico complesso monastico rimangono invece il chiostro, le celle dei monaci, il forno, gli essiccatoi e la stalla.

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EREMO DI SAN MICHELE IN TREBBANA (Chiesa-romitorio – XI secolo)

Località: Marradi (FI)

L’eremo di San Michele in Trebbana, situato nel comune di Marradi ma in prossimità del confine romagnolo, è un’antica chiesa con ampia canonica fondata nel 1063, anno in cui san Pier Damiani la donò agli eremiti di Gamogna. Assieme all’altro eremo di San Barnaba di Gamogna, ha sempre fatto parte del cosiddetto “piviere di San Valentino”, fin dal primo millennio centro della vita sociale e religiosa delle vallate di Tredozio e Modigliana. Nelle immediate vicinanze va segnalata la presenza di una magnifica quercia secolare, il cui tronco misura 4,75 metri di circonferenza.

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GROTTA DEL ROMITO (Romitorio rupestre – XIV-XV secolo)

Località: Campigno di Marradi (FI)

La cosiddetta “grotta del Romito” è una apertura formatasi nell’ammasso tufaceo in tempi assai remoti e più avanti, in età altomedievale, adibita a luogo di eremitaggio da diversi beati, tra cui Pietro di Portico. All’interno, tutt’ora, sgorga un’acqua con capacità prodigiosamente salutari per il corpo e lo spirito.

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CELLINA DEL SALVIATI (Cappella-romitorio – XIII secolo)

47Località: Vaglia (FI)

La cellina del Salviati, che si trova nell’area del santuario di Montesenario, è famosa soprattutto perché, nel giardinetto antistante, vegeta ancora la vite miracolosa che, producendo frutti nel cuore dell’inverno, avrebbe suggerito (secondo la tradizione) ai sette santi fondatori la crescita prodigiosa dell’ordine dei Servi di Maria.


GROTTA DEL BEATO MANETTO (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Vaglia (FI)

La grotta del Beato Manetto, con all’interno un’effigie del Santo, si trova assieme a quelle di sant’Alessio e di san Filippo Benizi in prossimità del santuario di Montesenario, di cui è stato uno dei fondatori.

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GROTTA DI SAN FILIPPO BENIZI A MONTESENARIO (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Vaglia (FI)

La grotta di San Filippo Benizi, situata nell’appendice nord del santuario di Montesenario, è costituita da grossi macigni ed è preceduta da un tempietto in pietra eretto nel 1629, dove i pellegrini attingono l’acqua per assicurarsi la protezione del Santo. Si tratta della prima dimora del Santo, uno tra i sette fondatori del famoso cenobio.

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GROTTA DI SANT’ALESSIO FALCONIERI (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Vaglia (FI)

La grotta di Sant’Alessio Falconieri si trova sulle colline di Montesenario, alla base dell’omonimo e famoso santuario, ed è stata la primitiva dimora del Santo, morto nel 1310 all’età di 110 anni e tra i suoi sette fondatori. Una gradinata scavata nella roccia consente di accedere all’angusto ipogeo che custodisce una lapide a memoria.

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TUSCIA

51ORATORIO DI PITIGLIANO (Oratorio rupestre – IV secolo)

Località: Pitigliano (GR)

L’oratorio rupestre, situato fuori le mura in prossimità della porta di Sovana, si presenta come una piccola grotta di forma ellissoidale scandita all’interno da semicolonnine e archetti a tutto sesto scolpiti sulla parete di fondo. Secondo un’interpretazione controversa, un’epigrafe sulla parete destra recherebbe una data del IV secolo, non corroborata però da segni o simboli tipici dell’epoca paleocristiana.


52ORATORIO ANONIMO (Oratorio rupestre – V secolo)

Località: Sovana (GR)

L’oratorio in questione si trova nascosto nella boscaglia in una zona poco fuori dall’abitato e si articola in una serie di ambienti scavati nella parete tufacea, alcuni dei quali inaccessibili a causa dei crolli subiti dalla struttura. Nell’aula principale si può ancora rinvenire un altare, cui si accede con dei gradini incisi nella roccia, accompagnato da diverse nicchie e da una grande croce scolpita sul soffitto: mentre sulle pareti di un’altra adiacente sono presenti dei frammenti di affreschi di tre probabili santi. In ogni caso, se le origini cultuali dell’oratorio appartengono al tempo della cristianizzazione dell’area, gli affreschi invece, per quanto assai deteriorati, sono una testimonianza della sua vicenda in età medievale.

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VAL DI CHIANA ARETINA

EREMO DI SAN LORENZO ALLA MONTANINA (Chiesa e romitorio – XI secolo)

Località: Castiglion Fiorentino (AR)

L’eremo di San Lorenzo ha origini molto antiche, infatti già prima dell’anno Mille, in quello stesso luogo, esisteva un edificio sacro dedicato a San Biagio. Nella seconda metà del Trecento il titolo di San Biagio venne sostituito da quello di San Lorenzo ed accompagnato dalla costruzione di un piccolo gruppo di case circostanti: di fatto, un vero e proprio borgo abitato che prese appunto il nome di San Lorenzo o San Lorenzo alla Montanina. Nel Cinquecento, e per oltre un secolo, borgo e chiesa subirono un penoso tracollo, divenendo oggetto di scorribande. Dopo alterne vicende, sia la chiesa che l’intero borgo sono stati di recente restaurati sì da tornare ad esercitare l’antica vocazione eremitica, consentendo oltre alle visite anche il ritiro spirituale.

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EREMO “LE CELLE” (Complesso cenobitico – XIII secolo)

Località: Cortona (AR)

54bL’eremo Le Celle si trova arroccato tra le grotte naturali del monte Sant’Egidio, in mezzo ad un bosco e vicino a un corso d’acqua, nel territorio di Cortona. E’ il primo convento realizzato e abitato da san Francesco (1211) dopo aver ricevuto le stimmate. Il complesso è costruito in modo da seguire il naturale andamento del terreno: le celle e le altre stanze del convento, infatti, sono collocate a gradoni e collegate tra di loro mediante ponticelli di pietra. Il convento ha avuto quali ospiti illustri San’Antonio da Padova, frate Elia, il beato Guido e san Bonaventura. Dal 1537 è abitato e curato dai frati francescani cappuccini che lo hanno anche scelto come luogo di noviziato per i giovani desiderosi di seguire le orme del Santo. Ancora oggi è possibile visitare la celletta personale di San Francesco, l’oratorio dei suoi primi compagni e l’antico romitorio che frate Elia, dopo la sua morte, realizzò con le pietre delle grotte seguendo il modello di eremo “ideale” descritto e voluto dal Santo.

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VAL DI CHIANA SENESE

BUCA DI SAN FRANCESCO (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Cetona (SI)

La buca o grotta di San Francesco si trova nel “parco naturalistico ed archeologico di Belverde” appena fuori Cetona, in un ambiente montano pressoché incontaminato e circondato da boschi di alto fusti. La tradizione vuole Cetona-Belvedere-Grotta-di-S_-Francescoche proprio in questa grotta, la più grande tra quelle presenti nell’area e già abitata nella preistoria, abbia soggiornato per un certo periodo il Santo di Assisi, da cui prende il nome.

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56BUCA DI SAN BARTOLOMEO (Chiesa e romitorio rupestri – XIII secolo)

Località: Celle di San Francesco di Cetona (SI)

La buca di San Bartolomeo si trova in località Celle di San Francesco appena fuori Cetona, in una zona montana ricca di cavità naturali adattate a celle eremitiche. Nella fattispecie, venne edificata una chiesetta rupestre con annesso cenobio per i frati cappuccini.

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CRIPTA DI SANTA MUSTIOLA (Cripta rupestre – III secolo)

Località: Chiusi (SI)

La cripta di Santa Mustiola, all’origine forse una tomba etrusca scavata nel tufo, non è solo la parte più antica ma è soprattutto il fulcro su cui ruota e si articola la struttura catacombale paleocristiana in cui la santa venne inumata nel 274. A seguito della costruzione di una basilica sub divo tra il IV ed il V secolo, poi caduta in rovina, il luogo di culto viene abbandonato e dimenticato fino a quando, nel 1634, la casuale escavazione di un pozzo non lo riporta alla luce e, dopo un opportuno restauro, lo riapre al pubblico. Nella grande cripta, oltre al sepolcro originario della santa (sebbene il corpo sia stato da tempo traslato nella cattedrale di San Secondiano), si trovano un altare e, dietro, un’antica cattedra con diverse epigrafi.

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EREMO DELLA BANDITA (Ruderi di cappella-romitorio – XV secolo)

Località: Farnetella di Sinalunga (SI)

58L’eremo della Bandita, ubicato in un poggio poco distante da Farnetella e dai “boschi della bandita”, da cui probabilmente prende il nome, a partire dal 1400 è stato abitato da un misterioso eremita chiamato Alessio, a quanto pare di illustre e ricchissimo lignaggio. La tradizione vuole che questi si rifugiasse in quel luogo costruendo da solo la cappella e l’annessa capanna dove dimorò fino alla morte. Alessio è vissuto in penitenza, officiando ogni mattina la messa per i pochi pastori e recandosi spesso ad assistere i bisognosi e, soprattutto, gli infermi del vicinospedale”.


VAL D’ORCIA

EREMO DEL VIVO (Chiesa-romitorio – XI secolo)

Località: Vivo d’Orcia di Castiglione d’Orcia (SI)

La pieve di San Marcello e l’annesso oratorio di san Bartolomeo noti come “eremo del Vivo”, sono due edifici sacri che si trovano nell’omonima località di Vivo d’Orcia. L’oratorio di San Bartolomeo, denominato anche Ermicciolo, fu probabilmente la prima sede dell’eremo del Vivo, la cui fondazione è attribuita a san Romualdo all’inizio dell’XI secolo. Il piccolo edificio è a navata unica con abside semicircolare. La facciata esterna, finemente decorata, è arricchita nella parte superiore da una serie di arcatelle, mensolette e colonnette di squisita fattura.

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ROMITORIO DI PIENZA (Romitorio rupestre – XIV secolo)

Località: Pienza (FI)romitorio-di-pienza

l romitorio di Pienza è il famoso luogo sacro poco distante dal centro storico della città che un’epigrafe incisa in una pietra sepolcrale fa risalire al 1344. Si tratta di una grande e tortuosa caverna scavata nella roccia tufacea provvista di due ingressi a quote differenti e di un orticello, una cisterna, una cappella, il “letto del romito” e la sala cosiddetta delle sculture, realizzate in altorilievo lungo le pareti e rappresentanti varie forme umane: la Madonna del Latte, il Cristo, una sirena bicaudata. Per certo il romitorio è stato frequentato in epoche diverse da un numero considerevole di eremiti, il più noto dei quali fu un certo frate Luca che scolpì nella lastra di pietra anzidetta una significativa frase sulla “precarietà dell’essere umano”.

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BUCA DEL BEATO (Romitorio rupestre – XIV-XV secolo)

Località: Monticchiello di Pienza (SI)

La “buca del Beato” si apre nella parete calcarea di in una profonda forra del torrente Tresa in val d’Orcia. La tradizione vuole che sia stata abitata dal beato Giovanni Benincasa che, dopo aver soggiornato in un eremo presso il monte Amiata, vi si stabilì e, dopo una ventina d’anni di preghiera, stenti e penitenza, morì (1426). Il luogo, grazie alle sue virtù taumaturgiche, divenne ben presto meta di pellegrinaggio per i paesani che si recavano a pregare presso il 61“giaciglio del beato” (letto e cuscino di roccia), ancora oggi contrassegnato da una croce di ferro.

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62CELLA DI FRA’ BONAVENTURA (Romitorio rupestre – XVII secolo)

Località: Castiglioncello del Trinoro di Sarteano (SI)

La cella di Fra’ Bonaventura, che si trova nella frazione di Castiglioncello del Trinoro, è una di quelle cavità naturali chiamate “grotte del sasso” in cui ha vissuto fino alla morte nel 1626 il francescano Bonaventura de Venere, già eremita in altre grotte dell’Umbria.                                                                                     mmmmmmmmmmmmmmmmm                                                           mmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmm            mmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmm


VALDELSA

CELLINA DI SANTA VERDIANA (Cella eremitica – XIII secolo)

Località: Castelfiorentino (FI)

La cellina (così viene comunemente chiamata) di Santa Verdiana è la piccola cavità dell’Oratorio di Sant’Antonio dove, agli inzi del Duecento, la Santa si ritirò per condurre un’esistenza di solitudine e meditazione. Secondo la tradizione, vi rimase in compagnia di due serpi per ben trentaquattro anni fino alla sua morte nel 1236. In seguito, al di sopra della cellina tutt’ora visibile, fu edificato il santuario dedicato alla sua memoria.

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VALLE DEL SERCHIO

64CELLA DI PRETE RUSTICO (Cappella-romitorio – XII secolo)

Località: Montuolo di Lucca (LU)

I resti ancora discretamente conservati della cappella dove un tempo sorgeva la cella di Prete Rustico, luogo di eremitaggio documentato sin dal 1198, si trovano sulla collinetta di Cocombola, appena fuori l’abitato di Montuolo nella valle del Serchio, accanto ad un convento agostiniano.


65bEREMO DELLA SPELONCA (Chiesa e romitorio rupestre – XII secolo)

Località: San Giuliano Terme (PI)

L’antico insediamento, identificato anche come eremo di San Giuliano di Spelonca o di San Giorgio, si trova in territorio lucchese, nelle vicinanze del Passo di Croce, dove un tempo transitava la vecchia via di comunicazione tra Pisa e Lucca. Il romitorio viene fondato nel 1190, come gli altri insediamenti della zona, da una comunità eremitica dei monti Pisani. La costruzione più evidente è rappresentata da una chiesetta ad aula unica, di epoca più tarda rispetto alla fondazione; la facciata e la volta a botte sono del 1800, ma le strutture, che mostrano anche un prolungamento posteriore, sono di origine medievale. Caso poco comune, nelle vicinanze vi sono interessanti strutture ricavate direttamente nella roccia tra cui una cisterna con bocca quadrangolare, un vano nella grotta provvisto di muro di contenimento, una scalinata con fori per un cancello ed una vasca circondata da canalette che lasciano supporre un 65cutilizzo anche abitativo degli eremiti.

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EREMO DI SANTA MARIA DI MIRTETO (Ruderi di complesso cenobitico – XII secolo)

66Località: Mirteto di San Giuliano Terme (PI)

Sub-area: Monti Pisani

L’eremo di Santa Maria di Mirteto si trova nell’omonima frazione del comune di San Giuliano Terme alle pendici del monte della Conserva. L’antico complesso monastico, attestato fin dal 1150, nonostante il lungo abbandono, conserva ancora l’originario assetto medievale: oltre alla chiesa ricca di decorazioni scultoree, sono rilevabili le forme degli ambienti monastici, delle rustiche abitazioni, dei granai e del frantoio.

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EREMO DI SANTA MARIA AD MARTYRES DI RUPECAVA (Chiesa e romitorio rupestre – XIII secolo)

67cLocalità: Ripafratta di San Giuliano Terme (PI)

Sub-area: Monti Pisani

L’antica chiesa con eremo agostiniano di Santa Maria ad Martyres di Rupecava o Lupo Cavo, la cui origine è attestata intorno al 1214, è collocata sull’ultimo sprone del monte Pisano, nel territorio di Ripafratta. E’ stata edificata a ridosso di alcune grotte naturali, già luoghi di eremitaggio dal V secolo, e fino ad alcuni decenni fa, meta di culto e devozione per le proprietà curative delle gocce d’acqua stillate dalla volta rocciosa. Si dice che sant’Agostino, ospite dell’eremo, dettò proprio qui la regola “de cognitione veræ vitæ”.

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VALTIBERINA

EREMO DI BARUCOLA (Ruderi di cappella-romitorio – XIII secolo)

Località: Barucola di Badia Tedalda (AR)                   Sub-area: Alpe della Luna

La località appenninica di Barucola nel 1200 ha visto il fiorire di una comunità eremitica agostiniana. L’eremo deve la sua fama al beato Andrea Dotti, noto anche come Andrea da Sansepolcro, che in quel luogo visse e morì (1315). Con il disgregarsi della comunità nel corso del XIV secolo, l’eremo finirà per essere utilizzato da privati per l’attività agricola fino al 1950. Attualmente, purtroppo, la grande casa rurale oltre ad una cappelletta versano in stato di avanzato degrado.


EREMO DI CERBAIOLO (Complesso cenobitico semirupestre – VIII secolo)

Località: Pieve Santo Stefano (AR)                            Sub-area: Alpe della Luna    

69bL’eremo di Cerbaiolo si affaccia (861 metri) sulla costa strapiombante di un’altura, in una zona ricca di anfratti naturali e sorgenti prospiciente la valle Tiberina. Sorto come monastero benedettino nell’VIII secolo, dal 1216 è abitato dai Francescani finché nel 1783 diviene parrocchia. Non è certo se abbia ospitato o no il Poverello, sicuramente vi ha sostato sant’Antonio, del quale ancora oggi si indica il luogo dove pregava. Sempre al santo padovano sono dedicate la chiesa, con portali settecenteschi e tre altari rinascimentali in pietra, e la cappella, edificio a torre del 1716 con il fianco occidentale poggiante sulla nuda roccia. Distrutto dai tedeschi durante gli  eventi bellici del 1944, l’eremo è stato restaurato da sorella Chiara, un’eremita della Piccola Compagnia di santa Elisabetta. Da quando la suora è morta (aprile del 2010) viene gestito da frate Francesco che mutua la sobria ospitalità dell’eremo a favore di quanti desiderano trascorrere alcuni giorni a più stretto contatto con Dio. Suggestivo ed elegante, il Cerbaiolo per la sua posizione ricorda il santuario della Verna, tanto che un noto detto popolare recita: “Chi ha visto la Verna e non Cerbaiolo, ha visto la madre e non il figliolo”.

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EREMO DELLA MADONNA DEL FAGGIO (Chiesa e romitorio – XV secolo)

Località: Cercetole di Pieve Santo Stefano (AR)                Sub-area: Alpe della Luna

70bL’eremo della Madonna del Faggio si trova in località Cercetole nei pressi di Pieve Santo Stefano ed è stato edificato dalla confraternita di Stintigliano a metà del XV secolo nel luogo in cui, secondo la tradizione, la Madonna era apparsa ad una pastorella. La piccola chiesa riprende la forme e lo stile ricorrenti negli edifici ecclesiastici di montagna, tipici dell’Appennino tosco-romagnolo: pianta rettangolare, navata unica, tetto a capanna, facciata con apertura ad arco e campanile a vela. A destra della chiesa è collocato il romitorio coperto dalla stessa falda del tetto.

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EREMO DI MONTECASALE (Complesso cenobitico – XIII secolo)

Località: Sansepolcro (AR)                                      Sub-area: Alpe della Luna

71Immerso nel verde dei boschi, vicino a corsi d’acqua e grotte naturali, l’eremo di Montecasale viene fondato nel 1213 da san Francesco che lo riceve in dono dal vescovo di Città di Castello. L’edificio, risalente all’XI secolo, acquista l’aspetto attuale probabilmente nel 1500. L’opera d’arte più antica è la pregevolissima scultura della Madonna con Bambino che si vuole portata dal Poverello dalle rovine del vicino castello. Ma 71ctutto l’eremo è ricco di memorie francescane: l’oratorio con la pietra che serviva a Francesco da letto; un crocifisso portato dal Santo; tre piccole urne che contengono alcune reliquie e due teschi dei tre ladroni di cui si narra la conversione. All’esterno del convento sono visibili la fonte di San Francesco, secondo alcuni fatta scaturire da lui stesso; la fonte di “Grappa l’Orso” dove avrebbero bevuto i tre ladroni; il “sasso spicco”, dove si dice che il Santo gareggiasse con l’usignolo nel cantare le lodi di Dio, e l’orticello in cui, secondo la tradizione, metteva alla prova l’obbedienza di due giovani desiderosi di diventare frati.

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EREMO DI MONTEVICCHI (Ruderi di chiesa-romitorio – XIII secolo)

Località: Montevicchi di Sansepolcro (AR)                            Sub-area: Alpe della Luna

72La località di Montevicchi, nella valle del torrente Afra, è nota per essere stata la sede di una comunità eremitica fondata all’inizio del XIII secolo da un certo Giovanni, sui terreni messi a disposizione da alcune famiglie della zona. Intorno al 1297, l’eremo di Montevicchi venne definitivamente abbandonato e sostituito dall’altro vicino di Santa Lucia a Bovigliano. Attualmente a Montevicchi rimangono solo i ruderi di un articolato insediamento agricolo, sorto sui resti dell’antico eremo.


 

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