Marche (62)

 

COLLINE ANCONETANE

GROTTE DI CAMERANO (Chiese rupestri – XIII-XIV secolo)

Località: Camerano (AN)

1bSecondo gli esperti le grotte di Camerano sono un coacervo di millenni di storia. I primi a scavarle furono i Piceni a partire dal IX secolo a.C., forse con l’intento di ricavarne cisterne per l’acqua o depositi per lo stoccaggio delle derrate alimentari; ma con il passare dei secoli quel mondo nascosto si è ampliato e trasformato, adeguando le architetture all’uso via via diverso. Pertanto se la “grotta del Sole e della Luna”, con simbologie proprie del culto del dio Mitra, è di probabile epoca romana; del medioevo sono invece le absidi e gli altari cristiani dove si soffermavano a pregare i pellegrini in viaggio verso il santuario di Loreto. E forse nella stessa epoca, com’è provato dalle croci patenti incise sulle pareti, passarono di qui anche i Cavalieri Templari. Tra gli ambienti più marcatamente religiosi va rilevata la “grotta Ricotti” che, per l’inequivocabile aspetto di chiesa ipogea interamente scavata nella roccia nonché per la singolare ubicazione, al di sotto dei resti della chiesa di Sant’Apollinare anteriore all’anno Mille, è sicuramente uno degli ambienti più interessanti dell’intero complesso. Senza trascurare che i particolari architettonici di questa cripta, sulla cui volta è presente una croce greca, richiamano alla mente taluni romitori basiliani dell’area mediterranea. Ed infine la “grotta Mancinforte” dove, oltre ad un piccolo altare, fino al ‘700 erano presenti dei bassorilievi a sfondo religioso.

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CONERO

EREMO DI SAN BENEDETTO (Ruderi di cenobio rupestre – XI secolo)

Località: Sirolo (AN)                       Sub-area: Parco Regionale del Conero

Del vecchio eremo di San Benedetto, oltre alla piccola grotta, rimangono degli spezzoni di muro, alcuni archi, un ambiente a volta ed una cisterna; per il resto la vegetazione ha impietosamente ricoperto l’intera area dove un tempo sorgeva il piccolo monastero con i suoi orticelli tutt’intorno alla chiesetta ipogea. L’eremo, assieme ai suoi possedimenti, viene citato in un documento del 1038 e ciò vuol dire che doveva esistere già da tempo. Il primitivo insediamento monastico ricalcava probabilmente la tipologia propria delle laure orientali, con le celle eremitiche sparse nel monte ed  una chiesa centrale dove dimorava l’abate. Abitato nel Quattrocento anche da due eremiti2b “donna”, il romitorio nel Cinquecento passa ai camaldolesi di monte Corona, ramo benedettino riformato dal beato Paolo Giustiniani, dando così la stura ai bellicosi dissidi tra questi ed i gonzaghiani del sovrastante eremo di San Pietro che finiranno per distruggerlo.

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EREMO DI SAN PIETRO AL CONERO (Ex complesso cenobitico – XI-XVIII secolo)

Località: Sirolo (AN)            Sub-area: Parco Regionale del Conero3b

L’antico eremo ora badia di San Pietro si trova in cima al monte Conero, nei pressi di un’ombrosa lecceta. Sotto la facciata tardo-settecentesca dalle semplici forme si nasconde un’armoniosa chiesa romanica caratterizzata da fantastici capitelli con intriganti raffigurazioni di flora e fauna. L’interno è a tre navate su pilastri e colonne, con presbiterio rialzato e cripta; mentre sul fianco destro dell’edificio è situato il convento, ora adibito ad albergo. Il complesso religioso è documentato a partire dal 1038, anno in cui viene regolato assieme al sottostante eremo di San Benedetto. La pacifica convivenza tra i due romitori durerà fino al 1518: l’ingresso degli eremiti di santa Maria di Gonzaga nel primo, e quello dei camaldolesi nel secondo, provocherà incomprensioni, scaramucce ed accesi litigi,3a fino a sfociare nell’incendio del monastero di San Pietro nel 1558 che costringerà i gonzaghiani ad abbandonarlo, favorendo così la riunificazione delle due chiese sotto l’autorità camaldolese sino al 1861.

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GROTTA DEL MORTAROLO (Romitorio rupestre – XII secolo)

Località: Sirolo (AN)         Sub-area: Parco Regionale del Conero4c

La grande grotta del Mortarolo, un ambiente ipogeo naturale utilizzato come romitorio, si trova in mezzo alla macchia mediterranea nel versante sud-est del monte Conero. Consta di un unico vano con un rudimentale altare scavato nella viva roccia della parete di fondo. All’esterno, malcelata dalla fitta vegetazione, si nota una croce incisa nella roccia sovrastante l’ingresso. La particolare collocazione a picco sul mare e l’isolamento del luogo la ammantano, da sempre, di mistero e di inquietanti leggende. Il toponimo Mortarolo, peraltro, potrebbe derivare dal teschio utilizzato dai monaci come memento mori; dai mortari, le depressioni del terreno in cui ristagnano le acque; oppure dalla mortella, una mirtacea assai comune nella zona.

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GOLA DELLA ROSSA

EREMO DI GROTTAFUCILE (Ruderi di cenobio rupestre – XIII secolo)

Località: Castelletta di Fabriano (AN)

Sub-area: Parco Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi

I resti dell’eremo di Grottafucile si trovano nel cuore della Gola della Rossa, alle falde del monte Revellone a circa 380 metri d’altezza. L’eremo, fondato da san Silvestro abate all’inizio del XIII secolo, originariamente era di piccole dimensioni e constava di diversi ambienti ipogei attorno ad un piccolo chiostro. I vani scavati nell’ammasso calcareo, poco al disotto della cresta dello sperone roccioso, erano stati recuperati da un’antica cava romana o altomedievale e riadattati dagli eremiti con l’aggiunta di una utile cisterna per l’acqua. Subito dopo il trasferimento di san Silvestro abate nel 1231, il conte di Revellone, signore di quelle terre, donò Grottafucile a Silvestro Guzzolini, un colto e ricco canonico di Osimo che, sull’esempio di san Benedetto, conduceva vita eremitica in alcune grotte dell’Appennino assieme ad altri seguaci. L’eremo rimase abitato fino al XIX secolo o, comunque, fino alle soppressioni del 1861, a partire dalle quali venne abbandonato, andando via via in rovina.

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EREMO DI SANTA MARIA INFRA SAXA (Romitorio semirupestre – XI secolo)

Località: Genga (AN)                    Sub-area: Parco Regionale della Gola della Rossa e di Frasassi

L’eremo di Santa Maria infra Saxa si affaccia sul versante sinistro della Gola di Frasassi, addossato alla roccia sul limite esterno della grotta del Mezzogiorno, l’ampia spelonca abitata a lungo dall’uomo preistorico e dall’orso delle caverne. Di fatto è un semplice edificio religioso in pietra, il cui interno è in parte ricavato nell’ammasso roccioso, già citato in documenti del 1029 come oratorio e successivamente utilizzato come monastero di clausura per le monache benedettine. Non va trascurato l’elegante tempietto del Valadier, di stile neoclassico a pianta ottagonale con cupola, commissionato al grande architetto dal papa Leone XIII nel 1828, che gli fa compagnia occupando una parte significativa del maestoso incavo della grotta.

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MONTE CATRIA

EREMO DI FONTE AVELLANA (Complesso cenobitico – X secolo)

Località: Serra Sant’Abbondio (PU)

7L’eremo di Fonte Avellana, dedicato alla Santa Croce, si trova alle pendici del monte Catria nel territorio di Serra Sant’Abbondio. Le sue origini risalgono alla fine del X secolo e sono strettamente legate alla storia dei camaldolesi. Fondato probabilmente da san Romualdo nel 980 attraverserà un periodo di sviluppo culturale e spirituale soprattutto con l’avvento nella prima metà dell’XI secolo di san Pier Damiani, prima monaco e poi priore. La tradizione riporta ben 76 santi e beati vissuti in quell’eremo citato anche da Dante (forse ospite) nella sua Divina Commedia. Divenuto abbazia nel 1325, Fonte Avellana acquisisce anche un indiscusso potere socio-economico, praticando oltretutto la commenda. Nel 1569 la congregazione autonoma avellitana, che sino ad allora lo aveva retto, viene soppressa ed il monastero passa a quella cenobitica camaldolese. Gli inevitabili e perniciosi condizionamenti della commenda sulla vita monastica innestano però un lento ed inesorabile declino che si conclude con la7c soppressione napoleonica del 1810, poi seguita da quella italiana del 1866. Solo con il ritorno dei monaci camaldolesi nel 1935 Fonte Avellana ritroverà l’antico splendore.

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GROTTA DI SAN PIER DAMIANI (Romitorio rupestre – XI secolo)

Località: Serra Sant’Abbondio (PU)

La grotta di San Pier Damiani si trova sul monte Catria, poco distante da Fonte Avellana, ed è il luogo prescelto dal8a Santo agli inizi del primo millennio, allorquando entrò a far parte degli eremiti avellaniti per condividere l’austerità della loro vita. La grotta si presenta come un’ampia cavità con l’imboccatura delimitata da un muretto a secco ed all’interno un semplice altare in pietra.

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SANTUARIO DELLA MADONNA DEL GROTTONE (Santuario rupestre -XV-XVI secolo)

Località: Petrara di Serra Sant’Abbondio (PU)

Quello della Madonna del Grottone è un piccolo santuario rupestre con una statuina mariana posta al riparo di una grande grotta naturale che si apre alle pendici del monte Roma poco distante dall’abitato di Foce Alta di Petrara.

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MONTE NERONE

EREMO DI SANTA MARIA DI MORIMONDO (Ruderi di chiesa-romitorio – X-XI secolo)

Località: Piobbico (PU)

10cI resti dell’eremo di Santa Maria di Morimondo, seminascosti dalla fitta boscaglia di carpini, ornelli e lecci del fosso dell’Eremo (Monte Nerone), sono in realtà costituiti da un’arcata gotica e da alcune cortine murarie che hanno fatto parte di un edificio a pianta rettangolare e probabilmente a due piani, di cui quello inferiore con volta a botte. Le sue origini risalgono intorno all’anno Mille, sebbene il primo documento a farne menzione è del 1205, quale sede di una comunità eremitica che praticava la regola di san Pier Damiani. Dalla seconda metà del XIII secolo verrà ufficialmente sottoposto alla giurisdizione ecclesiastica di Fonte Avellana sotto la guida di sant’Albertino. Ma sarà definitivamente abbandonato in seguito al terremoto che colpì la zona nel 1781.

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GROTTA DI SANTA LUCIA (Romitorio rupestre – XII secolo)

Località: Piobbico (PU)

piobbicoLa grotta di Santa Lucia, quasi nascosta dalla boscaglia, occupa un singolare spazio tra le pieghe di scaglia rocciosa di un crinale del monte Carpineto. Del piccolo eremo rimangono un moncone di muro a chiusura dell’imboccatura della grotta ed un rustico altare di pietra sovrastato da un affresco piuttosto deteriorato raffigurante la Santa. Numerose nicchie e incavi scavati nella parete rocciosa lasciano prefigurare un sistema di travature in legno, a conferma di un’antica e più ampia utilizzazione del sito; mentre una cavità ben modellata nella parete sinistra è quel che resta di un probabile tabernacolo devozionale.

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GROTTA DI SANT’UBALDO (Romitorio rupestre – XII secolo)

Località: Piobbico (PU)

La grotta di Sant’Ubaldo, a pochi chilometri da Piobbico, è l’angusto pertugio che si cela tra le scaglie rosse che caratterizzano l’alta parete rocciosa di destra della gola del torrente Biscubio. E’ qui che il Santo si è rifugiato nel 1125, dopo la precipitosa fuga da Gubbio e da una nomina popolare a vescovo della città.

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MONTE SAN VICINO

EREMO DI SAN DOMENICO LORICATO (Ex romitorio semirupestre – XI secolo)

Località: Frontale di Apiro (MC)

13L’eremo di San Domenico Loricato, seppure da tempo trasformato in casa colonica e fienile, ancora riconoscibile dalle tracce di dipinti murali, si trova in una vallata alle falde del monte San Vicino, in località Stamponata. E’ stato abitato agli inizi dell’XI secolo da san Domenico Loricato, eremita assai noto per le pratiche penitenziali, la semplicità e la saggezza, e discepolo prediletto di San Pier Damiani.



EREMO DI SAN BONFIGLIO
(Ruderi di romitorio semirupestre – XII secolo)

14aLocalità: Cingoli (MC)

I resti dell’eremo di San Bonfiglio si trovano nelle immediate vicinanze di Cingoli, all’ombra dei fitti boschi montani. E’ questo il luogo dove San Bonfiglio di Osimo si ritirò, fino a morire logorato dalla penitenza (1115), al suo rientro in Italia dopo aver partecipato alla crociata in Terrasanta.

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ROMITORIO DI SANT’ANGELO DI AVENALE (Chiesa e romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Avenale di Cingoli (MC)

Il romitorio di Sant’Angelo di Avenale, situato a mezza costa nel versante sinistro della vallata, accorpa edifici diversi racchiusi da un muro di cinta irregolare attorno ad un cortile quadrangolare addossato alla roccia. Nel cortile, munito di pozzo, spicca la chiesa, probabilmente del 1251, ad aula unica e volta a botte sostenuta da   un’arcata poggiante su rozze colonne addossate alla parte rocciosa, con all’interno alcune lapidi a ricordo della liberazione dalla peste nel 1836 e della fine di un lungo periodo di siccità. A sinistra si nota il primitivo romitorio caratterizzato da una stretta porta e da una monofora strombata. Tuttavia l’elemento di maggior interesse del complesso è rappresentato dalla profonda grotta, probabilmente una cava di pietra romana o altomedievale, che è la parte cultuale più antica del15c luogo e da cui ancora oggi si raccoglie l’acqua che sgorga dalla viva roccia. L’edificio è attualmente abitato da un eremita.

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EREMO DELL’ACQUARELLA (Chiesa e romitorio – XIV Secolo)

Località: Albacina di Fabriano (AN)

16L’eremo di Santa Maria dell’Acquarella, detto anche “Romitella”, somiglia decisamente ad una torre solitaria che si erge, a 711 metri d’altitudine, tra i monti Maltempo e Cipollara. Realizzato in epoca medievale allo scopo di difendere il vicino castello di Albacina, è in realtà una semplice costruzione di pietra affiancata da una chiesetta del XV secolo con tetto a capanna. L’intero complesso è però immerso in un contesto naturale di grande attrattiva, caratterizzato com’è da estese foreste, massicci bastioni calcarei e fresche sorgenti. Nel 1529 l’eremo ha visto la nascita della nuova congregazione francescana dei Frati Minori della Vita Eremitica, meglio noti come “cappuccini”.

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SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA GROTTA (Santuario rupestre – XIII-XIV secolo)

Località: Grotte di Fabriano (AN)17b

Il santuario rupestre della Madonna della Grotta si trova abbarbicato sul versante nord della Vall’Acera, in un profondo incavo della parete calcarea del monte San Vicino e in posizione dominante rispetto al sottostante abitato di Grotte. L’aspetto attuale, in gran parte deturpato da una dissennata ristrutturazione del 1958, è in qualche modo riscattato da un pregevole dipinto murale nella parete di fondo risalente alla prima metà del XV secolo e raffigurante l’originaria immagine della Madonna con Bambino venerata nello speco. La chiesa che, secondo la tradizione, è stata edificata sul luogo dove la Vergine è apparsa ad un pastorello, viene menzionata per la prima volta in una bolla papale del 1262 come Santa Maria della Grotta sub altissimo scopulo (sotto un altissimo sasso).

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EREMO DI SAN BIAGIOLO (Cappella-romitorio rupestre – XI secolo)

Località: Poggio San Romualdo di Fabriano (AN)

18bL’eremo di San Biagiolo, oggi avvolto dalla fitta vegetazione, è in realtà la chiesetta realizzata nel 1732 sul luogo della primitiva cella dove san Romualdo morì il 19 giugno 1027 all’età di 120 anni. Si trova 18ca soli due chilometri dall’abbazia di Valdicastro, la cui storia è strettamente legata alla figura del Santo di Ravenna, asceta e riformatore del monachesimo benedettino. Il monaco Romualdo, infatti, giunse a Valdicastro intorno all’anno 1006 e, folgorato dalla selvaggia bellezza del luogo, lo scelse come sede del proprio ritiro eremitico. Dopodiché, dapprima costruì un semplice eremo nei pressi della fortezza di Civitella, e in seguito fondò l’abbazia. Più  avanti, inviso ai suoi stessi confratelli, contrari a perseguire la via delle rinunce e delle penitenze, Romualdo abbandonò amareggiato la valle per fare ritorno solo alla fine dei suoi giorni, appunto nel 1027, all’eremo di San Biagiolo.

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EREMO DELLA MADONNA DELL’ACQUANERA (Chiesa-romitorio – XII secolo)

Località: Buonconsiglio di Frontone (PU)

L’eremo della Madonna dell’Acquanera, a circa 700 metri d’altezza sulle pendici del monte Acuto, viene eretto allo scadere del XII secolo da un gruppo di religiosi eremiti. L’edificio, interamente in pietra, si caratterizza per un modesto portale romanico interno nonché per un grande arco a tutto sesto, sulla parete vicina all’ingresso, che accoglie l’altare impreziosito da una nicchia con una scultura cinquecentesca in terracotta della Vergine. L’antico sentiero che conduce al santuario è tutt’ora meta di pellegrinaggio e periodiche processioni da parte degli abitanti della sottostante vallata.

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ROMITA DI MONTE GEMMO (Ruderi di chiesa-romitorio – XIII secolo)

Località: Matelica (MC)

2020bQuelli della romita di Monte Gemmo, alle pendici dell’omonimo monte a 757 metri d’altezza, sono i resti dell’eremo fondato nel 1274 da frate Rinaldo Topino, già converso presso un monastero di Matelica. La romita viene citata in numerose fonti e fino al 1925 risultava ancora in discrete condizioni. Allo stato attuale sono riconoscibili la chiesa, il campanile e alcuni locali dell’eremo, sia pure completamente fagocitati dalla vegetazione.

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GROTTA DI SAN FRANCESCO (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Braccano di Matelica (MC)

La grotta di San Francesco è situata sul versante sud-occidentale del monte San Vicino, a circa 1.250 metri d’altitudine, sopra la cengia di roccia che delimita il bosco. E’ un ambiente piuttosto angusto, poco profondo e reso meno impervio dalla radura che si allarga davanti. Assieme ad altre piccole cavità che si aprono nelle vicinanze, venne utilizzata da eremiti francescani e probabilmente adattata ad uso abitativo chiudendo l’imboccatura con un 21muretto in pietra addossato alla roccia, di cui però non rimane alcun segno.

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22GROTTA DI SANTA SPERANDIA (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Treia (MC)

La grotta di Santa Sperandia si apre sul versante nord del monte Acuto, in un ambiente di selvaggia bellezza, fatto di scoscesi ripiani calcarei e di vallate fittamente boscose. L’aspetto attuale dell’eremo, purtroppo, risente delle discutibili ristrutturazioni avvenute negli anni Settanta che hanno interessato sia la vecchia sterratina, ora trasformata in una scalinata di travertino, e sia l’antica chiesuola ipogea, divenuta un’edicola imbiancata d’intonaco. L’edificio religioso chiude parzialmente l’imbocco della grotta, profonda una decina di metri, che si affaccia sullo strapiombo della gola del rio Laque. Secondo la tradizione la Santa eremita di Gubbio, assai venerata per le sue capacità taumaturgiche, si sarebbe ritirata in questa grotta per lunghi anni, alla ricerca di una vita ascetica e piena di mortificazioni.

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MONTEFELTRO

EREMO DELLA MADONNA DEL FAGGIO (Chiesa ed ex romitorio – XIII secolo)

Località: Montecopiolo (PU)

L’eremo della Madonna del Faggio, originariamente di Santa Maria della Cella, si trova sul monte Carpegna dove ora sorge l’omonimo Santuario. L’antico eremo, stando alle testimonianze documentali, esisteva già nel 1200 ed era costituito da una semplice celletta che, però, la scellerata ristrutturazione dell’ultimo dopoguerra ha finito con il23a cancellare del tutto sovrapponendovi un nuovo campanile. L’unico tangibile segno di quell’epoca è mutuato dalla statua lignea della venerata Madonnina a cui il santuario è dedicato.

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MONTI SIBILLINI

GROTTA EREMITICA DI BUGGERO (Romitorio rupestre – XII-XIII secolo)

Località: Bolognola (MC)                  Sub-area: Parco Nazionale dei Monti Sibillini24

Dell’antico romitorio di Buggero rimane solo una piccola grotta di difficile accesso nel fossato che scende dalla Costa dei Frati verso il Fiastrone, sul versante nord-orientale del monte Cacamillo (gruppo dei Sibillini). Secondo la tradizione l’angusto ed inospitale antro sarebbe stato abitato da un gruppo di frati eremiti.


EREMO DI SAN LEONARDO AL VOLUBRIO (Chiesa e romitorio – XX secolo)

Località: Montefortino (FM)                              Sub-area: Parco Nazionale dei Monti Sibillini

25bL’eremo di San Leonardo al Volubrio, ricostruito recentemente sui resti di un antico romitorio benedettino, è posto in una natura selvaggia, ricca di acque e caratterizzata da profonde e strette gole (Infernaccio) e da una fitta boscaglia di tassi, aceri e faggi, nel parco dei monti Sibillini. Si deve al cappuccino fra’ Pietro Lavini, detto il “muratore di Dio”, negli anni Sessanta il recupero e la goticheggiante ricostruzione della chiesa con l’annessa dimora, oltre alla vitale captazione dell’acqua del fosso Il Rio tramite un piccolo acquedotto e la sistemazione degli orti con alti muri a secco. L’insediamento, originariamente un fortilizio, è documentato fin dal 1066 ma, allo scadere del secolo e grazie ad una donazione, assurge a ruolo di eremo del Volubrio, con la presenza stabile di un priore e di alcuni monaci. Agli inizi del Cinquecento il romitorio venne ceduto agli eremiti camaldolesi di monte Corona che lo tennero fino al 1572 quando, a causa della “..rigidezza et asprezza del luogo, et neve quasi insopportabile“, decisero di abbandonarlo. L’intero complesso fu definitivamente alienato dallo stato italiano nel 1861 e ceduto a privati che, utilizzandolo come stalla e magazzino per attrezzi, ne sancirono l’inevitabile decadenza.

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EREMO DI SOFFIANO (Ruderi di romitorio semirupestre – XII secolo)

Località: Sarnano (MC)                         Sub-area: Parco Nazionale dei Monti Sibillini

26bL’eremo di Soffiano è racchiuso in un incavo naturale del monte Ragnolo, in un contesto naturale di grande suggestione per il profondo silenzio e la vista spettacolare di pareti strapiombanti, cupi valloni e folti boschi. I ruderi dell’antica struttura del 1101, di cui rimangono un alto muro in conci di pietra rosata e parte dell’ambiente che costituiva la chiesetta, sono ancora addossati sotto la parete rocciosa. E mentre delle celle dei frati, disposte ad un livello più basso, non rimangono tracce, è invece ancora presente la sorgente un tempo utilizzata dagli eremiti. Assieme al vicino convento di San Liberato, l’eremo di Soffiano è uno dei luoghi più amati da san Francesco, tanto da citarlo più volte nei Fioretti. In particolare sono ricordati i fratelli Umile e Pacifico, uomini di grande santità e perfezione, che in tempi diversi vi hanno soggiornato. Tra il 1274 ed il 1276, in un difficile momento per l’ordine francescano, l’eremo verrà però definitivamente abbandonato.

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EREMO DI SAN CATALDO DI USSITA (Romitorio rupestre – XV secolo)

27Località: Ussita (MC)

Sub-area: Parco Nazionale dei Monti Sibillini

L’eremo di San Cataldo si trova lungo la valle del torrente Ussita al disotto di una balconata calcarea del monte Careschio (parco dei Sibillini), vicino alla strada che da Sasso conduce a Ussita. Dalle scarne notizie si sa che fu abitato dai frati fino al 1535, anno in cui fu unito alla Collegiata di Visso. Attualmente risulta all’interno di una proprietà privata.


ROMITORIA DI CENTELLE (Chiesa-romitorio – XV-XVII secolo)

Località: Fematre di Visso (MC)

28Sub-area: Parco Nazionale dei Monti Sibillini

La romitoria delle Centelle in Valnerina, lungo le pendici del Cimamonte, è l’attuale solitaria chiesina campestre di Madonna del Casale pressoché addossata al moncone d’una torre medievale. L’origine piuttosto incerta può basarsi solo sulla data 1666 incisa in una parete della chiesa, per quanto potrebbe riferirsi all’anno di una sua ristrutturazione. Al suo interno è conservato un affresco raffigurante la Madonna con Bambino tra san Giovanni e sant’Antonio abate.

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PIANA DEL METAURO

29GROTTA DI SAN PATERNIANO (Santuario rupestre – III-IV secolo)

Località: Caminate di Fano (PU)

La spettacolare grotta di San Paterniano, che si trova in località Caminate di Fano, nel tratto che scende verso la sponda destra del Metauro, è stato un luogo prediletto dalle prime comunità cristiane per riunioni e preghiere. Scoperta casualmente nel XVIII secolo, secondo la tradizione, sarebbe stata utilizzata come rifugio dal Santo e da alcuni suoi compagni nel periodo delle persecuzioni ordite dagli imperatori Diocleziano e Massimino (295-305 d.C.), sebbene si trattasse in realtà di una struttura preesistente appartenente ad una villa romana e adibita a deposito di granaglie. L’ambiente, con una pianta a T (un cunicolo principale, largo poco più di 2 e lungo 18 metri, intersecato da un braccio di 15 metri), è costituito da ciottoli di fiume e frammenti 29adi laterizi legati tra loro con malta e calce.

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EREMO DI MONTE GIOVE (Complesso cenobitico – XVII secolo)

Località: Rosciano di Fano (PU)

30cL’eremo di Monte Giove, posto sulla sommità del colle più elevato attorno a Fano, viene edificato tra il 1609 ed il 1627 dai monaci camaldolesi dell’ordine di san Benedetto. In poco tempo diventa così importante da meritare la visita nel 1657 della regina di Svezia, Cristina Alessandra. La chiesa, ricostruita nel 1741 e dedicata al Salvatore, a pianta ottagonale e con facciata tripartita, conserva al suo interno le statue di san Benedetto, santa Scolastica, san Pier Damiani e san Bonifacio, oltre a quella di san Romualdo, fondatore dell’ordine camaldolese, opera del veneziano Antonio Corradini. Dalla precedente chiesa seicentesca provengono invece le pregevoli tele del pittore camaldolese Venanzio da Camerino. Attualmente l’eremo, oltre alla chiesa, contempla una tipica serie di casette per i monaci con relativi orti ed una foresteria per ritiri spirituali.

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VAL DI CHIENTI

31EREMO DI SAN BENEDETTO DE CRYPTA (Ruderi di cenobio semirupestre – IX-X secolo)

Località: Valcimarra di Caldarola (MC)

I resti dell’antica abbazia di San Benedetto de Crypta in Saxo Latronis, romitorio benedettino del IX-X secolo, sono ancora addossati ad uno sperone roccioso del monte Fiegni, a pochi metri della chiesa rupestre della Madonna del Sasso. Si evidenziano buona parte della possente torre, un ambiente con volta a botte, alcune pareti in muratura della chiesa con portale a tutto sesto, una monofora ed una cisterna interrata.

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SANTUARIO DELLA MADONNA DEL SASSO (Romitorio semirupestre – IX-X secolo)

32cLocalità: Valcimarra di Caldarola (MC)

La vicenda del bianco santuario della Madonna del Sasso, incastonato nella roccia alle pendici del monte Fiegni, è indissolubilmente legata alla vicina e potente abbazia di San Benedetto de Crypta, giacché si ipotizza che venne edificato come romitorio per ospitarne i monaci. Più avanti, nel XIV secolo, con il declino dell’abbazia, il romitorio passò ad una comunità femminile di penitenti francescane. Dei secoli a venire non si hanno notizie, fatta salva la presenza di un affresco della seconda metà del Cinquecento con la Crocifissione ancora ben conservato sulla parete di fondo. L’interno, a navata unica e volta a crociera sostenuta da arcate a tutto sesto, è impreziosito da una pala d’altare con un frammento d’affresco che raffigura la Madonna con Bambino.

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EREMO DELLA MADONNA DI VALPOVERA (Chiesa e romitorio – XIV-XV secolo)

Località: Sant’Erasmo di Camerino (MC)

L’eremo della Madonna di Valpovera, situato nel vallone che divide il monte Igno dal Campalto, in prossimità dell’antica sterrata per Calcina, è un modesto edificio formato da due corpi: la chiesa, con la facciata a capanna e soffitto a capriate; e la parte abitativa per l’eremita. Fino a pochi anni fa la chiesa custodiva una trecentesca statua lignea della Madonna con Bambino ora allocata nella chiesa di Sant’Andrea a Calcina per preservarla da un eventuale trafugamento.

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34aGROTTA DEL BEATO RIZZERIO (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Coda di Muccia (MC)

La piccola grotta del Beato Rizzerio, che si trova nei pressi dell’omonimo Santuario, è quella in cui il discepolo e confessore di san Francesco trovò rifugio alla morte del maestro. Si racconta nei Fioretti che il nobile Rizzerio della Muccia ed il compagno di studi Pellegrino da Falerone rimasero talmente affascinati da una predica di san Francesco il 15 agosto 1222 al 34punto da abbandonare l’università e seguire il Santo ad Assisi come suoi fedeli discepoli. Alla morte di Francesco (3 ottobre 1226) frate Rizzerio, per scampare alle persecuzioni in atto, fu costretto ad allontanarsi da Assisi riparando in un eremo poco distante dalla casa paterna, appunto a Coda di Muccia, dove visse di carità e di preghiera fino alla morte avvenuta il 7 gennaio 1236.


ROMITA DI MONTE CAVALLO (Ruderi di chiesa-romitorio – X-XI secolo)

Località: Collattoni di Monte Cavallo (MC)

L’antica romita della Madonna della Valle o –  come è meglio conosciuta – di Monte Cavallo, sul versante nord del monte omonimo, di cui rimangono soltanto i ruderi di una chiesa addossata ad una stalla abbandonata, si trova in un luogo di particolare attrattiva paesaggistica, soprattutto per le faggete secolari che caratterizzano l’intera valle di Santa Maria. Sulla data della fondazione non si hanno notizie documentate ma le sue origini sono sicuramente precedenti al 1138, quando compare tra i possedimenti del monastero folignate di Santa Croce di Sassovivo. A partire dal 1603 comincia a versare in stato di abbandono, per andare poi definitivamente in rovina nel corso dell’ultima guerra mondiale.

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EREMO DI SANT’ANGELO DI PREFOGLIO (Santuario rupestre – XII secolo)

Località: Pieve Torina (MC)

36L’antico eremo di Sant’Angelo di Prefoglio, conosciuto anche come “romitorio dei Santi o delle Colonne”, si staglia sul boscoso versante sinistro della valle di Sant’Angelo. La chiesa, di forme ottocentesche a ridosso della parete rocciosa, racchiude il prezioso santuario ipogeo, dedicato all’Arcangelo Michele, ricavato nella profonda (35 metri) grotta retrostante. Una lapide semicircolare della nuova facciata proveniente dalla chiesa primitiva riporta un’iscrizione con la data MCXLVIII ma è altrettanto interessante la decorazione romanica con i due leoni dal capo rivolto verso una croce nell’atto di mordersi la coda. All’interno un ambiente quadrangolare immette nell’antico santuario costituito da un unico 36bvano, la cui volta a botte di pietra si restringe progressivamente. Una nicchia ospita una statua di san Michele e sul fondo della cripta si trova un altare in calcare rosso, poggiante su un cippo e circondato da quattro colonnine di marmo cipollino. Sul pavimento è situata una vaschetta quadrata che raccoglie lo stillicidio d’acqua della volta ricalcando le tipicità di un santuario micaelico: la grotta che si addentra nelle viscere della montagna e l’acqua salutare che stilla dalla roccia. Al di là della datazione 1148 che ne ricorda la fondazione o un’importante ristrutturazione, non vanno trascurate le leggende connesse alla denominazione di “romitorio dei Santi” che si rifanno ad un passaggio dei santi Pietro e Paolo per evangelizzare la zona oppure ad alcuni non meglio identificati martiri cristiani che sarebbero stati decapitati nella cripta.

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EREMO DELLA MADONNA DEL SASSO (Chiesa-romitorio semirupestre – XIV-XV secolo)

Località: San Martino di Serravalle in Chienti (MC)

37Il santuario rupestre della Madonna del Sasso, situato su un costone roccioso a strapiombo sulle sorgenti del fiume Menotre, ha svolto la funzione di romitorio fino alla metà del ‘900. La chiesa, con un portale gotico ed un pavimento interamente ricavato dalla nuda roccia, pur conservando il carattere umile e spoglio tipico degli eremi, custodisce i resti di pregevoli affreschi votivi del ‘400 e del ‘600. Per quanto, a parte quello quattrocentesco del Giudizio Universale, asportato ed ora custodito presso la chiesa nuova, il destino degli altri, a causa della persistente umidità, sembra piuttosto segnato. Tra questi vanno senz’altro menzionate le raffigurazioni (XV secolo) della Madonna con Bambino, di san Bernardino da Siena e di sant’Antonio abate.

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VALLE DEL FIASTRONE

GROTTA DEI FRATI (Ruderi di cenobio rupestre – XIII secolo)

Località: Cessapalombo (MC)                                         Sub-area: Parco Nazionale dei Monti Sibillini

grottafratiI resti della grotta dei Frati sono immersi in un ambiente naturale di rara bellezza, caratterizzato com’è dagli spettacolari calanchi rosati delle Lame Rosse e dall’aspra gola del Fiastrone. Grazie agli scavi effettuati negli anni Settanta si è potuto appurare che l’antico romitorio era costituito da una piccola chiesa ipogea e da un cenobio, antistante l’imbocco della grotta, composto da cellette con volte a botte e collegate tra di loro da un corridoio. In fondo alla caverna si erge invece una cappelletta ipogea in travertino poroso, materiale assai diffuso nella zona, e nel lato sinistro vi è ancora una cisterna per raccogliere le infiltrazioni d’acqua della parete rocciosa. Originariamente eremo benedettino, viene citato per la prima volta nel 1256 come luogo prediletto da sant’Egidio, monaco eremita ed abate francese. Altri documenti menzionano invece la presenza di Frati Minori già dalla prima metà del XIII secolo, a significare che i francescani utilizzarono questa grotta fin dagli esordi del loro ordine. Tra la fine del XIII secolo e l’inizio del XIV, la grotta offrì ospitalità ai francescani clareni, meglio noti come Fraticelli che, osteggiando il malcostume dilagante nella Chiesa, furono perseguitati come eretici. Sempre nel XIV secolo l’eremo passò ai Minori Osservanti del vicino convento di Golfano che vi rimasero fino alle soppressioni papali del 1653. Da lì in avanti il luogo è rimasto abbandonato a sé stesso fino ai nostri giorni.

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GROTTA DI SANT’EGIDIO (Romitorio rupestre – XIII secolo)

39Località: Cessapalombo (MC)

Sub-area: Parco Nazionale dei Monti Sibillini

La piccola grotta di Sant’Egidio, che si apre alla base dell’omonimo sperone roccioso o “scoglio”, si trova nella parete di sinistra dell’accesso alla gola del Fiastrone, poco oltre la grotta delle Capre, quasi a sovrastare l’intera vallata, in una posizione alquanto impervia e raggiungibile solo dall’alto.


GROTTA DEL BEATO UGOLINO (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Cessapalombo (MC)

La piccola grotta del Beato Ugolino si trova in prossimità della val di Nicola ed è quella in cui il giovane rampollo di una nobile famiglia di Fiegni, dopo aver rinunciato a tutti i suoi beni con l’intento di seguire la via tracciata dal Poverello di Assisi, si ritirò in eremitaggio per trent’anni, vivendo di contemplazione, meditazione e preghiera in un contesto decisamente aspro e selvaggio. Purtroppo, a causa di una grossa frana, l’accesso della grotta è da tempo ostruito.


GROTTE DELLE PENITENTI (Romitori rupestri – XII secolo)

Località: Cessapalombo (MC)

Le grotte delle Penitenti o delle Monache sono situate ancora più in alto rispetto allo scoglio di Sant’Egidio e la tradizione vuole che in questi luoghi più di una donna si sia appartata per condurre una vita di penitenza, ancor prima che la chiesa riconoscesse gli ordini religiosi femminili. Ma, come evocato dalla stessa titolazione, è verosimile supporre che si trattasse di donne in qualche modo riconducibili al vicino convento di San Francesco, le cosiddette (volgarmente) “infratate”.

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GROTTA E FONTANELLE DI SAN NICOLA (Romitorio rupestre – XVI secolo)

Località: Sant’Angelo in Pontano (MC)

42La grotta e le fontanelle di San Nicola, nelle vicinanze del fiume Salino, sono i luoghi di preghiera e di contemplazione prediletti dal Santo che, secondo la tradizione popolare, ha fatto sgorgare l’acqua dalla roccia. Tanto la grotta, contenente alcuni graffiti del XVI secolo, quanto la fonte sono ancora oggi assai venerati dalla popolazione locale.                           mmmmmmmmmmmmmmm


VALLE DEL GIANO

EREMO DI SAN SILVESTRO IN MONTE FANO (Complesso cenobitico – XIII secolo)

Località: Fabriano (AN)

silbestroL’eremo di Monte Fano viene fondato nel 1231 da san Silvestro Abate e diventa da subito centro di irradiazione e casa madre della nuova congregazione silvestrina. Secondo la tradizione, il primitivo oratorio dedicato a san Benedetto da Norcia viene edificato attorno alla fonte Vembrici, una sorgente d’acqua tutt’ora esistente. I monaci di Monte Fano conducono vita penitente nella solitudine, vivono del lavoro delle proprie mani, indossano una veste ruvida e praticano un costante digiuno. A ben undici dei primi seguaci di Silvestro la tradizione ha attribuito il titolo di “beati”: tra questi, Giovanni del Bastone e Ugo degli Atti. Alla morte del Santo fondatore, avvenuta a Monte Fano il 26 novembre 1267, si contano già dodici diverse comunità silvestrine per un totale di 120 monaci. Da qui in avanti inizierà però un lento ed inesorabile declino, in parte contenuto dai ripetuti restauri che, a partire dalla seconda metà del Quattrocento e via via fino al Settecento ed ai nostri giorni, interesseranno il complesso monastico. Del nucleo originario dell’eremo rimangono infatti pochi ambienti, seppure restaurati: l’oratorio di san Benedetto con la fonte Vembrici e la cripta di san Silvestro. Per il resto, dopo alterne vicende, l’eremo è oggi tornato alla legittima conduzione di una piccola comunità di monaci silvestrini.

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EREMO DI SAN VERECONDO (Chiesa-romitorio – XII secolo)

Località: Paterno di Fabriano (AN)

L’eremo di San Verecondo è situato alle pendici del Serrone delle Pianacce, nel territorio di Paterno di Fabriano. Del piccolo complesso religioso edificato intorno al 1100, il romitorio è andato pressoché in rovina alla fine del Trecento, mentre si è riusciti a preservare la chiesetta che, peraltro, custodiva un prezioso trittico del XIV secolo raffigurante la Madonna con Bambino tra sant’Agostino e san Verecondo, ora al sicuro presso la pinacoteca civica di Fabriano.

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EREMO DELLA MADONNA DI VALDISASSO (Complesso cenobitico – XI-XII secolo)

Località: Valleremita di Fabriano (AN)

eremo_sasso_04L’eremo della Madonna di Valdisasso, in località Valleremita, è un antico cenobio che il passare del tempo e le travagliate vicende hanno fortemente modificato. L’unico residuo del nucleo primitivo è probabilmente la piccola chiesa, all’origine parte di un antico castello, poi oratorio delle monache e infine fienile nell’Ottocento, costruita in conci di pietra, ad aula rettangolare e con le volte a crociera di stile gotico riconducibili al XV secolo. Nella parete absidale è rappresentata una copia del celebre “polittico di Valleremita”, il capolavoro giovanile di Gentile da Fabriano, dal 1811 custodito a Brera. Nei dintorni del convento45c si apre la grotta nella roccia calcarea, da qui il nome di Santa Maria di Valle Saxa, che probabilmente ha accolto il primitivo romitorio femminile. L’eremo, parzialmente abbandonato dalle religiose forse già nel XII secolo a causa dell’estrema solitudine del luogo, secondo la tradizione, ha ospitato san Francesco, in compagnia di fra’ Egidio, durante il suo viaggio nella Marca di Ancona del 1209. Nel XIV secolo l’eremo versava però in condizione così precarie da spingere le monache a cederlo ad un signorotto che, a sua volta, lo donò ai Frati Minori Osservanti che lo restaurarono e ne fecero uno dei loro principali conventi. I francescani vi prospereranno fino alle soppressioni governative del 1866; passato a privati, il complesso sarà utilizzato come casa colonica e stalla. Attualmente nei locali, in gran parte restaurati, risiede una piccola comunità di frati minori.

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VALLE DEL POTENZA

EREMO DELLA MADONNA DI VALCORA (Chiesa-romitorio – XIII secolo)

Località: Valcora di Fiuminata (MC)

L’eremo della Madonna di Valcora, nato come cappella mariana, poi trasformatosi in santuario e infine in eremo, fu costruito su uno sperone roccioso del monte Boldaino, in prossimità dell’omonimo abitato. La cappella primitiva venne ristrutturata nella seconda metà del Trecento e successivamente ampliata nel 1728; mentre l’annesso eremo, ormai ridotto in rudere, è stato ricostruito solo di recente. La chiesa a navata unica, con tetto a capanna, conserva l’antica abside trecentesca ricca di interessanti affreschi attribuiti a Diotallevi di Angeluccio da Esanatoglia.

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EREMO DELLA MADONNA DELLE MACCHIE (Complesso cenobitico – XI-XII secolo)

Località: Gagliole (MC)

L’eremo della Madonna delle Macchie viene fondato tra l’XI ed il XII secolo da monaci benedettini ed ha conservato la destinazione di romitorio per almeno tre secoli. Il complesso monastico, dotato di un piccolo chiostro con pozzo al centro, è formato da due edifici affiancati: uno maggiore, costituito dalla chiesa principale; e l’altro minore, probabilmente adibito a oratorio. Per la costruzione dell’edificio religioso sono stati usati materiali del luogo come il calcare ed il laterizio, mentre l’architettura riflette un’alternanza di stili, dal romanico al gotico, che tuttavia conferisce un gradevole effetto d’insieme. All’interno sono conservati pregevoli affreschi trecenteschi raffiguranti, tra l’altro, due Madonne attribuite a Lorenzo Salimbeni.

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48GROTTA DI SAN VITTORINO (Romitorio rupestre – VI secolo)

Località: Pioraco (MC)

48bLa grotta di San Vittorino è la piccola cavità, chiusa da un’inferriata e contenente un altarino in pietra, ricavata in una fiancata del monte Gualdo, poco sopra Pioraco. Si tratta del luogo in cui nel VI secolo si ritirò in penitenza san Vittorino, rampollo di nobile e facoltosa famiglia, dopo aver devoluto i suoi beni ai poveri e nel desiderio di condurre una vita in solitudine e penitenza.


SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA GROTTA (Chiesa semirupestre – XVIII secolo)

Località: Pioraco (MC)

Il santuario della Madonna della Grotta o delle Carceri (dai romiti, inclusi o carcerati, che lo abitarono) è un piccolo edificio del XVIII secolo parzialmente incastonato in una rientranza della parete rocciosa, a suo tempo utilizzata come romitorio. All’interno conserva una statua lignea quattrocentesca della Madonna con Bambino.

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EREMO DI SANT’EUSTACHIO IN DÒMORA (Chiesa e ruderi di romitorio rupestre – VIII-X secolo)

Località: San Severino Marche (MC)

L’eremo di Sant’Eustachio, in realtà un’importante e secolare abbazia benedettina di cui oggi resta solo la chiesa romanica addossata alla parete rocciosa, si trova in una gola tra i monti di Crispiero e d’Aria nei pressi delle straordinarie omonime grotte, sedi di antiche cave o carceri. La primitiva chiesa di San Michele in Dòmora probabilmente dell’XI secolo è identificabile con l’attuale presbiterio mentre il piano sottostante la chiesa è costituitoeremo_domora_13 da numerose anguste celle con volte a botte, forse le antiche dimore dei monaci. Il luogo, assai frequentato, svolgeva anche la funzione di hospitium per i viandanti che percorrevano la comoda strada montana tra Camerino e la valle del Chienti. Le origini del monastero di San Michele in Dòmora sono assai remote, potrebbero addirittura risalire all’VIII secolo, come induce a sospettare il collegamento dell’Arcangelo Michele con i Longobardi; anche se le prime citazioni documentali sono del 1047 e del 1086. Il cambiamento della denominazione da San Michele a Sant’Eustachio ed il relativo ampliamento della chiesa e del cenobio si devono ad un conseguente rinnovamento spirituale. Tuttavia nel XIV secolo ha inizio la decadenza e da allora il monastero comincia ad andare in rovina e la chiesa diviene un inevitabile ricovero per greggi e fuorusciti. L’eremo, nonostante un intervento di consolidamento nel 1855, oggi versa in precarie condizioni.

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GROTTA DEL BEATO BERNARDO DA QUINTAVALLE (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Apolla di Sefro (MC)

La grotta del Beato Bernardo da Quintavalle occupa una delle numerose cavità naturali presenti sul versante roccioso meridionale del monte Crestaio. In questa zona, denominata anche “le Carceri”, gli eremiti hanno riadattato ad abitazione le diverse grotte, come testimoniano i numerosi coppi e pietre conce ancora visibili. La tradizione vuole che fra’ Bernardo da Quintavalle, nobile di Assisi e primo compagno di san Francesco, si rifugiò a vivere per due anni 51ain questa grotta della montagna di Sefro. Dopo Bernardo altri eremiti si sono certamente succeduti nel luogo, forse gli stessi francescani che si insediarono più tardi a Pioraco.

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VALLE DEL TRONTO

GROTTA DI SAN GERBONE (Ruderi di cappella-romitorio rupestre – XIV-XV secolo)

52Località: Acquasanta Terme (AP)

La grotta di San Gerbone, nel cuore dell’omonima foresta, uno dei boschi più belli dell’Appennino, è una cavità dovuta all’erosione dell’acqua oltremodo interessante, sia dal punto di vista naturalistico che da quello storico. Collocata “su un rupo in loco asperrimo”, secondo la definizione di un vescovo che la visitò nel 1719, custodiva una piccola chiesa-eremo documentata fin dal 1571.


GROTTA DI SANT’EGIDIO (Romitorio rupestre – XII secolo)

Località: Novele di Acquasanta Terme (AP)

Quella di Sant’Egidio è la grotta in cui, secondo la tradizione, il Santo premendo la parete rocciosa fece scaturire una vena d’acqua capace di curare le febbri. Ancora oggi si può osservare l’impronta delle dita impressa nell’arenaria con i due buchi da cui l’acqua sgorga raccogliendosi tramite un canaletto in un’apposita buca (fatta dal ginocchio del Santo).

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54cTEMPIETTO DI SANT’EMIDIO ALLE GROTTE (Cappella rupestre – IV-XVIII secolo)

Località: Ascoli Piceno (AP)

Il tempietto di Sant’Emidio alle Grotte, cosiddetto per la ragione che il suo ambiente interno è costituito da una grotta naturale di roccia tufacea, è considerato uno dei monumenti più importanti di Ascoli Piceno, non solo perché Emidio ne è il patrono ma anche perché rappresenta un pregevole modello/esempio di arte religiosa barocca nelle Marche. La piccola chiesa è ancor più interessante in quanto si trova piuttosto defilata rispetto alla città, in un luogo appartato e particolarmente silenzioso dove sembra che, già nel III secolo, vi fossero le catacombe cristiane che, dal 309 e per oltre quattrocento anni, hanno custodito le spoglie mortali del Santo martire, traslate agli inizi dell’XI secolo nella cripta della cattedrale.

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EREMO DI SAN MARCO (Cenobio semirupestre – XIII secolo)

55bLocalità: Piagge di Ascoli Piceno (AP)

L’eremo di San Marco è collocato a ridosso della roccia calcarea dell’omonimo colle, quasi a voler dominare non solo Ascoli Piceno ma l’intera valle del Chienti fino all’Adriatico. Anche in lontananza spicca la romanica facciata di pietra concia, nobilitata da cinque bifore con colonnina e capitello centrale ed affiancata dalla torre campanaria. L’eremo consta di due ambienti sovrapposti: uno inferiore, con volta a botte ed un tempo interamente affrescato; l’altro superiore, con una struttura tombale del XV secolo. Le documentazioni riguardanti la sua fondazione risalgono all’inizio del XIII secolo, con il primitivo insediamento dei monaci cistercensi che vi rimasero fino al 1387, anno in cui il cenobio fu soppresso e trasformato in chiesa, con la realizzazione della torre campanaria, della scala d’accesso e dell’altare per il culto a favore degli abitanti di Piagge. Tuttavia da allora iniziò la sua lenta ed inarrestabile decadenza.

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GROTTA DEL BEATO CORRADO (Romitorio rupestre – XIII secolo)

Località: Piagge di Ascoli Piceno (AP)

La grotta del Beato Corrado, nella parete rocciosa del colle San Marco, è la singolare ed affascinante cavità scavata nel travertino dove il teologo francescano Corrado Miliani visse da eremita i suoi ultimi anni. Ed è questo il luogo in cui morì in 56aodore di santità nel 1289 ed una croce scolpita sulla pietra testimonia il culto e la devozione che  suscita nell’animo dei numerosi pellegrini che ancor oggi lo visitano.

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GROTTA DELLA MARGHERITA (Romitorio rupestre – XII secolo)

Località: Piagge di Ascoli Piceno (AP)

Della grotta della Margherita, sempre sul colle San Marco nei pressi di Ascoli Piceno, si sa davvero poco. Tuttavia per la vicinanza agli altri eremi e per le tradizioni locali si è propensi a ritenere che sia stato un luogo di romitaggio.

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EREMO DI SAN GIORGIO AI GRANITI (Ex complesso cenobitico – XIV secolo)

Località: Rosara di Ascoli Piceno (AP)

58aL’eremo di San Giorgio si trova alle porte di Ascoli Piceno, nei  pressi del borgo medievale di Castel Trosino in località Graniti di Rosara. L’edificio religioso, ora adibito a stalla e magazzino, presenta ancora un porticato di accesso colonnato sorretto da volte a crociera con resti di affreschi raffiguranti episodi agiografici di san Francesco. Adagiato sulle placche di granito del monte Rosara, in posizione dominante l’alta valle del Castellano, il romitorio è stato fondato probabilmente nel 1382 per ospitare la comunità dei frati clareni ed è rimasto in funzione fino alle soppressioni del 1861, anno in cui passò in mano privata.

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CONVENTO DELLA ROMITA (Ex complesso cenobitico – XV secolo)

Località: Cupramontana (AN)

L’ex convento della Romita è un edificio monastico francescano sorto nel 1452 nel luogo dove nel XII secolo esisteva la romitella camaldolese delle Mandriole con il chiostro e la chiesetta di San Giacomo. Al suo interno è ancora conservato un bellissimo altare in terracotta smaltata stilisticamente influenzato dall’arte dei Della Robbia. Il 60acomplesso, dopo un recente restauro, è ora sede della Romita International School of Arts.

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EREMO DEI FRATI BIANCHI (Ex cenobio rupestre – XI secolo)

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L’eremo dei Frati Bianchi o di San Giuseppe delle Grotte, così chiamato per le primitive grotte scavate nel tufo dagli eremiti, è stato un luogo di penitenza e preghiera fin dall’XI secolo. Abitato dai camaldolesi, l’eremo è famoso per essere stato la dimora privilegiata del beato Paolo Giustiniani che nel 1520 vi fondò la congregazione benedettina camaldolese di monte Corona. Ricostruito nel Settecento, dopo un lungo periodo di abbandono è stato da poco riqualificato come centro convegni.

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61bEREMO DI SAN CATALDO (Chiesa e romitorio rupestre – XI-XIV secolo)

Località: Esanatoglia (MC)

L’eremo di San Cataldo si erge sul versante destro dell’alta valle dell’Esino, arroccato su uno sperone calcareo del monte Corsegno, già luogo di un antico fortilizio. Il complesso religioso, d’impianto medievale, annovera un moderno campanile, una chiesa ad aula unica ed alcuni locali in pietra adibiti a canonica. Senza tralasciare la grotta (forse la dimora eremitica originaria?) appena dietro la chiesa. L’eremo viene menzionato per la prima volta negli statuti comunali del 1300, ma è probabile che le sue origini siano assai più antiche, dal momento che la venerazione locale per il santo, un monaco irlandese del VII secolo, è già attestata a partire dall’anno Mille.

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EREMO DI SAN PIETRO DELL’ESINO (Ruderi di chiesa-romitorio – XIV secolo)

Località: Esanatoglia (MC)

62L’eremo di San Pietro, nei pressi delle sorgenti del fiume Esino, lungo l’omonima vallata tra i monti Costa e Corsegno, nel bel mezzo d’una lussureggiante vegetazione mediterranea, è in realtà una semplice costruzione di pietra a base rettangolare, con tetto a capanna. Si compone di due corpi: l’inferiore è un vano coperto da una volta a botte; il superiore, adibito a chiesa, presenta invece due strette monofore nelle pareti laterali ed un soffitto a capriate. Infine un muretto di contenimento corre lungo il sentiero che costeggia l’ingresso della chiesa, mentre di lato si trova il cumulo di rovine di altri tre locali separati. L’epoca e la tipologia della costruzione appartengono probabilmente al XIV secolo e d’altro canto il romitorio viene per la prima volta citato in documenti ufficiali del 1324.


 

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