Sardegna (16)

 

CAMPIDANO

CRIPTA DI SANTA RESTITUTA (Cripta rupestre – IV-VI secolo)

Località: Cagliari-Stampace (CA)                                Sub-area: Golfo degli Angeli

1dLe origini del santuario rupestre di Santa Restituta, situato sotto l’omonima chiesa della città vecchia, sono piuttosto remote se, come accertato da una recente indagine archeologica, l’utilizzo cultuale dell’ipogeo risale all’epoca pagana romana (II-I secolo a.C.) per riprendere, dopo un lunghissimo abbandono, in quella cristiana medievale. La cripta odierna, collegata all’esterno da due rampe di scale scavate nella roccia, è formato da un ampio ambiente centrale con l’altare maggiore sovrastato da tre nicchie realizzate nel 1614 per ospitare, quella di centro, le reliquie delle sante Giusta, Giustina, Enedina e Restituta, oltre alla statua della titolare, e quelle laterali, rispettivamente i simulacri del vescovo Eusebio e dell’abbadessa Eusebia ritenuti, tradizionalmente, figli della Santa. Anche se, pochi anni più avanti, dopo il rinvenimento dei presunti corpi dei santi, si finirà con l’aggiungere una cappella di fondo con altare per contenere i resti. Nel corso dell’ultima guerra il sacro ipogeo è stato utilizzato come rifugio dai bombardamenti aerei dai cagliaritani che, per maggior sicurezza, nasconderanno le reliquie della Santa nella chiesa di Sant’Anna. Se ne perderà la memoria e, solo alla fine degli anni Novanta, si tornerà casualmente a ritrovarle.

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2CRIPTA DI SANT’AGOSTINO (Cappella rupestre – VI secolo)

Località: Cagliari-Stampace (CA)        Sub-area: Golfo degli Angeli

La cappella rupestre di Sant’Agostino, situata sotto un palazzo signorile del vecchio centro storico, non è soltanto quel che rimane del complesso degli Agostiniani ma è anche il luogo in cui dal VI all’VIII secolo sono state conservate le spoglie mortali del Santo, giunte casualmente a Cagliari dal nord Africa. Quando, infatti, nella seconda metà del XVI secolo sia la chiesa 2ache il convento, edificati in onore del Santo oltre un secolo prima inglobando la cripta, verranno demoliti per ristrutturare la cinta muraria della città e poi, alla fine del XIX, per far posto al nuovo Palazzo Accardo, l’ipogeo perderà la funzione cultuale e resterà sempre più isolato e abbandonato. Tuttavia ancora oggi è possibile ammirare l’altare marmoreo che cela la cavità dove, secondo la tradizione, furono temporaneamente custodite le reliquie del Santo.


CRIPTA DI SANT’AVENDRACE (Cripta rupestre – II-III secolo)

3aLocalità: Cagliari-Sant’Avendrace (CA)

Sub-area: Golfo degli Angeli

3La cripta di Sant’Avendrace è l’angusto ipogeo di epoca fenicio-punica dove tradizionalmente il vescovo di Cagliari, vissuto nel I secolo, si sarebbe rifugiato per sfuggire alle persecuzioni e dove, poi, sarebbero state custodite le sue spoglie mortali. L’accesso all’odierna cripta è assicurato da uno stretto passaggio che si apre vicino all’ingresso dell’omonima chiesa edificata sub divo, proprio in corrispondenza dell’abside della originaria zona presbiteriale.


CRIPTA DI SANT’EFISIO (Cappella rupestre – III secolo)

4bLocalità: Cagliari-Stampace (CA)             Sub-area: Golfo degli Angeli

Con la denominazione “cripta di Sant’Efisio” si identifica il carcere scavato in profondità nella roccia calcarea dove, secondo la tradizione, sarebbe stato torturato il santo guerriero prima di venir decapitato a Nora allo scadere del III secolo. Situato a 9 metri sotto il suolo ed accessibile tramite una ripida scalinata, l’ipogeo presenta una pianta quadrangolare ed un soffitto sostenuto centralmente da due grossi pilastri. Nella parete est, addossato ad una absidiola, è situato un seicentesco altare marmoreo affiancato dalla colonna a cui sarebbe stato legato il Santo per venir flagellato. Per il resto, all’inizio del Settecento all’interno della cripta sono state rinvenute e identificate le spoglie mortali del martire Edizio, un soldato al seguito di Eutizio; mentre più avanti, in epoca moderna, l’ipogeo è stato utilizzato dai cagliaritani come rifugio dai bombardamenti aerei nel corso della seconda guerra mondiale.

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GALLURA

EREMO DEI SANTI TRANO E NICOLÒ (Chiesa e romitorio rupestre – IV-XIII secolo)

Località: Luogosanto (OT)

Si tratta della chiesetta edificata racchiudendo la piccola grotta in cui i Santi Trano e Nicolò nel IV secolo decisero di ritirarsi a vita eremitica. L’edificio, che peraltro poggia su un enorme masso granitico, è di una semplicità disarmante, quasi per non nuocere alla sacralità della grotticella davanti alla quale è collocato un rozzo altare di pietra.

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ALTARE DI SANTO STEFANO (Altare rupestre – VI-VII secolo)

Località: San Leonardo di Oschiri (OT)                                  Sub-area: Monte Limbara

L’altare rupestre di Santo Stefano è sicuramente un monumento unico nel suo genere e, per certi versi, tutt’ora suggestivamente misterioso. Risale al periodo bizantino ma, probabilmente, si tratta di un antico altare pagano riadattato alle esigenze del nuovo rito cristiano con la realizzazione di numerose e variegate nicchie (triangolari, circolari, ovoidali) per la deposizione delle offerte da parte dei fedeli.

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IGLESIENTE

GROTTE DELLE SANTE INTROXIA E VIDA (Romitori rupestri – XIII secolo)

Località: Iglesias (CA)

7cI romitori rupestri delle Sante Introxia o Vittoria e Vida o Vitalia sono le grotte all’interno del sistema carsico di “Corongiu de Mari” nell’Iglesiente, abitato sin dalla preistoria, che in epoca giudicale sarda (XIII secolo) diventeranno luoghi di culto per le comunità locali.

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LOGUDORO

CHIESA DI SANT’ANDREA PRIU (Chiesa rupestre – VI-VII secolo)

Località: Bonorva (SS)                                                     Sub-area: Altopiano di Campeda

8gLa chiesa di Sant’Andrea Priu, nell’omonima necropoli rupestre, è l’ennesima testimonianza di un luogo di culto cristiano tratto da un edificio pagano. Occupa infatti buona parte della Tomba del Capo, una tra le più belle e grandi domus de janas, con una ventina di camere ed un’area di 250 mq, che durante il periodo bizantino viene trasformata in chiesa rupestre e, più avanti, agli inizi del Quattrocento intitolata al Santo. Con la trasformazione, in pratica, i tre ambienti principali saranno riadattati a nartece per i catecumeni, ad aula per i fedeli ed a bema per gli officianti. Tutti questi ambienti, comunicanti tra loro, sono intonacati e ricoperti di affreschi palinsesti duecenteschi (nel ’69 è venuto alla luce un substrato di dipinti d’epoca addirittura paleocristiana) che, soprattutto nel bema, sono anche ben conservati e rappresentano un ciclo pittorico con scene del Nuovo Testamento, come l’Annunciazione, la Visitazione, la Natività, l’Adorazione dei Re Magi, la Presentazione di Gesù al Tempio, la Strage degli Innocenti, ecc. Senza trascurare un Cristo benedicente tra i quattro Evangelisti che si staglia al centro di una parete ed, infine, il soffitto riccamente decorato con losanghe, frecce, uccelli e simboli cruciformi.

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CHIESA DI SANT’ANTONIO ABATE (Chiesa rupestre – XVII secolo)

Località: Bortigali (NU)                                             Sub-area: Altopiano di Campeda

Sulle origini della chiesa di Sant’Antonio Abate di Bortigali si hanno scarse notizie. Tuttavia dalla semplicità costruttiva dell’avancorpo si può ipotizzare che sia stata realizzata intorno al Seicento scavando la parete rocciosa. Sopra l’altare, in una delle tre nicchie di fondo è presente una statua lignea di san Barnaba, proveniente dalla diruta chiesa che un tempo si trovava sul monte Santu Padre.9a

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10bSU CRASTU DE SANTU ELISEU (Romitorio rupestre – VIII-IX secolo)

Località: Mores (SS)

Su crastu de Santu Eliseu, ovvero la pietra di Sant’Eliseo, è il grosso masso erratico situato alle pendici del monte Santo, in una zona che, soprattutto in età medievale, è stata interessata da insediamenti monastici di matrice orientale. Nella fattispecie, all’interno del masso è stata ricavata una serie di ambienti di diversa forma e dimensione, ora con incavi e ripiani alle pareti, ora con un contenitore per l’acqua scavato al centro, e ora con sedili e giacitoi illuminati da una piccola finestra. Ma a prescindere da questi elementi strutturali, peraltro tipici di una qualsiasi dimora rupestre, sono invece i tanti simboli cristiani incisi nella roccia che inducono a prefigurare se non la funzione propriamente cultuale quantomeno la frequentazione di monaci o eremiti.

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GROTTA DI SAN LUSSORIO (Chiesa e romitorio rupestre – IV-V secolo)

Località: Romana (SS)

La cappella rupestre di San Lussorio, a pochi chilometri dall’abitato, ingloba e racchiude la caverna dove il Santo, secondo la tradizione, sarebbe vissuto in solitudine e preghiera subito dopo la conversione e la fuga da Cagliari, e poi divenuta luogo di culto nel periodo paleocristiano (V-VI secolo) ed in quello tardo-medievale. La grotta di oggi si configura con l’aula della chiesetta, con la volta a botte, le pareti solcate da canaline per la raccolta dell’acqua da stillicidio in una piccola vasca ed in fondo, addossato ad una parete artificiale che separa l’ambiente dal fondo della grotta, l’altare con le due statue di San Lussorio, in divisa di militare romano e in abito episcopale, al centro, e quelle dei santi Cesello e Camerino, giovani compagni del martire Lussorio, ai lati. Oltre l’altare, come già detto, c’è la parte della grotta utilizzata dal Santo come romitorio, con un paio di nicchie che, tutt’oggi, conservano ancora dei resti di affreschi.

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NURRA

CHIESA DI SANTU PEDRU (Chiesa rupestre – V-VI secolo)

12Località: Alghero (SS)          Sub-area: Riviera del Corallo

La chiesa rupestre di Santu Pedru occupa una delle tombe (la IV) dell’omonima necropoli, trasformata e adibita a luogo di culto in età altomedievale. Nella fattispecie, dalla camera principale è stata ricavata un’ampia aula con due absidi provvisti di piccoli altari dedicati rispettivamente a san Pietro ed a santa Lucia. Per il resto la chiesa piuttosto spoglia e modesta non presenta tracce di eventuali decorazioni.


CHIESA DI FUNTANA GUTIERREZ (Chiesa rupestre – VII-IX secolo)

13cLocalità: Sassari (SS)

La cosiddetta “chiesa di Funtana Gutierrez” è stata rinvenuta negli anni Novanta all’interno di un complesso residenziale edificato in una ridente vallata alla periferia di Sassari. La chiesa rupestre, di fatto, è stata realizzata tra il VII ed il IX secolo trasformando e riadattando una tomba ad arcosoli di epoca tardo-romana interamente scavata nella parete calcarea. In una prima fase, si presentava con due absidi provviste di altare separate da un pilastro cui, in un secondo momento, verrà aggiunta (scavata) una terza nicchia, sempre con funzione di abside ma diretta a ovest-nord-ovest e affiancata da due croci bizantine (una su globo) incise sulla roccia. Per il resto non va trascurato che nell’area circostante sono presenti anche una cisterna romana con i resti di un’antica rete idrica nonché di altre domus de janas riutilizzate in epoca altomedievale.

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SINIS

IPOGEO DEL SANTO SALVATORE (Cripta rupestre – III-IV secolo)

Località: Cabras (OR)                                          Sub-area: Golfo di Oristano

14Con la denominazione “ipogeo del Santo Salvatore” viene da sempre identificato il sito rupestre che si trova sotto l’omonima chiesa del XVII secolo. Le origini risalgono all’età nuragica quando si decise di scavare un pozzo per il culto delle acque, poi dai Romani dedicato ad Asclepio e infine nel paleocristiano al Salvatore. In ogni caso, l’attuale sistemazione dell’ipogeo va ascritta al periodo tardo-imperiale, con la parte inferiore scavata nella roccia e quella superiore costruita con mattoni e blocchi di tufo intonacato. L’accesso odierno si apre all’interno della chiesa mediante una scala incisa nella roccia che immette in un corridoio sottostante lungo il quale si aprono diversi ambienti, talvolta provvisti di lucernario e pozzetto d’acqua sorgiva, per lo più destinati ai pellegrini, fino ad arrivare a quello più grande absidato con un paio di lucernari, un pozzo con acqua sorgiva, due rozzi altari per il culto cristiano ed un contenitore nuragico con funzione di acquasantiera. Per il resto, sulle pareti di tutti gli ambienti si possono ancora rinvenire iscrizioni in caratteri punici, latini e persino arabi assieme ad alcuni dipinti a fresco, riconducibili sia al culto pagano (Proserpina, Pegaso, Ercole, ecc.) che a quello cristiano (pesce, pavone).

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S’EREMITA MATTEU (Chiesa-romitorio – XVIII secolo)

Località: Narbolia (OR)                                            Sub-area: Montiferru

15bSi tratta dell’insolita chiesetta di sassi, rinvenuta all’interno di un’area archeologica con numerosi nuraghi (Cuccuru s’Eremita), che come attestato dalla diocesi oristanese, sul finire del Settecento, è stata la dimora eremitica di un certo Matteu. Insolita perché la chiesa presenta la facciata esterna con l’accesso a V rovesciata, come quello di un nuraghe, e sovrastato da un rosone contrappuntato da tre puttini scolpiti in bassorilievo.

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SULCIS

CRIPTA DI SANT’ANTIOCO (Cripta rupestre – II-III secolo)

Località: Sant’Antioco (CI)                                            Sub-area: Isola di Sant’Antioco

16bLa cripta di Sant’Antioco, all’interno delle omonime catacombe sottostanti l’odierna basilica, è in realtà il luogo dell’antica necropoli punica dove il Santo, secondo la tradizione, tra il I ed il II secolo trovò rifugio e morì. La “camera del santo” diverrà presto il centro cultuale per le prime comunità cristiane e più tardi per la realizzazione della bella basilica. Ancora oggi il corpo del Santo, morto nel 127, si trova dentro il sarcofago di fronte all’ingresso delle catacombe che, caratterizzate da sepolture scavate nelle pareti o sotto il pavimento oltre che da particolari arcosoli e dipinti a fresco di cui rimangono solo pochi frammenti, sono ripartite in due settori: sant’Antioco e santa Rosa, sua madre.

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