Campania (104)

 

ARCIPELAGO CAMPANO

EREMO DI SANTA MARIA A CETRELLA (Chiesa-romitorio – XV secolo)

Località: Anacapri (NA)

L’eremo di Santa Maria a Cetrella, in solitaria posizione sul ciglio dell’alta parete rocciosa che sovrasta Anacapri, è un esempio dell’architettura tardogotica caprese del XV secolo. Si ipotizza che il toponimo “cetrella” possa derivare dall’erba odorosa (cetra o cedrina) che qui viene raccolta oppure che sia legato alla Venere Citerea e ad un tempio romano preesistente. Ristrutturato nel ‘600, consta di un’ambientazione interna piuttosto sobria: la chiesa, con due navate a crociera, due altari gemelli e un minuscolo campanile; ed il romitorio, con le celle (a testimonianza della presenza eremitica francescana e domenicana), la cucina, i servizi ed il piccolo orto da cui si gode una vista mozzafiato. All’interno della chiesa è conservata l’immagine della Vergine, cara soprattutto ai corallari anacapresi che, prima delle pericolose immersioni in mare, usavano salire in pellegrinaggio alla chiesetta.

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CHIESA DI SANTA MARIA A MONTE (Chiesa semirupestre – IX secolo)

Località: Forio d’Ischia (NA)

La chiesa di Santa Maria al Monte, scavata parzialmente nel tufo su un crinale del monte Epomeo, può considerarsi a ragione un caratteristico esempio di architettura rupestre. In mancanza di fonti certe, si ipotizza che sia stata edificata dalla popolazione locale, all’epoca dei primi insediamenti rurali nell’isola, in una posizione strategica (500 metri d’altezza) tale da poter essere individuata anche da lontano. Dopo secoli di storia e di miti legati alla Madonna del Monte, nei primi decenni del Novecento la chiesa viene abbandonata e finisce per essere utilizzata come ricovero di animali e deposito di legna, almeno fino a quando un ex monaco dell’eremo di San Nicola, riesce a ristrutturarla e riaprirla al culto. La struttura dell’edificio, molto semplice, è caratterizzata da una facciata sormontata da due campane e da una cupola sferica; mentre all’interno, consta di un’ampia navata centrale, terminante nell’abside, affiancata da un’altra laterale più stretta. Oltre alla pala d’altare di anonimo raffigurante la Madonna con i santi Antonio abate e Paolo eremita, la chiesa conserva un altare ligneo con paliotto dipinto con motivi floreali, risalente agli inizi del Seicento, e residui di affreschi del XVII secolo nella volta.

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CHIESA DI SAN NICOLA (Chiesa e romitorio rupestri – VIII-IX secolo)

3aLocalità: Serrara Fontana (NA)

La chiesa rupestre di San Nicola, situata sulla vetta del monte Epomeo, il più alto dell’isola d’Ischia, è interamente scavata nel tufo e completata da una facciata in muratura. Per quanto venga attestata solo a partire dal 1465, la sua fondazione è sicuramente più antica e, in qualche modo, va messa in relazione con le antiche abitazioni rupestri che si annidano tra la costa di Forio e le falde della stessa montagna. La chiesa, ad ovest, propone la navata con un presbiterio rettangolare ed una cappella laterale con due altari; ad est, in prossimità dell’ingresso, è presente invece un ambiente semicircolare. Nel 1588 alla chiesa di San Nicola risultava annessa  una grotta con funzione di cenobio, identificabile con il complesso rupestre adiacente al luogo di culto tutt’ora visibile, sebbene trasformato in albergo. L’eremo rupestre di San Nicola, sorto in epoca successiva, secondo quanto è documentato, sembra costituire un primo esempio d’eremitismo post-tridentino e fino alla metà del Settecento ospitava gli “eremiti di San Nicola della Montagna”, proponendosi come un ospizio ideale per il soggiorno di altri eventuali religiosi.

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BAIANESE

GROTTA DI SAN MICHELE (Santuario rupestre – XI-XII secolo)

Località: Avella (AV)                                              Sub-area: Parco Regionale del Partenio

avellaPer quanto la grotta di San Michele ad Avella sia da considerare come uno dei più significativi santuari rupestri micaelici, non solo per le dimensioni ma soprattutto per la quantità degli interventi pittorici presenti al suo interno, rimane tutt’oggi poco nota. Estesa per oltre 50 metri nel fianco del monte Ciesco Alto, si articola in una serie di concavità scavate rozzamente lungo la parete interna di una grotta naturale. Tre di queste vengono chiamate “cappelle” rispettivamente dell’Immacolata Concezione, del Salvatore e di san Michele, a conferma della presenza o dell’avvicendarsi di diversi poli cultuali all’interno dello stesso ambiente rupestre. Cominciando dal nucleo più antico, la cappella del Salvatore, che si apre al centro del santuario, 4econserva due grandi pannelli d’età medievale (databili intorno alla metà dell’XI secolo) che raffigurano in tutto una quindicina personaggi, ancorché di non facile identificazione a causa del deterioramento della pellicola pittorica ma con un comune tema iconografico di matrice bizantina. Il primo, forse meglio conservato, ospita una decina di santi e vescovi attorno all’arcangelo Michele; mentre il secondo presenta un Cristo pantocratore affiancato da Pietro e Paolo, da una parte e dall’altra, da una Vergine con Bambino benedicente. Altri interventi pittorici riguardano la cappella dell’Immacolata, come ad esempio un San Cristoforo con Gesù bambino, seguito da altri dipinti di non chiara interpretazione. Un altro importante nucleo di pitture medievali viene proposto, infine, nella cappella di San Michele, dove un’iconografia dell’Arcangelo di squisito gusto bizantino (inizi del XIII secolo) accanto all’altare è accompagnata dai resti di altri due pannelli trecenteschi, sia pure notevolmente compromessi dallo stillicidio della roccia sovrastante, che lasciano intravvedere rispettivamente il capo di una Vergine con Bambino in braccio e di una Crocifissione.

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EREMO DI SAN SILVESTRO (Cappella rupestre – XV secolo)

Località: Sant’Angelo a Scala (AV)                     Sub-area: Parco Regionale del Partenio

L’eremo di San Silvestro, sulle alture del monte Vallatrone, è la baroccheggiante cappella rupestre edificata là dove, secondo la tradizione, vennero rinvenute le spoglie mortali di san Silvestro. Ma, in ogni caso, il luogo è da sempre meta di un incessante pellegrinaggio perché attigua alla chiesa vi è una grotta naturale dalle cui pareti filtra un’acqua ritenuta miracolosa che viene raccolta in due distinte vasche: l’una impiegata come fonte e l’altra, più grande, per terapeutiche abluzioni.

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CILENTO

GROTTA DI SAN BIAGIO (Cappella rupestre – VIII-X secolo)

Località: Camerota (SA)

6Sub-area: Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

Con il toponimo “grotta di San Biagio” viene da sempre identificata la piccola cappella rupestre situata all’interno di una cavità naturale della falesia culminante con il diruto castello di Camerota che si apre sull’Armu, un profondo e ripido strapiombo. Tanto il nome Armu, che vuol dire “rupe” in greco bizantino, quanto la devozione per il santo medico Biagio d’Armenia sono significativi per attestare l’insediamento dei monaci basiliani avvenuto nel territorio salernitano tra l’VIII ed il X secolo.


7GROTTA DELL’ANGELO (Santuario rupestre – VI-VII secolo)

Località: Caselle in Pittari (SA)

Sub-area: Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

La grotta dell’Angelo, più grande di quella di San Michele, presenta uno sviluppo complessivo di quasi cinquanta metri, con un’ampia curvatura nel tratto finale. Appena entrati è ben visibile un piccolo altare votivo con una raffigurazione dell’Arcangelo e subito oltre un piccolo vano con evidenti concrezioni a testimonianza di un vecchio stazionamento di pozze d’acqua. La grotta prosegue fino in fondo con strettoie, passaggi e ambienti tutti caratterizzati da vistose concrezioni e stalagmiti anche di grosso diametro.


GROTTA DI SAN MICHELE (Santuario rupestre – VI-VII secolo)

Località: Caselle in Pittari (SA)             Sub-area: Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

8La grotta di San Michele, assieme a quella dell’Angelo, fa parte di un complesso carsico sviluppatosi sul versante meridionale dell’omonimo monte, non molto distante dall’abitato di Caselle in Pittari. Entrambi le grotte sono dedicate all’antico culto micaelico, con altari e raffigurazioni dell’arcangelo, protetti dalle acque di stillicidio da piccole absidi. La grotta San Michele consta di un’ampia galleria lunga una decina di metri, con la volta costituita da una superficie levigata, oltre la quale si apre una sala a morfologia piuttosto irregolare con una notevole concrezione colonnare al centro, alla quale è stato addossato l’altare votivo.


GROTTA DELLA MADONNA (Santuario rupestre – VII secolo)

Località: Celle di Bulgheria (SA)

9Sub-area: Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

Non trascurando che il toponimo “Celle” trae le sue origini dallo stanziamento di monaci arrivati dall’Oriente che proprio alle falde del monte Bulgheria fondarono una laura con celle (cenobio basiliano), attorno alla quale via via si creò un centro abitato, la grotta della Madonna si apre sulla parete del massiccio calcareo (raggiunge i 1.225 metri) ed è così denominata perché, secondo la leggenda, sarebbe stata una delle dimore della Vergine Maria, la cui immagine è stata peraltro ricavata manipolando una stalagmite presente all’interno dell’ampia caverna.


GROTTA DI SANT’ELENA (Romitorio rupestre – VI secolo)

Località: Laurino (SA)                     Sub-area: Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

La storia della grotta di Sant’Elena, situata sul monte di Pruno, ad una decina di chilometri da Laurino, è legata a quella di Elena, giovane pulzella d’una facoltosa famiglia del luogo, che intorno alla prima metà del VI secolo, poco più che quindicenne, decide di sottrarsi alle brutture ed al malcostume che regnavano in quei tempi bui abbandonando la casa paterna per andarsi a ritirare in eremitaggio. Proprio in questa caverna, inospitale ed inaccessibile, vivrà per qualche tempo di preghiera e contemplazione fino a che non sarà sopraffatta dagli stenti fisici. Anticamente, all’interno della cappella rupestre sorgeva un primitivo altare in pietra, poi sostituito con una statua della Santa risalente alla prima metà del 1700; ma è pressoché impossibile stabilire con esattezza se sia di stampo romanico-bizantino o medievale, soprattutto a causa dei vari rifacimenti che la struttura ha subito nel corso dei secoli. Tuttavia non va trascurato che la cappella sorge nei pressi del fiume Calore, dove pare che un tempo sia esistito un cenobio basiliano, quasi a suffragare la sacralità del luogo.

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SANTUARIO DI SANTA LUCIA (Cappella rupestre – XI secolo)

Località: Magliano Vetere (SA)              Sub-area: Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

11Il santuario di Santa Lucia, incastrato tra le alte rocce della montagna che sovrasta Magliano Vetere, è un’antica cappella rupestre edificata inglobando la grotta, primitivo luogo di culto. E’ costituita da due ambienti, piuttosto angusti e contigui, ciascuno con un proprio altare in pietra. Sulla parete di fondo della parte moderna  (ampliamento del 1945) vi è un affresco della Santa; mentre, sul lato sinistro, si apre la cappella con il vecchio altare, a ridosso dell’imbocco dello stretto antro. Qui, una miriade di candele accese e disposte nelle mille piccole cavità presenti nelle pareti della roccia, crea un’atmosfera molto suggestiva, quasi misteriosa; la grotta termina in una grande cavità, molto profonda, nella quale è sconsigliato avventurarsi.

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SANTUARIO DI SAN MAURO (Chiesa rupestre – X secolo)

Località: Capizzo di Magliano Vetere (SA)

Sub-area: Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

12Il santuario di San Mauro, a 1.078 metri d’altezza sulla parete sud-est del monte Chianello, è una cappella rupestre sconosciuta ai più, data la posizione particolarmente isolata e fuori dai classici circuiti turistici del Cilento. Accessibile tramite un impervio e faticoso sentiero, spesso scavato nella viva roccia, il santuario è vertiginosamente addossato alla grotta, primitivo luogo di culto ed ancora visibile dietro l’altare della chiesetta. L’intera, spettacolare struttura dà l’impressione di fondersi, quasi di mimetizzarsi con la roccia a cui è aggrappata, proprio perché è stata realizzata unendo la stessa roccia alla sabbia. Varcata la soglia, protetta da un antico portone incorniciato da blocchi di pietra scolpita a mano, si accede in un piccolo ed angusto spazio aggraziato però da una serie di affreschi del X-XI secolo, per quanto non ben conservati, e da un bell’altare con la statua del Santo martire.

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GROTTA DELLA MADONNA DELLA NEVE (Santuario rupestre – XVI secolo)

13Località: Piaggine (SA)

Sub-area: Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

13aLa grotta della Madonna della Neve, a poca distanza dall’omonima cappella in cima al monte Cervati (1.850 m/slm), è un piccolo e stretto pertugio che si apre nel costone roccioso a ridosso di un ripido canalone. All’interno dell’ipogeo vi è una statuina della Vergine da sempre venerata dagli abitanti di questa parte del Cilento.


CENOBIO BASILIANO DI SAN GIOVANNI BATTISTA (Ruderi di complesso cenobitico – X secolo)

Località: Contrada Ceraseto, San Giovanni a Piro (SA)

Sub-area: Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

14bI resti del cenobio basiliano di San Giovanni Battista si trovano in contrada Ceraseto, sullo sfondo del monte Bulgheria, in compagnia dell’antica torre merlata. Fondato intorno all’anno 990 da monaci anacoreti basiliani, rigorosamente osservanti delle regole e degli scritti ascetico-teologici di san Basilio, la laura era originariamente formata da una cappella-oratorio, dall’antica torre e da alcune celle eremitiche cui, più avanti, come testimoniato dai ruderi, saranno aggiunte la foresteria, la cucina, il refettorio ed altre celle. La navata principale della chiesa è del 1417, anno in cui venne sostituita la copertura a capriate con una volta a crociera, mentre nella parte destra del- l’abside sono presenti tre nicchie vuote ed in quella sinistra una settantina di loculi marmorei, sigillati da lapidi, della seconda metà del secolo scorso. Se oggi la chiesa è ancora in piedi lo si deve soprattutto alla presenza di contrafforti che ne rinforzano le mura.

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GROTTA DI SAN MICHELE ARCANGELO (Santuario rupestre – IX-X secolo)

15Località: Valle dell’Angelo (SA)

Sub-area: Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

La grotta di San Michele Arcangelo o dell’Angelo, che dà il nome al vicino paese di Valle dell’Angelo, è situata in una località 15adenominata “costa della Salvia”, in una parete di roccia strapiombante del monte Ausinito. Da sempre meta di venerazione e pellegrinaggio, custodisce una piccola statua dell’Arcangelo Michele in atteggiamento di difesa. Alla grotta si accede per un sentiero che attraversa il fiume Calore, per quanto via via che ci si inoltra per la montagna il tracciato diventi più impervio fino a scomparire. A circa duecento metri dalla grotta, poi, vi è la cosiddetta “pietra dell’Angelo”, una roccia cava dove i pellegrini erano soliti infilare le mani o il braccio in un antico e simbolico gesto verso le viscere della terra, in segno di fertilità e auspicio di vita.


COSTIERA AMALFITANA

CHIESA DELLA SANTISSIMA TRINITÀ (Ruderi di chiesa-romitorio rupestre – XII secolo)

Località: Tovere di Amalfi (SA)

16La chiesa della Santissima Trinità faceva capo ad un antico insediamento rupestre della costiera amalfitana, un complesso molto ampio di grotte o laure basiliane che tutt’ora conservano tracce della presenza umana (muri intonacati, finestre, pavimenti, ecc.). La chiesa, della quale si hanno notizie in un documento del 1138, occupa una cavità terrazzata da un muro di contenimento e si presenta come un unico vano vagamente rettangolare e triabsidato. Delle strutture interne sopravvive un sedile in muratura assieme ai resti di un pavimento in battuto di lapillo. A differenza di altri complessi  simili, anche al di fuori della costa d’Amalfi, sono quasi del tutto assenti decorazioni pittoriche, fatte salve delle tracce di colore rosso sulla parte inferiore di due absidi. Sia all’esterno della chiesa rupestre che all’interno di altri ipogei è stata rilevata la presenza di alcune casse in muratura: forse tombe o, più semplicemente, vasche per la raccolta dell’acqua piovana ad uso degli eremiti.

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17CHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO (Chiesa rupestre – XI-XII secolo)

Località: Atrani (SA)

La chiesa di San Michele Arcangelo, chiamata anche di San Michele fuori le Mura proprio perché situata all’esterno dell’antica cinta muraria, in prossimità della porta nord, è stata realizzata tra l’XI ed il XII secolo ricavandola da una cavità naturale del monte Civita. Una rampa di scale, alla cui sommità è posto il campanile, consente l’accesso alla chiesa caratterizzata dalle pareti inclinate della roccia e per lo più occupate da tombe. La chiesa infatti, fino al 1927, era adibita a cimitero ed era già stato un luogo di sepoltura collettiva in occasione della pestilenza del 1656.                                                                                                                       


18cCHIESA DI SANTA MARIA DEL BANDO (Chiesa semirupestre – X secolo)

Località: Atrani (SA)

La chiesa di Santa Maria del Bando, suggestivamente edificata nel X secolo su uno sperone di roccia della strapiombante parete del monte Aureo, secondo la tradizione, deve il suo nome alla grazia concessa dalla Vergine ad un uomo ingiustamente condannato all’impiccagione. Restaurato nel XII e nel XVIII secolo, l’interno, a navata unica e volta a botte, presenta sull’altare una tela quattrocentesca che riproduce, appunto, la Madonna con Bambino affiancata da un uomo sul patibolo ed un interessante pavimento geometricamente maiolicato proveniente dalla Collegiata del paese.

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GROTTA DEI SANTI (Cenobio rupestre – X secolo)

Località: Atrani (SA)

Della piccola grotta dei Santi, in prossimità della vecchia sterrata che congiunge  Atrani con Amalfi, a poca distanza dalla Torre dello Ziro, in mancanza di notizie storiche, si è portati a supporre che possa trattarsi del cenobio rupestre benedettino dei Santi Quirico e Giulitta fondato nel 986 e successivamente trasformato nel monastero femminile di Santa Maria Dominarum. La cavità, il cui ingresso è contornato da uno degli archi di sostegno d’un antico canale idrico, non presenta strutture murarie ed è particolarmente caratterizzata da affreschi che, sia pure di modesta qualità pittorica, rappresentano un interessante impianto iconografico, vagamente bizantineggiante e di difficile datazione, con la raffigurazione di vari Santi, da cui la denominazione. Per quanto non tutti perfettamente identificabili a causa del pessimo stato di conservazione, è possibile distinguere le figure dei quattro Evangelisti e di san Giorgio, vividamente accentuate da colori intensi come il rosso, l’azzurro, l’arancione ed il verde: un modello decorativo che stilisticamente richiama quello, indubbiamente più evoluto, di Santa Maria de’ Olearia.


CHIESA DI SANTA CATERINA (Cappella semirupestre – XIX secolo)

Località: Furore (SA)

20La piccola cappella rupestre di Santa Caterina è senza dubbio una delle costruzioni più caratteristiche e significative non solo di Furore e del suo vallone ma dell’intera costiera amalfitana. Più che un’opera architettonica, il suo aspetto formalmente contenuto, sobrio ed essenziale assume il valore di un vero e proprio unicum rispetto alle altre chiese della zona: per l’eleganza e la semplicità delle forme, per l’equilibrio delle geometrie e per la funzionalità estetica che anonimi architetti del popolo sono riusciti a darle. Composta da un unico vano principale addossato alla parete 20arocciosa del fiordo, sapientemente modellato al suo interno in un’abside semicircolare e da un piccolo vano aggiunto, la cappella è raggiungibile tramite una singolare scala che s’inerpica fino a toccare la porta d’ingresso; a sua volta delimitata sui lati principali da due semicolonnine con capitelli stilizzati e sormontata da un arcosolio leggermente proteso verso l’esterno. A destra della facciata liscia e candida d’intonaco, un’altra scala conduce alla minuscola struttura dove alloggia la campana poggiata su un arco zoppo. All’interno, l’abside accoglie un piccolissimo altare su cui spicca una tela che raffigura la Santa martire, protettrice dei pastai, assieme alla ruota della sua tortura.


ABBAZIA DI SANTA MARIA DE’ OLEARIA (Complesso cenobitico rupestre – X secolo)

Località: Maiori (SA)

21L’abbazia di Santa Maria de’ Olearia, l’antico complesso monastico eretto sul finire del X secolo da un gruppo di monaci basiliani e preziosa testimonianza dell’arte e dell’architettura altomedievale, si trova al riparo di una delle tante grotte naturali che costeggiano la strada tra Maiori ed Amalfi. Quando, nel 973, l’eremita Pietro e suo nipote Giovanni fondarono questa abbazia, nei pressi della spelonca c’era un frantoio e Maiori, importante centro del ducato di Amalfi, già vantava la presenza attiva e contemplativa di diversi gruppi monastici. L’abbazia consta di tre cappelle sovrapposte: al livello più basso, la più antica, costruita nella roccia e, per questo, detta anche “rupestre” dove si possono ammirare gli affreschi raffiguranti la Vergine orante affiancata, secondo l’iconografia bizantina, da un Santo guerriero, probabilmente san Giorgio che, assieme agli altri scoperti nel 1868, costituiscono uno tra i più importanti gruppi di dipinti murali del primo medioevo realizzati in Campania. Salendo poi una breve rampa di scale, uno stretto corridoio conduce al primitivo anfratto dove gli eremiti avevano costruito le loro piccole celle. L’ambiente, in origine, era più grande di quello che attualmente è dato vedere dacché, nel corso dei secoli, alcune celle vennero utilizzate come camere funerarie, da qui il nome di “catacombe”. Al21f piano superiore si trova invece la seconda cappella, a due navate e al centro una colonna con base di tufo, le cui pareti sono squisitamente dipinte con scene del ciclo “mariano”: dall’Annunciazione alla Natività, alla Visitazione. Dal sagrato, tutto proteso sul mare, un altro piccolo tratto di scale conduce all’ultima cappella, estremo rifugio dei monaci in cerca di solitudine, anche questa interamente affrescata con episodi della vita di san Nicola di Myra. In particolare, all’interno dell’abside si ritrova una Vergine con Bambino fiancheggiata, a destra, da san Paolino e, a sinistra, da san Nicola, mentre sull’arco absidale sono dipinti san Giovanni Battista e san Giovanni Evangelista osannanti. Insomma, Santa Maria de’ Olearia è uno di quei rari esempi di luogo sacro dove classicità e bizantinismo medievale riescono a confluire e convivere in maniera sublime.

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GROTTA DELLA MADONNA DELL’AVVOCATA (Cappella rupestre – XVI secolo)

Località: Maiori (SA)

22bLa grotta della Madonna dell’Avvocata o dell’Apparizione, a quota 900 metri della omonima montagna, è situata poco al disotto della chiesa (vi si accede attraverso una ripida scaletta) ed è nota, appunto, per l’apparizione della Vergine ad un pastore locale agli inizi del Cinquecento. Secondo la tradizione il pastore, divenuto eremita, su quel luogo avrebbe dapprima realizzato un piccolo altare e poi dato vita alla chiesetta ed al primitivo monastero. Protetta da un’inferriata pregevolmente lavorata, la minuscola cappella presenta, affrescata sul frontone e sotto la volta dell’altare, La cena degli Apostoli circondati da angioletti. Il cenobio, invece, originariamente dotato di poche cellette ma via via ampliato con l’arrivo di nuovi frati, nel 1663 è stato affidato ai camaldolesi ed è rimasto in funzione fino ai primi anni dell’800 (soppressione degli ordini). Abbandonato e spogliato degli arredi sacri è stato successivamente utilizzato come avamposto militare.

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GROTTA DELL’ANNUNZIATA (Ruderi di chiesa rupestre – XIV secolo)

Località: Minori (SA)

23La grotta dell’Annunziata, sicuramente uno dei monumenti naturali più conosciuti della città, secondo una fantasiosa ipotesi partorita nel Settecento, si è aperta nel 1119 a seguito di un terremoto. Al suo interno, poi, nel medioevo era stato edificato 23aun edificio religioso, dedicato alla Santissima Annunziata in Cripta o de Grutta, con funzioni anche di ricovero per mendici, malati e viandanti, di cui rimane solo una parete provvista di archi con tracce di affreschi della Madonna del Soccorso. Verso il fondo della grotta, superato un cancello, vi è inoltre uno specchio di acqua dolce che finisce con l’accrescere il pregio naturalistico di questa grotta carsica.


CAPPELLA DI SANT’ANGELO DELL’OSPEDALE (Chiesa semirupestre – XI secolo)

Località: Ravello (SA)

24Quella di Sant’Angelo dell’Ospedale è un’antica struttura di sosta per i pellegrini ora del tutto scomparsa che si trova  poco distante dal centro storico di Ravello. La chiesa, già attestata in un documento del 1039, occupa una cavità naturale profonda una trentina di metri collegata ad un altro ambiente parallelo tramite un cunicolo ad U. L’edificio religioso presenta una facciata con profilo a capanna incorniciato da due colonne e, all’interno, è diviso in due ambienti rettangolari da un altare. Il vano più in fondo, sicuramente il primitivo luogo di culto, è costituito da un’abside e da pareti che si saldano alla roccia in maniera assai armonica. L’altare barocco dell’ambiente più esterno appartiene, invece, alla fase più recente, ovvero in occasione del restauro di fine XIX secolo, nel corso del quale le decorazioni preesistenti del XIV secolo vennero impreziosite dall’affresco della Madonna con Bambino. Il complesso, peraltro provvisto di una cisterna posta sotto il 24bpavimento dell’ambiente più esterno per farvi confluire l’acqua di raccolta, è caratterizzato da numerose colonne con capitelli che mostrano una decorazione di evidente influsso europeo. Accanto alla piccola cappella vi è un campanile a quattro piani, non sempre comunicanti tra loro poiché in alcuni punti poggiano direttamente sulla roccia. Un’attenta lettura delle fasi edilizie lascia chiaramente prefigurare che la cavità sia stata utilizzata in un primo momento storico come eremo rupestre o laura, e solo successivamente, in coincidenza con l’ampliamento, trasformata in cenobio e luogo di sosta (hospitium) per i pellegrini.


CHIESA DI SANTA BARBARA ALLE GROTTE (Ruderi di chiesa-romitorio rupestre – VIII-IX secolo)

Località: Ravello (SA)

La chiesa di Santa Barbara alle Grotte è un antico insediamento rupestre posto sullo sperone occidentale della città, in una cavità rocciosa sottostante il monastero delle clarisse. Dai ruderi residui si riesce ad intravvedere un impianto basilicale di tipo romanico oltre ad una serie di edifici destinati ad abitazione dei monaci eremiti. Nella chiesa, ad aula unica con tre altari e tre absidi, era conservata la reliquia del capo della Santa vergine martire di Nicomedia, custodita in una testa d’argento. Il sacro edificio, nei pressi del quale era presente anche una grande cava di marmo “colorito”, è stato abbandonato nel corso del XIV secolo e tutti gli arredi religiosi trasferiti a Ravello.

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SANTUARIO DEI SANTI COSMA E DAMIANO (Chiesa semirupestre – X secolo)

Località: Ravello (SA)

la-cappella-dei-santi-cosma-e-damiano-nella-chiesa-10612L’odierna e discutibile architettura del santuario dei Santi Cosma e Damiano è stata realizzata intorno agli anni Settanta ed occupa larga parte della cavità naturale che si apre nella parete rocciosa sopra Ravello, da sempre luogo di culto per i suoi abitanti. E quantunque l’esistenza della preesistente chiesa rupestre venga attestata per la prima volta in un documento del 1397, è abbastanza ragionevole retrodatarla di alcuni secoli. Le vicende storiche che riguardano la chiesa alternano periodi di grande splendore ad altri di desolazione e rovina ma, in ogni caso, la devozione della gente locale verso i due Santi martiri non è mai venuta meno e ha fatto sì che il sito religioso potesse continuare a svolgere sia la funzione cultuale che quella miracolosa (migliaia gli ex-voto a fronte delle tante grazie ricevute) e terapeutica, con l’acqua benedetta che stilla dalla montagna. E quando alla fine dell’Ottocento, per iniziativa privata, viene rifatto il pavimento della chiesa e la lunga rampa di scale d’accesso, è ancora testimoniata la presenza di un gruppo di affreschi bizantineggianti dei due Santi risalenti al XIV o XV secolo.

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GROTTA DEL SALVATORE (Chiesa rupestre – X-XI secolo)

Località: Pontone di Scala (SA)                                         Sub-area: Parco Regionale dei Monti Lattari

27aNella grotta del Salvatore, ad ovest della Torre dello Ziro, le fonti storiche collocano un insediamento rupestre dedicato al Cristo 27bSalvatore. Quel che sopravvive al tempo ed all’incuria delle antiche strutture si trova nella zona più interna della cavità naturale ed è costituito da un pezzo dell’arco di ingresso e dai resti di un affresco sulla parete di fondo che raffigura una Madonna annunziante ed un probabile trittico di Santi, di cui uno risalta per il colore rosa dei capelli e per l’aureola dorata sul fondo azzurro del riquadro. Altri resti di una pittura mostrano parti di un trono e di una piccola testa che lasciano prefigurare una Madonna in trono con Bambino; mentre sulle pareti superstiti di un’abside è ancora possibile leggere l’iconografia del Salvatore, rappresentato frontalmente.


EREMO DI SANTA CATERINA (Ruderi di cappella-romitorio – XI secolo)

Località: Tramonti (SA)                                               Sub-area: Parco Regionale dei Monti Lattari

La storia e la sorte stessa dell’eremo di Santa Caterina, fondato intorno all’anno Mille sulle montagne della costiera amalfitana, sono intimamente legati all’adiacente castello di Montalto, un fortilizio della repubblica marinara. Nell’anno 1127, infatti, il castello viene assalito dai Normanni e, nonostante la strenua resistenza messa in atto dall’intera popolazione di Tramonti, è destinato a capitolare, seguito anche da altre fortezze e dalla resa, con conseguente declino, della stessa Amalfi. Dell’antica cappella rimangono i pochi ruderi mantenuti ancora in piedi dalla solidarietà della gente locale.

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GROTTA DI SAN MICHELE ARCANGELO (Cappella semirupestre – XVIII secolo)

29bLocalità: Gete di Tramonti (SA)

La grotta di San Michele Arcangelo, situata a Gete di Tramonti, dove il torrente scorre nel vallone Caro, al posto di un’antica chiesa poi distrutta da un alluvione nel 1735, accoglie oggi una suggestiva cappella rupestre. La struttura, che per stile architettonico ed impianto costruttivo può essere ascritta alla seconda metà del XIII secolo, si presenta con una pianta quadrata a due navate ed altrettante absidi, e si avvale di volte a crociera su archi ogivali poggianti su un pilastro e due colonne. L’arco d’ingresso è diviso in due parti, uno inferiore a tutto sesto, originariamente destinato ad area sepolcrale, ed uno superiore finemente decorato con stelle di color ocra. La copertura si rifà alle tipiche architetture amalfitane, per quanto piuttosto incompatibili con la cupola, dalle forme che, al contrario, tradiscono lo spirito dell’originario edificio.

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GOLFO DI NAPOLI

ROMITORI BASILIANI DI CASTEL DELL’OVO (Cenobio rupestre – V secolo)

Località: Napoli-Mergellina (NA)

30La nascita dei “romitori basiliani”, attualmente inglobati nella parte sottostante di Castel dell’Ovo, si deve all’abate Marciano quando, tra il 492 ed il 496, al posto della villa luculliana o castrum lucullianum edificata sull’isolotto di Megaride decide di fondare un monastero ove accogliere i monaci dell’ordine di san Basilio arrivati da poco in Italia. A loro si deve la realizzazione dei cunicoli e delle cellette scavati nel banco tufaceo e destinati a luogo di ritiro e preghiera. La presenza del cenobio contribuisce a far divenire l’isola un fiorente centro di cultura durante tutto il VI secolo, a partire dal quale i monaci si dedicano a copiare codici, a creare preziose raccolte, a intessere relazioni con i maggiori centri religiosi, all’epoca depositari della cultura. Secondo alcune fonti i monaci avrebbero custodito anche parte dei papiri della famosa biblioteca di Lucullo, sulle cui rovine si erano insediati, avendo quindi la possibilità di ricopiare su pergamena le opere dell’antichità classica. Durante il VII secolo i basiliani sono 30acostretti ad abbracciare la nuova regola benedettina, dando vita a due chiese: quella di San Pietro, di cui si sono perse notizie certe e quella del Salvatore ancora oggi visibile sebbene fortemente modificata. L’abbandono da parte dei religiosi avviene nel 902 quando i duchi di Napoli decidono di radere al suolo l’intero complesso religioso per evitare che i Saraceni potessero fortificarlo ed utilizzarlo per conquistare la città. La successiva costruzione, attestata in un documento del 1128, di una fortificazione denominata Arce di San Salvatore darà vita a quello che, nel 1140, con l’avvento normanno diventerà l’attuale Castel dell’Ovo.


ROMITORIO DI SANTA PATRIZIA (Romitorio rupestre – V-VI secolo)

Località: Napoli-Mergellina (NA)

Il cosiddetto “romitorio di Santa Patrizia” si trova all’interno del costone tufaceo del versante orientale dell’isolotto di San Salvatore, ad un livello inferiore di Castel dell’Ovo, ed è composto da diversi ambienti ipogei comunicanti tra di loro che, secondo la tradizione, avrebbero ospitato l’eremitaggio della Santa e di altre consorelle. L’ipotesi è in parte suffragata dal carattere sacro degli affreschi di età moderna ancora ben conservati in alcune nicchie di un piccolo vano trapezoidale illuminato da finestrelle, dai più indicato come la “cella della Santa”.

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CAPPELLA DI SANTA MARIA DELL’IDRIA (Cappella rupestre – V-VIII secolo)

Località: Napoli-Posillipo (NA)

32La cappella della Madonna dell’Idria o Odigitria si trova nella Crypta Neapolitana (chiamata anche “grotta di Posillipo”) sul luogo di un antico altare di Priapo che, secondo la tradizione, venne demolito dai cristiani per edificarvi un piccolo tempio dedicato appunto alla Vergine allo scopo di fugare il demonio che si aggirava in quell’antro. Le fonti storiche ne attestano l’esistenza sin dall’inizio del Duecento, sebbene i recenti restauri agli affreschi rupestri dell’intero edificio hanno appurato una origine più remota della cappella, facendola risalire al V secolo o, quantomeno, ai tempi delle migrazioni cristiane a seguito delle persecuzioni dell’VIII secolo. In ogni caso, in pieno Trecento, 32anonostante la vicina presenza della nuova e più grande chiesa di Santa Maria di Piedigrotta, la cappella rupestre continua ad essere “oggetto di straordinaria devozione popolare”, come ricorderà il Petrarca. Dopo il recente restauro che, in qualche modo, è riuscito a riscattare la piccola edicola con l’immagine mariana da secoli di abbandono ed incuria, possiamo ritornare a compenetrare l’originario, augurale ed apotropaico significato di “guida della via e del cammino” di questa orientaleggiante Odigitria posta, com’è, nell’arco d’ingresso della lunga Crypta Neapolitana.


BASILICA DEI VESCOVI (Chiesa rupestre – VI secolo)

Località: Napoli-Sanità (NA)

33cLa basilica dei Vescovi, realizzata agli inizi del VI secolo, si trova nell’area antistante l’omonima cripta nelle catacombe di San Gennaro. All’origine era solo una piccola aula di culto con l’altare situato in corrispondenza del sottostante oratorio di san Gennaro; mentre la cripta la racchiudeva, a guisa di abside sopraelevata. Ma sempre nel corso del VI secolo, divenuta incapace di accogliere il crescente numero di fedeli, viene ampliata fino a comprendere l’intero ambulacro centrale, dando così luogo ad un nuovo spazio cultuale, lungo più di 50 metri e largo 12, conosciuto come basilica adiecta, caratterizzato da una triplice arcata al centro e dalla “edicola della Croce”. Uno degli interventi più significativi nell’alto-medioevo è rappresentato dalla realizzazione del fonte battesimale al livello inferiore delle catacombe, seguito da altre due edicole, di cui una è detta “edicola delle vergini” per l’affresco dell’XI secolo con le cinque Sante (Caterina, Agata, Eugenia, Giuliana e Margherita) che ne decora le pareti.

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34BASILICHETTA DI SANT’AGRIPPINO (Chiesa rupestre – IV secolo)

Località: Napoli-Sanità (NA)

La cosiddetta “basilichetta di Sant’Agrippino”, ubicata ad un livello inferiore, rappresenta la più antica testimonianza cultuale delle catacombe di San Gennaro. Si tratta di un’aula di culto provvista di 34aabside sopraelevata con la parte inferiore scavata nel tufo, comprendente una cattedra ed un altare, e quella superiore costruita in muratura. La basilichetta, che risale presumibilmente al IV secolo, venne edificata attorno alla tomba del presule, deposto in quell’area nella seconda metà del secolo precedente; successivamente nell’alto-medioevo sulla parete nord, in prossimità dell’ingresso, venne eseguito un affresco raffigurante Sant’Agrippino che guarisce un infermo, mentre su quella meridionale furono dipinti un vescovo ed un monaco bizantini.


CRIPTA DI SAN GAUDIOSO (Chiesa rupestre – V-VI secolo)

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La cripta di San Gaudioso, l’ambiente che favorisce l’accesso alle omonime e famose catacombe, è da sempre il luogo di culto privilegiato per gli abitanti del rione devoti alla Madonna della Sanità, la più antica (V-VI secolo) effigie mariana del napoletano, rappresentata in un affresco che rivestiva una delle pareti ed ora conservata in una apposita cappella. Dopo aver attraversato un lungo periodo di abbandono, soprattutto a causa delle innumerevoli frane, intorno al Cinquecento verrà riscoperta la funzione taumaturgica (salubrità del luogo) del cimitero sotterraneo che, nel secolo successivo, sarà ammodernato ma, purtroppo, alterato nella sua struttura originaria. In ogni caso la cripta ha conservato alcuni affreschi con l’iconografia dei martiri che ricoprono la volta e le pareti ma è pure degno di nota l’arcosolio del VI secolo, decorato a mosaico, che custodisce la tomba di san Gaudioso.

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36GROTTA DELL’EREMITA (Romitorio rupestre – VIII secolo)

Località: Napoli-Vomero (NA)

La cosiddetta “grotta dell’eremita” è la cavità ipogea che si apre subito dopo il ponticello di accesso a Castel Sant’Elmo di Napoli. Secondo la tradizione, avrebbe ospitato, appunto, un eremita in tempi cristiani o paleocristiani ma, sicuramente, prima che nel X secolo in quel luogo sorgesse la chiesa di Sant’Erasmo, poi fagocitata dall’imponente castello medievale.


GOLFO DI SALERNO

EREMO DI SAN LIBERATORE (Cenobio semirupestre – XI secolo)

Località: Salerno (SA)

37L’antico eremo di San liberatore è situato a circa 460 metri d’altezza sul rilievo montuoso che domina Salerno, Vietri e Cava de’ Tirreni e le sue origini, legate a diverse leggende, risalgono all’anno Mille, all’epoca delle incursioni saracene sulle coste del litorale salernitano. La costruzione, piuttosto fatiscente ed isolata (tutt’oggi accessibile solo a piedi attraverso un impervio sentiero di montagna), è caratterizzata da due corpi: uno, occupato dalla semplice chiesa e dal sottostante romitorio costituito da un paio di celle con annessa cucina; l’altro, a due piani, comprensivo di alcuni ambienti di servizio.

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IRPINIA

SPECUS MARTYRUM (Cripta rupestre – VI secolo)

39Località: Atripalda (AV)

Con il termine “Specus Martyrum” viene identificata la primitiva grotta che, inizialmente, fungeva da catacomba dei Santi martiri e, subito dopo, da riparo per i cristiani che vi si rifugiavano per pregare: oggi, cripta della chiesa di Sant’Ippolito. Solo nei secoli successivi, a seguito dell’editto di Costantino che mette fine alle persecuzioni, lo specus diventa infatti un luogo di culto aperto al pubblico ed è a tal fine che viene realizzata, tra l’altro, una scala d’accesso alla cripta ed arricchiti pavimento e pareti con marmi e mosaici, uno dei quali raffigurava il Concilium martyrum, ossia il Salvatore circondato dai venti martiri avellinati nell’atto della loro coronazione. Ed è proprio dalla sistemazione a forma basilicale della cripta paleocristiana, con un’abside decorata in fondo e le due tombe più fastose dei santi Sabino e Romolo al lati, che si è riusciti ad attribuire l’origine dello specus al VI secolo. Nel 1629 la cripta subisce una seconda e più radicale trasformazione, con l’aggiunta di una seconda scala d’accesso e con l’ulteriore decorazione a fresco delle volte con scene e temi evocativi della vita dei primi martiri cristiani. Nel ‘700, poi, sarà appositamente realizzata la Cappella del Tesoro per custodire le piccole e traslate urne con i resti mortali dei Santi martiri.

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GROTTA DI SAN MICHELE ARCANGELO (Santuario rupestre – VII-VIII secolo)40

Località: Casalbore (AV)

La grotta di San Michele Arcangelo, situata lungo l’antico tratturo di Casalbore, è un antico luogo di culto ricavato all’interno di una cavità carsica già frequentato dai primi cristiani nell’altomedioevo. La chiesa rupestre ha sicuramente assunto il ruolo di tappa privilegiata di un itinerario che, seguendo la via Traianea, ricalcata dalla via Sacra Longobardorum, giungeva alla grotta garganica e proseguiva verso i porti d’imbarco per la Terrasanta. La cappella venne restaurata nel ‘700, realizzando anche una statua in pietra del santo ed un nuovo altare in marmo finemente lavorato. Oggi la grotta è sovrastata da un edificio che pure inglobando il primitivo ingresso ha comunque conservato il suggestivo aspetto della volta rocciosa.

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GROTTA DI SAN MICHELE ARCANGELO O DEI LONGOBARDI (Santuario rupestre – VII secolo)

Località: Petruro di Forino (AV)

La grotta di San Michele Arcangelo o dei Longobardi è l’ampio riparo del monte Faliesi stillante acqua sorgiva, scavato nella roccia dalle truppe di Romualdo nel 663 in onore del Santo per festeggiare la vittoria sui bizantini. All’interno un primo altare dedicato all’Arcangelo, posto a poca distanza dall’ingresso, reca fiori e ceri votivi; mentre un altro, incastonato verso il fondo della caverna, è provvisto di un piccolo corridoio retrostante per consentire ai pellegrini, secondo il rito di matrice pagana, di girarci attorno per “sette” volte.

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BASILICA ANTICA DELL’ANNUNZIATA (Chiesa rupestre – VIII secolo)

Località: Prata Principato Ultra (AV)

annunzLa basilica antica dell’Annunziata, a breve distanza dal fiume Sabato ed a circa un chilometro dal centro abitato, occupa il livello inferiore del banco di tufo su cui poggia la chiesa moderna che in qualche modo la ingloba. La struttura muraria che la connota è assimilabile ad altri edifici di epoca longobarda, tanto da far ritenere che le sue origini più che paleocristiane (VI secolo), come inizialmente ipotizzato, siano invece altomedievali (VIII secolo). La basilica antica consta di un interno a navata unica, con volta a botte ribassata e con tre archi sorretti da pilastri incapsulati nelle pareti. La sua fondazione, probabilmente realizzata servendosi di materiali e frammenti di epoca romana provenienti dall’area limitrofa, può essere suddivisa in tre diverse epoche. In quella delle persecuzioni cristiane (fino al IV secolo), che ha visto i primi cristiani rifugiarsi al riparo delle cavità e dei cunicoli scavati nel tufo nei pressi della basilica, a conferma della presenza cristiana in Irpinia sin dal II-III secolo. In quella cristiana (IV-VI secolo), quando con l’editto costantiniano e l’avvento dei longobardi venne pressoché demolita la struttura tufacea e realizzata la primitiva basilica. Più avanti, in quella bizantina (VI-IX secolo), per ampliare e soprattutto abbellire l’edificio religioso con numerosi affreschi, per gran parte non giunti fino a noi, come testimoniano la residua immagine bizantineggiante della Vergine orante collocata in42 una nicchia di forma semicircolare, scavata nel tufo sul fondo della navata, e risalente con ogni probabilità all’VIII secolo, ed alcuni altri affreschi sulle pareti che, per quanto non ben conservati, mostrano la Crocifissione, un sant’Antonio con in braccio il Bambino Gesù, e sotto la volta dell’abside, il Redentore tra due angeli, presumibilmente dell’XI secolo. Non trascurando, infine, la grande cripta sepolcrale che si apre a destra della basilica, con una decina di arcosoli ed un paio di sarcofagi, contraddistinta da un’arcata d’ingresso affrescata ai lati con l’Annunciazione e l’Arcangelo Gabriele genuflesso.

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GROTTA DELL’ANGELO (Santuario rupestre – VIII secolo)

43aLocalità: Prata Principato Ultra (AV)

43La grotta dell’Angelo è un’ampia spelonca, incavata nella collina tufacea ma circa 6 metri più in alto rispetto all’antica Basilica dell’Annunziata. L’ingresso è costituito da un’ampia arcata decorata con un affresco raffigurante la Vergine con san Michele psicopompo.                                 mmmmmmmmmmmmm                  mmmmmmmmmmmmmmmm

 


GROTTA DEL SANTISSIMO SALVATORE (Santuario rupestre e romitorio – XIV-XV secolo)

Località: Serino (AV)

La grotta del Santissimo Salvatore è la cavità naturale tra le rupi scoscese delle falde del monte Terminio, anticamente chiamata “grotta dell’Angelo o di San Michele, affiancata intorno al XIV-XV secolo dall’insediamento di44b una piccola comunità eremitica. Tale ipotesi è suffragata dalla tipologia di costruzione in muratura a secco su due distinti livelli, uno per la chiesa e l’altro per il romitorio, nonché da una grande vasca artificiale per la raccolta dell’acqua da stillicidio. In ogni caso il santuario è da sempre oggetto di venerazione e di pellegrinaggio da parte dei serinesi.

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45GROTTA DI SAN MICHELE ARCANGELO (Santuario e romitorio rupestri – VIII secolo)

Località: Tufo (AV)

La grotta di San Michele Arcangelo, profonda oltre cinquanta metri, è uno dei luoghi di culto micaelico più significativi dell’intera area irpina. Si tratta di una cavità naturale, anticamente attraversata da un torrente, frequentata in epoca precristiana per riti orfici e pratiche religiose pagane e, solo dopo l’avvento del cristianesimo e la conseguente conversione dei longobardi, 45bdedicata a San Michele Arcangelo e consacrata alla preghiera ed al battesimo. Poi, dal medioevo fino a tutto il XIX secolo, è stata adibita a romitorio oltre che a temporaneo reliquiario dei santi protomartiri Stefano e Mauro. La crescente notorietà del luogo di culto è testimoniata dalle numerose e ingenti donazioni da parte della popolazione locale nel corso dei secoli, che tuttavia non l’hanno salvato dall’incuria e dai danni del tempo. Grazie a dei recenti lavori di restauro sono potuti ritornare alla luce non solo alcuni affreschi medievali raffiguranti un trittico dedicato a san Francesco d’Assisi ma anche importanti reperti di epoca protocristiana, come taluni lastroni di pietra sistemati a guisa d’altare.


MONTE TABURNO

GROTTA DI SAN SIMEONE (Chiesa rupestre – VIII-IX secolo)

Località: Bucciano (BN)                  Sub-area: Parco Regionale del Taburno-Camposauro

La grotta di San Simeone, tra quelle presenti nel monte Taburno, è sicuramente la più interessante, non solo sotto il profilo storico ma anche artistico. Si presume che sia stata utilizzata come luogo di culto sin dal basso medioevo dai primi abitanti dell’antica Bucciano, come testimoniano i vicini ruderi di un agglomerato urbano risalente a tale periodo. La venerazione per il santo vescovo, protettore del bel tempo, è attestata sul finire del XVI secolo e si protrae almeno fino alla seconda metà dell’Ottocento con processioni e pellegrinaggi. La grotta, piuttosto ampia e con numerose stalattiti, presenta sulla parete di fondo un pregevole, e ben conservato, affresco seicentesco raffigurante “San Simeone vescovo” affiancato, su quelle laterali, da frammenti di decorazioni medievali. Sulla destra della grotta è possibile ancora ammirare un dipinto risalente al periodo bizantino che raffigura Cristo in cattedra; mentre sulla sinistra è situata un’acquasantiera incavata nella roccia. Non vanno trascurati i resti di un altare e quelli di una piccola rientranza con probabili funzioni di sagrestia.

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GROTTA DI SANTA MARIA DI PASTORANO (Santuario rupestre – X-XI secolo)

Località: Bucciano (BN)

47aSub-area: Parco Regionale del Taburno-Camposauro

La grotta della Madonna di Pastorano, tra quelle presenti nel monte Taburno, è la più piccola e artisticamente meno importante, per quanto non va trascurato che a questo luogo di culto si deve l’origine e la fondazione del vicino santuario del Taburno. In una delle pareti interne è ancora visibile un affresco raffigurante la Vergine con Bambino che, per manierismo e colori trattati, richiama verosimilmente i dipinti della grotta di San Mauro.


GROTTA DI SAN MAURO EREMITA (Cappella-romitorio rupestre – X-XI secolo)

Località: Moiano (BN)                  Sub-area: Parco Regionale del Taburno-Camposauro

48La grotta di San Mauro Eremita, nonostante si trovi nella parte occidentale del monte Taburno, geograficamente ricade nel territorio comunale di Moiano. A differenza di quella di San Simeone, cui i pellegrini si recavano per invocare il bel tempo, alla grotta di San Mauro ci si recava in tempi di siccità per invocare la pioggia. Al centro la grotta assume la forma di una cupola, sostenuta da un pilastro di roccia, che protegge i poveri resti di un altarino in pietra, ormai distrutto da svariati saccheggi e atti vandalici perpetrati nel corso dell’ultimo secolo. Il forte degrado ha reso pressoché illeggibili gli avanzi di affreschi risalenti al X-XI secolo, insieme con episodi decorativi del XVII, come la Vergine ed un busto di san Menna.

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MONTI ALBURNI

GROTTA DI SANT’ELIA (Cappella rupestre – XVII secolo)

Località: Postiglione (SA)              Sub-area: Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni    

La grotta di Sant’Elia, a circa 900 metri d’altezza sui monti Alburni, è la suggestiva cappella rupestre meta di celebrazioni e pellegrinaggi dagli ultimi anni del XVII secolo. Le sue origini sono, infatti, legate all’antica tradizione secondo cui l’effigie del Santo venne una prima volta scoperta da alcuni pastori in un anfratto a mezza costa degli Alburni e poi prodigiosamente ritrovata nell’attuale grotta. In ogni caso, da secoli, la statua del venerato profeta viene annualmente prelevata dalla cappella e portata in processione per la montagna.

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GROTTA DELL’ANGELO (Cenobio rupestre – VII-VIII secolo)

Località: Sant’Angelo a Fasanella (SA)

Sub-area: Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni

68783184La grotta dell’Angelo è un’enorme caverna naturale che si apre in una parete rocciosa dell’Alburno sede di un cenobio eremitico già a partire dal VII-VIII secolo, visto che un certo san Ricario vi sarebbe morto nel 619. Come è pure certo che il complesso religioso ha svolto un ruolo significativo nello sviluppo delle diverse comunità eremitiche del Cilento, esprimendo anche una comprovata capacità economica ed amministrativa all’interno dello stesso ordine benedettino. Per quanto l’originario aspetto, soprattutto esterno, della struttura sia stato notevolmente modificato, si presume che, in una prima fase, l’abitazione dei monaci abbia occupato l’estremità occidentale della grotta e che, solo in un secondo momento, si siano realizzate le opere murarie esterne di cui oggi scorgiamo solo i ruderi. In ogni caso, la tipologia costruttiva (frammenti di ogive, parti di volta a vela e del campanile) riconduce il tutto ai primi decenni del Trecento. Varcato l’ingresso con il semplice portale architravato affiancato, alla base, da due leoni, si è davanti ad un’edicola, sopraelevata rispetto al piano del pavimento, con copertura a spioventi e due pannelli decorativi ai lati: uno con l’effigie dell’Angelo annunciante e l’altro dell’Annunziata. Appena oltre, ci troviamo nella grande navata della grotta dove, subito di fronte è posto il monumento funebre dell’abate Francesco Caracciolo fatto50c erigere nel 1585, costituito da una semplice lastra marmorea a copertura del sarcofago, e se a sinistra, un passaggio conduce agli ambienti esterni realizzati in muratura, a destra, c’è l’altare dell’Immacolata protetta da un baldacchino ligneo. Dietro l’altare dell’Immacolata si apre una cavità dove in un arcosolio sono stati realizzati degli affreschi raffiguranti santa Caterina d’Alessandria e san Vito che affiancano, al centro dell’edicola, una statua della Vergine con Bambino benedicente. Nella seconda parte della cavità naturale, che si va ampliando nella zona prospiciente l’altare, qua e là inframmezzata da stalagmiti di varia altezza che sorgono dal pavimento, si trova sul fondo una costruzione in muratura della quale non è facile interpretare l’utilizzo, forse di raccolta della manna (acqua miracolosa) che sgorga dalla roccia.

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MONTI PICENTINI

GROTTA DI SAN PANTALEONE (Cappella-romitorio rupestre – XII secolo)

Località: Bagnoli Irpino (AV)                       Sub-area: Parco Regionale dei Monti Picentini

51La grotta di San Pantaleone, ricavata nella roccia calcarea del costone che fiancheggia il lato sinistro del vallone Caliendo, all’uscita dell’inghiottitoio del lago Laceno, ospita un’antica cappella-eremo rupestre. Situata a circa 910 metri d’altezza, in una posizione panoramica mozzafiato, la cappella fino a metà dello scorso secolo è stata oggetto di venerazione e pellegrinaggio da parte della gente locale che si spingeva lungo l’antico tratturo con il capo cinto da una corona di spine a simboleggiare il martirio subito dal Santo. Dopodiché, l’abbandono totale, l’incuria del tempo e, soprattutto, l’inconsapevole ignoranza hanno finito per trasformarla in ovile e ricovero di capre selvatiche. Dallo scorso anno è in corso un’impegnativa opera di recupero, consolidamento e restauro conservativo della struttura, ivi compresi l’installazione di un cancelletto d’ingresso ed il ripristino della passerella che a guisa di ponticello sospeso ne agevola l’accesso.

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GROTTA DI SANTA NESTA (Romitorio rupestre – XII secolo)

Località: Laceno di Bagnoli Irpino (AV)              Sub-area: Parco Regionale dei Monti Picentini  

52bLa grotta di Santa Nesta o di San Guglielmo, nella fattispecie una cavità naturale posta al di sotto del diruto ostello del lago Laceno, secondo la tradizione locale, è il luogo in cui san Guglielmo da Vercelli si sarebbe ritirato in eremitaggio agli inizi del 1100. La grotta, il cui accesso è in parte chiuso da un muro con una finestrella quadrangolare, presenta una piccola anticamera separata da un cortina di roccia dal resto della cavità. A sua volta la grande camera di fondo, provvista di alcune piccole nicchie, presenta al centro una vasca ovoidale ricavata da un grande spuntone di roccia che lascia prefigurare l’impianto di un altare. Nella grotta non vi è alcuna evidenza di culto e, tantomeno, di affreschi alle pareti, per quanto l’intenso e incessante stillicidio avrebbe rovinato in breve tempo qualsiasi manufatto.

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EREMO DI SAN MICHELE IN MONTENERO (Cenobio rupestre – X secolo)

Località: Campagna (SA)           Sub-area: Parco Regionale dei Monti Picentini

monteneroL’eremo di San Michele è racchiuso nell’incavo di un’altissima e scoscesa rupe, a 1.000 metri d’altezza quasi a voler dominare la valle sottostante. Le sue origini risalgono alla fine del X secolo, quando tre eremiti decidono di ritirarsi nel luogo in cui, secondo la tradizione, alcuni decenni prima era apparso l’Arcangelo Michele e perciò divenuto meta di pellegrinaggio. Poco tempo 53adopo se ne aggiunsero altri due e la fama del piccolo cenobio benedettino si sparse anche nei paesi limitrofi a Campagna. La chiesa, all’inizio assai piccola, venne ultimata nel 1257; mentre i modesti locali adibiti a romitorio furono protetti e isolati con una forte palizzata. Solo nel XVI secolo si ha un primo e vero ampliamento della chiesa, con l’aggiunta di decorazioni ed affreschi, come ad esempio quello della Madonna con san Michele e sant’Antonino, più volte rimaneggiato per l’umidità e poi completamente coperto agli inizi del XVII secolo. L’ultimo eremita vissuto a San Michele, un certo fra’ Giovanni Spagnuolo, è stato sepolto agli inizi del Settecento sotto la chiesa come tutti gli altri. Da lì in avanti l’eremo è stato mantenuto in vita dalla grande comunità dei devoti che non ha mai smesso di apportare migliorie alla costruzione sì da favorire non solo la visita ma anche l’eventuale soggiorno dei pellegrini.

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EREMO DI SANT’ERASMO E SAN GIACOMO DEGLI EREMITI (Ruderi di cenobio rupestre – XII secolo)

Località: Santa Maria La Nova di Campagna (SA)      Sub-area: Parco Regionale dei Monti Picentini

Quel che rimane dell’eremo di Sant’Erasmo e San Giacomo degli Eremiti si trova nei pressi di una grotta a 720 metri di altitudine, sul versante orientale del monte Ripalta nei pressi del vallone Palmentara. Per quanto documentata a partire dal 1192, la vicenda storica del cenobio rupestre benedettino risulta piuttosto frammentaria e si sa solo che, a causa di una disputa scoppiata al suo interno, una buona parte dei monaci decise di abbandonarlo per andare a fondare nel 1220 la vicina chiesa di Santa Maria La Nova.

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EREMO DI SANTA MARIA DELLA VALLE (Chiesa-romitorio – XII secolo)

Località: Chiusano San Domenico (AV)

55Sub-area: Parco Regionale dei Monti Picentini

Le origini dell’eremo di Santa Maria della Valle risalgono molto probabilmente al 1126 ed all’opera dei guglielmiti, l’ordine eremitico fondato da san Guglielmo da Vercelli. Poi, dal 1228 fino al 1533, passa sotto la gestione diretta dei monaci di Monte Vergine ed in seguito viene trasformato in cimitero, da qui il nome di “cimitero vecchio” come è conosciuto dai chiusanesi. La chiesa, attualmente in ristrutturazione, conserva all’interno un pregevole affresco raffigurante la Madonna delle Grazie.


GROTTA DELL’ANGELO (Santuario e romitorio rupestri – XII secolo)

Località: Prepezzano di Giffoni Sei Casali (SA)          Sub-area: Parco Regionale dei Monti Picentini

La grotta dell’Angelo, in località Prepezzano nell’area dei monti Picentini, è una delle tante cappelle rupestri dedicate al culto micaelico affiancata però, come in questo caso, da un romitorio. L’interno, a pianta quadrangolare, si presenta a navata unica terminante in un’abside lineare un tempo interamente affrescata, come testimoniano le evidenti tracce, ed oggi ornata da un moderno pannello ceramico raffigurante il Santo guerriero. Alle spalle della cappella, in un secondo e buio ambiente, su una stalagmite è stata scolpita una Madonna (purtroppo, acefala dal secolo scorso) con Bambino. Alla sinistra della cappella rupestre è situata la cella eremitica, costituita da un vano vagamente rettangolare, una volta a botte ed una finestra che si affaccia sulla vallata. Qui e là alcune nicchie incassate nel muro con molta probabilità hanno svolto la funzione di custodia per suppellettili.


GROTTA DEL SANTISSIMO SALVATORE (Santuario rupestre – VIII secolo)

Località: Gauro di Montecorvino Rovella (SA)

57Sub-area: Parco Regionale dei Monti Picentini

La grotta del Santissimo Salvatore, che si apre sui monti Picentini, ad una quota di circa 550 metri, nella piccola frazione di Gauro, è un luogo di culto che affonda le sue radici nella notte dei tempi, a dispetto dei riscontri e delle documentazioni storiche che attestano l’esistenza della chiesa rupestre solo a partire dal XVII secolo. Al centro dell’ampia cavità è collocato un altare su cui spicca una riproduzione della Trasfigurazione; mentre lungo il sentiero, poco distante ma più in basso rispetto all’accesso, un’altra piccola cavità viene da sempre verosimilmente identificata come l’alloggio di un custode o di un  eremita.


58aCELLA DI SAN VINCENZO (Cappella-romitorio – IX secolo)

Località: Olevano sul Tusciano (SA)

Sub-area: Parco Regionale dei Monti Picentini

La cosiddetta “cella di San Vincenzo”, ubicata lungo l’itinerario che conduce alla grotta dell’Angelo, a mezza costa del monte Raione, era il piccolo monastero distaccato dall’abbazia di San Vincenzo al Volturno probabile sede dell’eremita custode della “grotta”. Citata per la prima volta in un documento dell’819 emanato ad Aquisgrana con il quale l’imperatore Ludovico I dona al monastero volturnense la cellam Sanctii Vincentii nei pressi del fiume Tusciano, a partire dall’anno Mille, con la costituzione del feudo ecclesiastico di Olevano, diventa indipendente. A seguito di una ristrutturazione piuttosto radicale di pochi anni fa, 58dell’originario edificio sacro rimangono solo le labili tracce che si possono rinvenire nella chiesetta con la volta a vela decorata da stucchi, nei vani di servizio al piano terra e nelle cellette dei monaci al piano elevato. Non solo il particolare impianto architettonico-strutturale ma ancor più la posizione altamente strategica della “cella”, sulla strada che conduce alla Grotta dell’Angelo ed al centro dei vasti appezzamenti di terreno di proprietà dell’abbazia, inducono a supporre che il piccolo edificio assolvesse anche ad una funzione difensiva, proprio perché i monaci dovevano guardarsi dai frequenti attacchi esterni.


GROTTA DI SAN MICHELE O DELL’ANGELO (Cenobio rupestre – IX secolo)

Località: Olevano sul Tusciano (SA)                              Sub-area: Parco Regionale dei Monti Picentini

3693_6297La grotta di San Michele o dell’Angelo si apre a mezza costa sul monte Raione, in posizione dominante sulla valle tuscianese e, quasi, di protezione (o difesa) dell’abitato. Ferma restando all’819 la prima attestazione del suo utilizzo come luogo sacro, l’originario insediamento monastico nella grotta fu sicuramente di matrice greco-basiliana, come conferma la tipicità dell’architettura e della decorazione delle varie cappelle riconducibile a dettami e stilemi della cultura bizantina che, solo dopo la conquista longobarda, verrà in qualche modo soppiantata o influenzata da quella latino-benedettina (infatti nella prima cappella è presente l’immagine di san Benedetto e le scritte degli affreschi sono59d in latino). A parte questo, raffrontandola con altre costruzioni basiliane presenti in Campania, è possibile ipotizzare che le sette cappelle presenti all’interno della grotta fossero destinate a differenti usi, per quanto tutte insieme poi costituivano una sorta di “via sacra” che i pellegrini si sentivano in dovere di percorrere per rendere ossequio alle reliquie di un certo santo (probabilmente, san Vito), così come avveniva nei “martyria” bizantini. Tuttavia quello che più colpisce è la stupenda decorazione pittorica, che impreziosisce e rende pressoché “unica” la grotta dell’Angelo, nettamente distinta in due cicli: uno petriano, collegato cioè al culto di san Pietro (alimentato dalla leggenda che il Santo sia passato da queste parti) e l’altro più squisitamente cristologico.

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EREMO DI SAN MAGNO (Chiesa-romitorio rupestre – XI secolo)

Località: San Mango Piemonte (SA)                 Sub-area: Parco Regionale dei Monti Picentini

L’eremo di San Magno sorge addossato ad una grotta dell’omonimo monte dove, secondo la tradizione, il Santo vescovo di Trani ha trovato riparo durante la fuga dalle persecuzioni (III secolo). La chiesa, edificata intorno all’anno Mille in ossequio alla volontà popolare di erigere in quel luogo un eremo in ricordo del Santo patrono, è da sempre meta di pellegrinaggio. All’interno, sull’altare, è presente un bell’affresco del 1542 di “San Magno benedicente”.

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PENISOLA SORRENTINO-AMALFITANA

GROTTE DI SANTA BARBARA (Ruderi di chiesa rupestre – XI secolo)

Località: Agerola (NA)                      Sub-area: Parco Regionale dei Monti Lattari

Quello conosciuto come “grotte di Santa Barbara” è in realtà un interessante insediamento rupestre di natura religiosa con molta probabilità risalente all’anno Mille. All’interno della grande grotta di Santa Barbara vi sono i resti della cappella rupestre dedicata alla santa composta da un corpo di fabbrica contraddistinto da tre navate, originariamente ricco di decorazioni ma oggi quasi del tutto distrutto. Va detto, infatti, che le condizioni del complesso sono da tempo piuttosto malandate e che il degrado avanza inesorabilmente a causa del crollo delle varie strutture, soprattutto di copertura, con il conseguente accumulo di sedimenti e macerie al suo interno, tanto da sconsigliarne l’accesso, peraltro di per sé non facile.

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GROTTA DELL’EREMITA (Ruderi di cenobio e romitorio rupestre – XI secolo)

Località: San Lazzaro di Agerola (NA)                     Sub-area: Parco Regionale dei Monti Lattari

62bLa grotta dell’Eremita o di Sisto, dal nome del futuro papa Sisto IV che, prima di assurgere al pontificato, vi si rifugiò per due anni, è l’impressionante cavità, in parte murata, che si apre sulla dirupante parete dello sperone di roccia che, poco più in basso, ospita i ruderi dell’antico convento di San Francesco di Cospiti. Sia la grotta che le rovine del convento, per quanto abbandonati ed isolati a 630 metri di altezza sul versante meridionale del monte Murillo (catena dei Lattari), rimangono tra le più vivide testimonianze storico-paesaggistiche dell’intera costiera amalfitana.

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GROTTA DI SAN BIAGIO (Chiesa rupestre – V-VI secolo)

Località: Castellammare di Stabia (NA)

La grotta di San Biagio, originariamente dedicata ai santi Giasone e Mauro, è ubicata ai piedi della collina di Varano e si sviluppa per oltre una trentina di metri (e circa tre di larghezza) dentro la roccia tufacea. Consta di due nuclei distinti: quello meridionale, ristrutturato nel XIV secolo; e l’altro, costituito da un lungo corridoio pavimentato e renatocaratterizzato dalla presenza ai lati di quattro nicchie affrescate. In fondo al corridoio, poi, si apre uno spazio sopraelevato di circa un metro con due piccoli ambienti laterali, uno dei quali pavimentato con un mosaico a tessere bianche di età romana e con resti di un’abside in muratura. Più oltre, un ampio ambiente con una nicchia affrescata sulla parete di fondo e con l’ingresso ad un’aula rettangolare con abside semicircolare sul lato orientale. Il rinvenimento in prossimità dell’ingresso alla grotta di un sepolcreto e di alcune lucerne con simboli cristiani, potrebbe collocare l’avvio di un uso solo inizialmente funerario (non v’è traccia di loculi,63d cubicoli e arcosoli) e, soprattutto, cultuale della cavità nel periodo compreso tra la fine del V secolo e l’inizio del successivo, per quanto documentato con certezza solo tra la fine del VII secolo e gli inizi dell’VIII, epoca alla quale risalgono gli affreschi più antichi che decorano le pareti della chiesa rupestre. D’altro canto se i cicli pittorici che si susseguirono sino al XIV secolo attestano la continuità dell’uso cultuale, mancano dati certi sull’utilizzo funerario della grotta, se non per l’ipotesi che al suo interno potesse ospitare non solo le reliquie dei santi Giasone e Mauro ma anche quelle di san Catello, vescovo dell’antica Stabia.

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64aGROTTA DI SAN CATELLO (Romitorio rupestre – VI secolo)

Località: Castellammare di Stabia (NA)

La grotta di San Catello o degli Eremiti è l’inospitale ed inaccessibile spelonca che si apre sulla dirupante parete del monte Molare, una delle creste del Faito, dove intorno al VI secolo si sono ritirati in preghiera e 64penitenza i due beati Antonino e Catello, vescovo di Stabia. Il luogo è fortemente segnato dalla presenza e dal culto micaelico: come la “ciampa del diavolo”, l’orma lasciata sulla roccia dal diavolo messo in fuga da san Michele perché osava tentare i due beati; l”acqua santa”, che sgorga da una fenditura nella pietra provocata dalla lancia scagliata dall’Arcangelo contro lo stesso diavolo; la porta cœli, il luogo dove sarebbe morto il Santo vescovo.


GROTTA DI SANT’ALFERIO (Cappella-romitorio rupestre – XI secolo)

Località: Cava de’ Tirreni (SA)

La grotta di Sant’Alferio o della Santa Roccia è la grande cavità che un tempo si apriva nella valle Metelliana, nei pressi del ruscello Selano, dove il Santo nel 1011 si ritirò a vita eremitica. Secondo la tradizione, proprio qui la Santissima Trinità, sotto forma di raggi luminosi che si dipartivano da un unico punto della roccia, è apparsa più volte al Santo destinato a fondare l’omonima badia, uno dei capisaldi benedettini della cristianità medievale. La grotta-cappella si trova accorpata nella parte antica dell’abbazia benedettina cavense.

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GROTTA DI SAN BENEDETTO (Cappella rupestre – VIII-IX secolo)

Località: Lettere (NA)                                                     Sub-area: Parco Regionale dei Monti Lattari

66La grotta di San Benedetto, che si apre sulla parete della grande falesia che sovrasta l’abitato di Lettere, ospita una piccola cappella rupestre con all’interno quel che rimane di un affresco di presumibile età medievale. La grotta ormai in stato di abbandono è ancora oggi un luogo di culto e venerazione da parte dei locali giacché la tradizione vuole che sia stata abitata da monaci eremiti benedettini, al punto da far assumere all’intera falesia o (in vernacolo) “vena perciata” la denominazione di “vena di san Benedetto”.

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CHIESA DI SANT’ANGELO IN GROTTA (Ex chiesa rupestre – XI secolo)

Località: Nocera Inferiore (SA)                     Sub-area: Parco Regionale dei Monti Lattari

67La chiesa di Sant’Angelo in Grotta, a ridosso di un’ampia grotta che si apre sul monte Albino, si trova all’interno dell’abitato di Nocera Inferiore. L’edificio religioso viene realizzato tra il 1080 ed il 1086 inizialmente con funzione di ospizio del vicino monastero della Trinità di Cava de’ Tirreni e solo, qualche secolo più avanti, nel 1507, allorquando dovrà ospitare i monaci in fuga dall’abbazia cavense, acquisirà quella di vero e proprio monastero. La chiesa è a tre navate e presenta una struttura quadrata con quattro colonne che reggono le arcate a tutto sesto ed un portale d’ingresso, in tufo grigio nocerino, ricavato da un arco ogivale. L’accesso alla grotta è invece consentito dal giardino esterno adiacente alla struttura. Attualmente il luogo, sconsacrato, è sede di un ristorante di lusso.


PIANA DEL GARIGLIANO

EREMO DI SAN MARTINO (Ruderi di cenobio rupestre – VI secolo)

Località: Sessa Aurunca (CE)

Sub-area: Parco Regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano68b

L’esistenza dell’eremo di San Martino, come monastero di monte Massico, è attestata in documenti dei primi anni del 700, per quanto la sua fondazione sia sicuramente antecedente. Già nel VI secolo, infatti, si ha notizia di un eremita, che viveva in una grotta del Massico, attorno al quale si era raccolto uno stuolo di discepoli per seguirne le rigide regole di penitenza e privazione. A metà dell’VIII secolo, il monastero è retto da un abate ed esercita una certa autorità in larga parte del territorio; almeno fino a quando non verrà assoggettato al monastero di San Vincenzo al Volturno. Poi, nell’XI secolo, in concomitanza con la traslazione del corpo di san Martino a Carinola, il cenobio sarà definitivamente abbandonato e fino a noi arriveranno soltanto spezzoni delle mura perimetrali di pietra a secco che danno un’idea assai vaga della primitiva struttura.

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BASILICHETTA DEI SANTI CASTO E SECONDINO (Chiesa rupestre – IV-V secolo)

69Località: Sessa Aurunca (CE)

Sub-area: Parco Regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano

69aLa basilichetta dei Santi Casto e Secondino, all’interno delle omonime catacombe in una zona collinare a nord-est di Sessa Aurunca denominata appunto “Campo di San Casto o dei morti”, ospita le spoglie mortali dei due Santi martiri vissuti nel III secolo: il primo, vescovo di Sessa, ed il secondo, di Sinuessa. Il piccolo oratorio con affreschi del Redentore e di altri santi prospiciente la cripta (martiryum) con la tomba dei Santi e l’antica fede delle genti aurunche per il luogo di culto non lasciano dubbi sul fatto che questa sia stata una delle prime chiese paleocristiane (IV-V secolo) della regione.


GROTTA DI SAN MICHELE A GUALANA (Chiesa rupestre – VIII-IX secolo)

70Località: Fasani di Sessa Aurunca (CE)

Sub-area: Parco Regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano

70dLa grotta di San Michele a Gualana si apre nella parete tufacea sulla riva destra del Rio Trabata, a breve distanza dalla strada che collega la via Appia al centro di Fasani. Nonostante la volta sia in parte crollata, si conservano ancora le strutture architettoniche di tre absidiole sulle cui superfici affrescate, grazie ad un recente restauro, si possono riconoscere le figure di san Massimo, della Vergine orante tra i santi Tommaso e Nicola e di Cristo benedicente tra san Michele e san Pietro; le pitture, tutte di pregevole fattura, sono ascrivibili all’VIII secolo. Il pannello con la Vergine, come indica l’iscrizione votiva, venne commissionato da un sacerdote, a testimonianza che la cavità non faceva parte di un insediamento monastico ma, più semplicemente, ha svolto la funzione cultuale di cappella a favore della locale comunità rurale.

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CHIESA DI SANTA MARIA IN GROTTA (Chiesa rupestre – XII secolo)

Località: Rongolise di Sessa Aurunca (CE)

Sub-area: Parco Regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano

rongolise 1La chiesa di Santa Maria in Grotta, situata su un colle a circa tre chilometri da Sessa Aurunca, è costituita da due cavità intercomunicanti ricavate nel banco di tufo oltre ad altri ambienti adiacenti, sì da formare un vero e proprio complesso rupestre. A differenza di altre grotte, come ad esempio quelle di Calvi, queste risultano, però, collegate ad un sovrastante edificio in muratura che ha svolto funzione di romitorio fino agli inizi del Novecento. L’invaso principale, a pianta rettangolare, consta di due ambienti, di diverso livello ed in origine separati, che sono stati messi in comunicazione nel 1691, modificando la parete di fondo dell’invaso principale per creare un nuovo altare ed una lunetta con la Vergine tra i santi Stefano e Girolamo. Nella seconda metà del XII secolo sulla parete orientale dell’invaso principale è stata affrescata una Dormitio Virginis che denuncia una visibile influenza bizantina e contraddistingue questa chiesa dagli altri luoghi di culto in rupe della regione. Sulle pareti laterali dell’invaso principale, tra la fine del XII e la prima metà del XIII secolo, sono state eseguiti alcuni pannelli con immagini di santi e della Vergine. Nella grotta di Rongolise, oltre ad una scala, una cisterna ed un acquedotto, è presente anche una vasca, dotata di due gradini per la discesa ed un invaso circolare sul fondo che, per la forma e la vicinanza ad una nicchia decorata con una croce in rilievo, è stata identificata con un fonte battesimale, sebbene la cerimonia del battesimo non sia stata solitamente praticata nelle chiese rupestri.

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PIANURA CAMPANA

EREMO DI SANTA MARIA DI PIETRA SPACCATA (Chiesa-romitorio rupestre – VIII-IX secolo)

Località: Marano di Napoli (NA)

72aL’eremo rupestre di Santa Maria di Pietra Spaccata, scavato nel banco tufaceo della montagna omonima, nella boscaglia della masseria Faragnano, rappresenta un unicum archeo-architettonico per la Campania. Nonostante le forti manomissioni, subite soprattutto nel XVII secolo, lo sviluppo su più livelli delle sue grotte evidenzia la chiara traccia di un primitivo insediamento rupestre risalente al neolitico, come attesterebbero anche i diversi utensili litici rinvenuti in loco. Nell’alto-medioevo il luogo di culto viene probabilmente utilizzato come laura dai monaci basiliani per poi evolversi strutturalmente divenendo un vero e proprio santuario appannaggio della popolazione locale. Con l’inevitabile susseguirsi nel corso del tempo di altri ordini eremitici, come i frati francescani (nell’abside è tutt’ora affrescata una Madonna con Bambino e frati adoranti dall’inequivocabile gusto giottesco), i gesuiti ed ancora altri, si arriva al 1800, data che coincide con il suo inesorabile abbandono ed il conseguente, pernicioso degrado. La chiesa conserva l’impianto a navata unica con due profonde nicchie laterali ed abside semicircolare, ed un mosaico pavimentale che ne fa supporre la realizzazione nella tarda antichità: ipotesi peraltro suffragata dall’individuazione di alcuni siti di età romana nei dintorni della chiesa.

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SANNIO CAMPANO

GROTTE DEL BEATO GIOVANNI DA TUFARA (Romitori rupestri – XII secolo)

Località: Baselice (BN)

73dLe grotte del Beato Giovanni da Tufara sono le tre cavità che si aprono nella roccia tufacea in un’area della Valfortore denominata Ripa di Troia dove il Santo si sarebbe ritirato a vita eremitica per ben 46 anni, dal 1107 al 1153. La prima, sotto l’altura (il Poggio) vicina alla cappella con la sua statua, contiene un piccolo altare con una Madonnina; nella seconda, più ampia, una croce si accompagna ad un profondo fossato, protetto da una grata, dove a fine Ottocento venne uccisa e sepolta una donna accusata di stregoneria dall’ignoranza e dalla superstizione di quei tempi; la terza, più grande delle altre, costituita da due vani con soffitti molto alti, è caratterizzata dalla presenza di una croce e di uno scranno scavati nella roccia: segni tipici della presenza eremitica. La parte finale a imbuto di quest’ultima, pure protetta da una grata, si affaccia con un salto di 50 metri su un orrido strapiombante nel sottostante fiume Cervaro.

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GROTTA DEI SANTI (Chiesa rupestre – VIII-X secolo)

Località: Calvi (BN)

74La grotta dei Santi si apre nella parete tufacea che costeggia il Rio dei Lanzi, in corrispondenza della zona nord-orientale di Cales, l’antica Calvi. Costituita da tre diversi ambienti presenta l’invaso principale, a pianta quadrata, con in fondo un altare; poco oltre un piccolo vano absidato, cui si accedeva grazie ad una scala scavata nel tufo; ed un terzo ambiente, a pianta rettangolare, con 74duna nicchia sulla parete di sinistra. La configurazione dell’ipogeo, i segni degli strumenti impiegati per l’escavazione e la natura stessa del banco tufaceo non lasciano dubbi sul fatto che si tratti di una cavità artificiale riconducibile all’età preromana o, quantomeno, romana. Ma è solo nell’alto-medioevo, in occasione del suo reimpiego cultuale cristiano, che nella parte superiore della parete di fondo viene ricavato il piccolo vano absidato. Ed è sempre intorno al X secolo che si possono far risalire gli affreschi più antichi che ne decorano le pareti; mentre tutti gli altri dipinti sono ascrivibili ad epoche successive che dalla metà dell’XI secolo vanno agli inizi del Duecento e oltre. L’impronta inequivocabilmente laica degli affreschi della grotta dei Santi esclude la presenza anche temporanea di eremiti ed attesta, semmai, la mera funzione di oratorio campestre.

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GROTTA DELLE FORMELLE (Chiesa rupestre – IX-X secolo)

Località: Calvi (BN)

La grotta delle Formelle (o Fornelle) è l’ampio ipogeo scavato nel fianco della parete di tufo, sulla sinistra del Rio dei Lanzi, non lontano da Calvi e dall’antica via Latina. Come già per la grotta dei Santi, anche questa consta di tre ambienti ed evidenzia l’invaso più grande, a pianta quadrata, con in fondo una porta che immette in un secondo piccolo vano con soffitto piano, ed un ultimo ambiente, sempre a pianta quadrata con copertura a botte, lungo le cui pareti laterali corre una banchina scavata nel tufo. Le inevitabili analogie con la grotta dei Santi fanno escludere che quella delle Fornelle sia stata realizzata nel medioevo a scopo funerario e successivamente adattata a luogo di culto. Al contrario, è assai plausibile che, nella seconda metà dell’XI secolo, assieme alla grotta dei Santi, venga trasformata a tutti gli effetti in chiesa rupestre: nell’occasione, affrescando nella parete di fondo dell’invaso principale un’imponente Ascensione. Alla fine del XII secolo o alla prima metà del Duecento risale, invece, il pannello con i santi Elena e Giovanni Evangelista, dipinto sulla parete destra dell’ambiente principale. Per quanto anche in questo caso, come per la grotta dei Santi, vada escluso l’impiego eremitico dell’ipogeo, non si può fare a meno di notare che, lo scadimento della funzione cultuale coincida con il suo utilizzo come ricovero di animali, con tutte le deleterie conseguenze.

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CAPPELLA DI SANT’ANGELO IN SASSO (Cappella rupestre – VIII secolo)

Località: Cerreto Sannita (BN)

76amorgiaLa cappella di Sant’Angelo in Sasso occupa la grotta della leonessa, la cavità naturale che si apre ai piedi della Morgia Sant’Angelo, imponente masso erratico dalle sembianze feline, poco distante da Cerreto Sannita. La grotta della Leonessa, già abitata sin dalla preistoria, è stata adibita a luogo di culto micaelico intorno al 700 dai longobardi. Per quanto ci è dato di conoscere, ha svolto le sue naturali funzioni almeno fino al 1524, anno in cui vi fu sepolto il vescovo di Telese, dopodiché viene abbandonata e utilizzata fino a pochi decenni fa come ricovero per animali.


EREMO DI SAN MICHELE (Chiesa e romitorio rupestre – X secolo)

77bLocalità: Frasso Telesino (BN)

Sub-area: Parco Regionale del Taburno-Camposauro

La storia dell’eremo di San Michele di Frasso si perde nella notte dei tempi. E’ assai probabile che la grotta fosse già un luogo di culto al tempo dei longobardi; la chiesa rupestre, invece, potrebbe essere sorta più avanti, tra il X ed il XIII secolo, visto che il 77aprimo cenno storico si ha nel 1369. In ogni caso, qualche secolo più avanti, i gravi danni causati dal terremoto che nel 1688 colpisce l’intera regione spingono un piccolo gruppo di eremiti a prendersene cura, stabilendosi in alcune celle contigue alla chiesa. Di tutto questo, a parte la grotta, restano solo i ruderi di qualche cella e di una torre campanaria in alto alla sovrastante rupe, pure in compagnia della moderna costruzione.


GROTTA DI SAN MICHELE ARCANGELO (Santuario rupestre – XI-XII secolo)

Località: Curti di Gioia Sannitica (BN)

78dLa grotta di San Michele Arcangelo, situata a 450 metri d’altezza nei pressi della località di Curti, è una piccola chiesa rupestre d’epoca longobarda. Grazie ad un recente restauro, che ha reso fruibile l’ambiente e leggibili alcuni affreschi che erano coperti da stucchi ridipinti, attualmente la grotta si presenta in un discreto stato di conservazione. All’ingresso l’attenzione è subito attratta dalle immagini che ricoprono completamente la parete in alto, con le raffigurazioni interrotte da alcuni buchi e dalla porta d’ingresso alla cavità vera e propria. Al centro della scena è dipinta la Madonna orante affiancata dall’Arcangelo e da un altro non identificato santo: il tutto di buona fattura e, soprattutto, eseguito ricorrendo ad un cromatismo pittorico di indubbio effetto. Al disopra della porta è presente una lunetta, delimitata da una cornice che ricopre quella più antica, in cui è raffigurata la Madonna con Bambino e due angeli. Alla destra dell’ingresso è collocata un’edicola votiva quasi emisferica, anche questa interamente affrescata. Le raffigurazioni della grotta di Curti appartengono assai probabilmente a due differenti mani e, mentre quelle della lunetta sono chiaramente successive, tutte le altre si rifanno sicuramente ad una tradizione bizantina, che trova riferimenti in affreschi della fine dell’XI e del XII secolo nell’area campano-laziale.

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79aGROTTA DI SANTA LUCIA (Cappella rupestre – XVII secolo)

Località: Sassinoro (BN)

La grotta di Santa Lucia, situata al livello sottostante dell’omonimo santuario, 79secondo la tradizione, è il luogo dove nel XVII secolo la Santa sarebbe apparsa assieme a san Michele ad alcuni pastori. Il successivo rinvenimento delle figure dei due santi impresse nella roccia ha reso il luogo così devotamente sacro da erigere un santuario. Fatto curioso, durante i lavori è stata rinvenuta una statua bronzea della dea Demetra risalente al III secolo a.C.


VALLE DEL SARNO

EREMO DI SANTA MARIA A CASTELLO (Romitorio semirupestre – VIII secolo)

Località: Castel San Giorgio (SA)

80La storia dell’eremo di Santa Maria a Castello ha origine tra il 758 ed il 786, quando il principe longobardo Arechi di Benevento decide di far costruire una fortezza sulle rovine dell’antico castrum augusti, in aggiunta alla nutrita sequela di castelli che assicuravano il controllo dell’intero principato beneventano. Più avanti, in coincidenza con la caduta dell’ultimo principe longobardo Gisulfo, l’antico castello si trova a perdere la primaria funzione militare e nel 1081 viene donato alla badia benedettina di Cava de’ Tirreni. Dopo circa un secolo di parziale abbandono e ridotto al solo romitaggio, il castello viene affidato ai padri bianchi della vicina Badia di Mater Domini per arrivare alla fine del Duecento, con l’abate Giovanni, alla vera e propria fondazione dell’eremo di Santa Maria a Castello. Dopo circa tre secoli, nel 1575 l’eremo passa poi alla cura dei francescani conventuali, almeno fino alle soppressioni napoleoniche emanate da Murat. Dopo questa breve parentesi, torna di nuovo alle dipendenze della badia benedettina di Cava de’ Tirreni e solo nel 1856, in seguito ad un apposito consiglio ecclesiastico tenutosi in uno dei saloni del signorile palazzo Lanzara, ne viene sancita la piena competenza a favore della locale parrocchia di San Biagio.


VALLE DEL SELE

CHIESA DELLA MADONNA DEL FIUME (Chiesa rupestre – XIV secolo)

81Località: Calabritto (AV)

Sub-area: Parco Regionale dei Monti Picentini

La chiesa della Madonna del Fiume è suggestivamente posta all’interno di un’ampia cavità carsica, ricca di stalattiti e di concrezioni calcaree da cui continuano a stillare gocce d’acqua, che si apre in una parete rocciosa alle falde del monte Cervialto, oltre il vallone del Lupolo. Qualcuno l’ha definita la “mesa verde” d’Irpinia giacché, per certi versi, la costruzione con l’enorme muro in pietra richiama alla mente le umili chiese messicane. All’interno un semplice altare con una modesta nicchia della Madonna del Fiume e poco avanti, alla sua destra, un piccolo vano con una pietra a forma di capezzolo di mammella da cui, per tradizione, le puerpere succhiano il cosiddetto “latte della Madonna”.

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GROTTA DELL’ANGELO (Santuario rupestre – VIII-IX secolo)

Località: Calabritto (AV)                          Sub-area: Parco Regionale dei Monti Picentini

Sulla costa della montagna che fa da sfondo alla piazza centrale di Calabritto c’è una cavità naturale che dagli abitanti viene da sempre chiamata “grotta dell’Angelo”. Come in tutti i luoghi vocati al culto micaelico, nella parete di fondo è collocato un altarino ai cui piedi sgorga una sorgente d’acqua, mentre sulla rustica volta è raffigurato un angelo con le ali spiegate.

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GROTTA DI SANTA MARIA DELLA PETRARA (Santuario rupestre – VIII secolo)

Località: Castelnuovo di Conza (SA)

La grotta di Santa Maria della Petrara, una delle numerose cavità naturali che caratterizzano la particolare morfologia del promontorio roccioso su cui sorge l’abitato di Castelnuovo di Conza, è l’antico luogo di culto che la tradizione accomuna all’apparizione della Madonna ad un abitante locale. Quasi a suffragare la vecchia leggenda un monolito o una sorta di “Madonna delle Colture” protegge non solo l’ingresso della caverna ma la basilica che, intorno al X secolo, le verrà dedicata ed il borgo sovrastante.

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84GROTTA DI SAN MICHELE ARCANGELO (Santuario rupestre – XII secolo)

Località: Valva (SA)

La grotta di San Michele Arcangelo, situata tra le alte creste del monte che sovrasta Valva, è la suggestiva chiesa rupestre attestata a partire dal 1108. Chiusa da un alto muro che segue l’andamento curvilineo della roccia e provvisto di un’ampia apertura e di due finestre laterali, la grotta all’interno si presenta lunga e spaziosa con un baldacchino in fondo ad incorniciare l’altare in muratura, decorato nel XVIII secolo, che conserva la statua di san Michele. Nei pressi dell’altare, due grandi vasche scavate nella roccia sono adibite alla raccolta delle acque da stillicidio.

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VALLE DEL VOLTURNO

GROTTA DEI SANTI DONATO E ISIDORO (Cappella rupestre – XIII secolo)

Località: Caianello Vecchio di Caianello (CE)85

La chiesa rupestre dei Santi Donato e Isidoro si trova a circa due chilometri ad ovest di Caianello Vecchio, all’interno della masseria San Donato. Interamente scavata nel banco di arenaria, è costituita da un invaso trapezoidale e da una copertura con volta a botte. All’interno, la parete di destra presenta una nicchia, mentre quella di fondo è affrescata con l’immagine di Cristo tra i santi Donato e Isidoro databile al XV secolo.


GROTTA DI SAN MICHELE (Santuario rupestre – XV secolo)

Località: Camigliano (CE)

La grotta di San Michele o Sant’Angelo ad Gruttam si apre sul versante meridionale del monte Maggiore, non lontana dai resti di quella che un tempo è stata la “villa camilliana” del nobile romano Lucio Paolo Fabato. La grotta, quasi certamente d’origine vulcanica, si compone di un piano superiore molto ampio con un’apertura verso ovest e di un piano inferiore a forma d’imbuto rovesciato. Al suo interno, un atrio naturale è occupato da un giardino 86con diverse varietà di arbusti e alberi da frutta, oltre il quale è collocato un altare riparato da un tempietto in muratura che poggia sulla parte destra della parete rocciosa. Sopra l’altare è collocato una piccola tela raffigurante “San Michele che scaccia il nemico”. Un bel dipinto, che si trova sotto un arco cieco, raffigura la Madonna con Bambino affiancata da san Nicola e da san Michele Arcangelo che brandisce la spada con la mano destra, mentre con la sinistra tiene il filo con cui pesa un’anima. Sia questo che tutti gli altri affreschi, databili tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, sono opera di un certo Antonio Solario detto lo Zingaro. Nella grotta si trovano anche due invasi in pietra viva formatisi attraverso i secoli grazie allo stillicidio delle stalattiti. Non si sa per quanti chilometri i vari cunicoli della grotta si diramino e, malgrado le varie esplorazioni succedutesi nel corso degli anni, mai si è giunti ad una tracciatura risolutiva.

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EREMO DI SAN VITALIANO (Chiesa e romitorio – IX-X secolo)

Località: Casola di Caserta (CE)

La chiesa con accluso romitorio di San Vitaliano, immersa nel verde, a pochi chilometri da Caserta, secondo la tradizione, va fatta risalire proprio al Santo vescovo capuano vissuto tra il VII e l’VIII secolo. E’ proprio in questo luogo, infatti, che trovò rifugio dalle persecuzioni e si ritirò per dieci anni in una cella in penitenza e preghiera, dando vita non solo all’eremo ma anche ad un sentito pellegrinaggio per guadagnare i consigli e le grazie del Santo eremita che, trasferitosi successivamente a Montevergine, vi morì all’inizio dell’VIII secolo. L’attuale costruzione, probabilmente del IX o X secolo e più volte rimaneggiata, è caratterizzata da un sobrio campanile che le conferisce una certa eleganza. L’eremo di San Vitaliano, la cui esistenza è attestata in documenti del 1113 e più avanti del 1627, già nel 1700 versa in un pessimo stato di conservazione e solo di recente è stato oggetto di un serio restauro che ne ha ripristinato la copertura a capriate e riportato alla luce l’essenzialità delle primitive linee architettoniche.

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88bCHIESA DI SAN MICHELE ARCANGELO (Ex chiesa rupestre – X secolo)

Località: Castel Campagnano (CE)

Quella di San Michele Arcangelo è la chiesa rupestre, pressoché sconosciuta, che si trova al disotto del palazzo ducale di Castel Campagnano, un piccolo centro del casertano sulla sponda destra del fiume Volturno. Inglobata nella 88aresidenza signorile, oggi sede di un ristorante di lusso, è stata trasformata in cantina, al punto da non poterne più riconoscere l’impianto originario. Della chiesa, abbandonata dopo il XVI secolo, si conservano ancora nell’abside alcuni inediti affreschi della Vergine con Bambino, di Cristo tra gli angeli ed i santi, di san Nicola di Bari e di san Michele Arcangelo risalenti al X-XI secolo.


89eGROTTA DI SAN MICHELE (Santuario rupestre – VIII secolo)

Località: Faicchio (BN)

Faicchio-GrottaSM_2-001x4La grotta di San Michele si apre a circa 500 metri d’altezza nella parete rocciosa del monte Erbano, poco distante dall’abitato di Faicchio. Adibita al culto micaelico dai longobardi intorno all’VIII secolo quasi in concomitanza con l’altro sito rupestre di Cerreto Sannita, è stata però inaugurata ufficialmente solo nel 1172, dopo averla restaurata e pregevolmente affrescata. All’interno, appena superati due piccoli ambienti, si perviene all’ampia chiesa (10 x 6 x 5 metri) e da qui, attraverso un lungo corridoio, ad una cappella interamente intonacata ed affrescata, appunto, nel XII secolo. In particolare, sull’arco di fronte l’ingresso è raffigurato il Redentore affiancato da un santo anonimo e da san Michele Arcangelo; mentre in un altro arco, si ritrova la Madonna in trono con i santi Pietro, Paolo e Andrea. Gli affreschi chiaramente bizantineggianti ed opera di un unico artista, a causa della costante umidità della grotta, denotano un pessimo stato di conservazione.

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90aGROTTA DI SAN MICHELE IN MONTE MELANICO (Santuario rupestre – IX secolo)

Località: Profeti di Liberi (CE)

La grotta di San Michele in Monte Melanico si apre su un banco di roccia alto una cinquantina di metri, a nord-ovest dell’abitato ed è un antichissimo luogo di culto giacché, ancor prima di diventare una chiesa rupestre dedicata all’Arcangelo, è stata frequentata a fini rituali sin dalla preistoria. Nella fattispecie, questa è una delle poche grotte micaeliche di cui si conservano notazioni storiche ed è sicuramente la sola ad aver assunto il rango di basilica, cosa che avvenne tra l’892 e l’899. E proprio a questo periodo va fatta risalire la realizzazione dei tre altari, tra cui spicca quello in 90forma basilicale, e del ciborio. Nel corso dei secoli l’acqua ha creato una camera alta e confortevole, adornata da stalattiti e stalagmiti. Alcune stalattiti riproducono in modo impressionante la mammella di una donna e l’acqua che distilla dal capezzolo è ritenuta miracolosa dai tanti fedeli che vi si bagnano la bocca, gli occhi e le orecchie. Sul sentiero che conduce alla grotta vi è inoltre un piccolo edificio altomedievale in scaglie di pietra che, come si evince dal nome “La Cella” dato alla località, quasi sicuramente doveva ospitare un eremita.

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91aEREMO DI FRATE JANNE (Cappella-romitorio – XII-XIII secolo)

Località: Pietramelara (CE)

91L’eremo di Frate Janne si trova a circa 1.000 metri d’altezza placidamente adagiato su uno sperone di roccia a strapiombo del monte Maggiore, in discreta compagnia del vicino eremo di San Salvatore. In assenza di notizie storiche possiamo solo rifarci alle tradizioni della gente locale che, sin dall’epoca medievale, considera la montagna e i suoi due eremi meta di venerazione ed assiduo pellegrinaggio.


92EREMO DI SAN SALVATORE (Cappella-romitorio – XI secolo)

Località: Pietramelara (CE)

92aL’eremo di San Salvatore, come il vicino di Frate Janne, è collocato a 857 metri di quota sui contrafforti rocciosi del monte Maggiore, a circa cinque chilometri dall’abitato di Pietramelara. La tradizione vuole che in questa modesta cappella nel 1098 abbia dimorato sant’Anselmo d’Aosta, durante il suo soggiorno d’esilio in Italia.

 


GROTTA DI SAN MICHELE (Santuario rupestre – IX-X secolo)

Località: Raviscanina (CE)

93Ad un paio di chilometri circa dall’abitato di Raviscanina, sul fianco scosceso ed accidentato di un monte, un’apertura triangolare permette l’accesso alla grotta di San Michele. Di notevole ampiezza, lunga 25 e larga 11,50 metri, ha l’aspetto singolare di una piramide inclinata, sul cui vertice vi è un foro che lascia filtrare una fioca luce, e presenta due rampe con sette rozzi scalini, a causa della pendenza del piano di calpestio. Sul fondo della grotta, dietro l’altare, diverse tracce di colore lasciano prefigurare che un tempo vi fosse dipinta l’immagine dell’Arcangelo Michele cui la grotta fu consacrata dai longobardi. Altre impronte di affreschi si trovano all’esterno dove, purtroppo, rimangono solo una parte di aureola e qualche altro frammento. Al suo interno sono tutt’ora custoditi un ciborio ed un edicola databili intorno al IX secolo.


94cGROTTA DI SAN MICHELE (Santuario rupestre – VIII-IX secolo)

Località: Sant’Angelo d’Alife (CE)

La grotta di San Michele, situata all’interno di un lungo inghiottitoio carsico, ai piedi della collina di Rupe Canina, è un vero e proprio santuario rupestre dedicato all’Arcangelo, che ha poi dato origine al toponimo di Sant’Angelo. Fermo restando un suo probabile utilizzo in epoca preistorica, la chiesa longobarda presenta sul fondo alcune costruzioni, tra cui un’edicola centrale coperta da una cupola sorretta da quattro pilastrini collegati tra loro da rozzi archi a tutto sesto, ed un manufatto circolare con probabile funzione di fonte battesimale. Lateralmente, due arcosoli con tracce di affreschi ed infine un muretto che, a guisa di balaustra, separa l’area sacrale dal resto della grotta.

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VALLE DELL’IRNO

SANTUARIO DI SAN MICHELE DI MEZZO (Chiesa rupestre – VII secolo)

Località: Carpineto di Fisciano (SA)                             Sub-area: Parco Regionale dei Monti Picentini

95bIl santuario di San Michele di Mezzo, le cui origini risalgono sicuramente ai primi secoli della penetrazione cristiana in Campania, è edificato accorpando la sacra grotta, probabile sede di una laura di monaci di matrice orientale. L’ipotesi è suffragata dall’affresco della Vergine con Bambino, denominata “Vergine greca” per il gusto squisitamente bizantino, che è collocata sopra l’altare medievale. La chiesa baroccheggiante, interamente scavata nella roccia ed arricchita da affreschi del XVIII secolo, dopo alcuni decenni di incuria ed abbandono, è stata di recente restaurata, tornando a svolgere l’originario ruolo di polo spirituale per la gente locale.

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GROTTA DI SAN MICHELE (Santuario e romitorio rupestri – IX secolo)

Località: Preturo di Montoro Inferiore (AV)             Sub-area: Parco Regionale dei Monti Picentini

La grotta di San Michele o dell’Arcangelo, situata sopra una collina panoramica, nell’ampia valle di Montoro, tra i monti Bufoni e Romola, è un luogo di eremitaggio molto antico, attestato fin dall’841. E’ formata da una doppia cavità naturale con due aperture ed una conca per la raccolta dell’acqua che gronda dalle stalattiti. Nella grotta principale, la più antica ed ampia, un affresco riproduce “San Michele che sconfigge il drago”; mentre un altro, all’interno di una nicchia, raffigura la Pietà; ed in quella secondaria, anch’essa abbastanza grande, altri affreschi bizantini, forse d’età longobarda, sono dedicati all’Arcangelo Michele, a san Biagio ed a san Gregorio. Va notato che tutte le pitture rupestri, paziente opera dei monaci eremiti che qui hanno vissuto, sono in larga parte rovinati dall’umidità e dalle continue infiltrazioni d’acqua nella roccia, nonostante i ripetuti interventi conservativi. Accanto alla secolare grotta, tra le ginestre e le querce, non va trascurato infine quel che rimane della povera e disastrata dimora eremitica dopo il terremoto che ha colpito la zona negli anni Ottanta.

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EREMO DELLO SPIRITO SANTO (Complesso cenobitico – XIV secolo)

Località: Pellezzano (SA)

Dell’eremo agostiniano dello Spirito Santo, un imponente complesso religioso sull’omonima collina tra Capriglia e Pellezzano, quasi a dominare l’intera valle dell’Irno, non si hanno notizie storiche se non a partire dal 1653, anno della soppressione papale degli ordini. Ma è lecito supporre che la sua fondazione sia molto più antica, forse medievale come traspare dall’abside della chiesa, e che precedentemente agli agostiniani (ordine di recente costituzione) vi abbiano dimorato altre congregazioni o comunità monastiche. Va da sé che a causa dell’abbandono sia divenuto un covo ideale per i carbonari durante i moti rivoluzionari e in seguito per i briganti ed i contrabbandieri, come è testimoniato dai passaggi o vie di fuga appositamente predisposti nelle caverne-stalle. Oggi, dopo un provvidenziale intervento di riqualificazione, si può dire che il convento sia ritornato all’antico splendore.

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GROTTA DEL SANTO SALVATORE (Chiesa rupestre – VIII-X secolo)

Località: Ogliara di Salerno (SA)

98La grotta del Santo Salvatore, più nota come “il Salvatoriello”, s’apre a 750 metri sulla parete nordorientale del monte Stella, appena fuori dell’abitato di Ogliara, ed ospita l’antica struttura d’una chiesa rupestre in stile bizantino, a testimonianza eloquente dell’insediamento monastico greco-orientale. Sulla parete di fondo della grotta una vasca quadrangolare, che tutt’oggi raccoglie le acque di stillicidio della roccia, precede una cavità con una piccola cisterna seguita da una terzo e più esteso ambiente ipogeo di forma irregolare e caratterizzato da complesse opere murarie. Vani sovrapposti, nicchie, una probabile cella, archi e pilastri fino ad arrivare ad una cappella chiusa frontalmente da una parete absidale eretta a ridosso della roccia e, un tempo, interamente ricoperta d’intonaco. Tracce e frammenti della decorazione di figure fortemente stilizzate (collocabili tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo) ma ancora piuttosto evidenti lasciano intuire la presenza di un importante affresco. Da quanto si evince dallo studio dei documenti storici, la chiesa del Santo Salvatore dipendeva dal monastero di Santa Maria de Vetero, consentendo così ai cenobiti del monte Vetero di fruire della grotta come luogo di raccoglimento e di ascetica solitudine. Tutto questo ovviamente prima dello stanziamento monastico benedettino, con regole e stile di vita assai diversi, che anche in quest’area succederà alla penetrazione basiliana.

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VALLE VITULANESE

ABBAZIA DI SANTA MARIA IN GRUPTIS (Ruderi di complesso cenobitico semirupestre – X secolo)

Località: Foglianise (BN)                            Sub-area: Parco Regionale del Taburno-Camposauro

99I ruderi della badia benedettina di Santa Maria in Gruptis o della Grotta, su uno strapiombo detto il Funno, in una posizione strategica in corrispondenza delle vecchie mulattiere che collegavano la valle Telesina a quella Vitulanese, sono ancora lì a testimonianza di un passato ricco di storia e di leggende. L’abbazia, il cui nome più antico spesso ritrovato nei documenti era quello di Santa Maria di Monte Drago, venne fondata tra il 940 e il 944 dal principe longobardo Atenulfo di Benevento e dedicato alla Madonna. In seguito, probabilmente, fu aggiunto il toponimo “della Grotta” per via delle grotte naturali di origine carsica e dimore di eremiti, tutt’ora presenti lungo la parete rocciosa. Tuttavia è opinione comune che il monastero sia stato costruito e abitato da monaci eremiti benedettini che, fatto salvo il periodo celestino durato un paio di secoli, vi restarono fino alle soppressioni papali del 1652. Con il 1660 ha inizio la breve permanenza dei monaci camaldolesi 99ache, dopo il terremoto del 1688, saranno costretti ad abbandonarlo, condannandolo così al degrado. Dall’ammasso di ruderi che, ancora oggi, riescono ancora a dare un’idea dell’originaria imponenza dell’edificio (lungo 59 metri, largo 20 e alto circa 28) è possibile riconoscere la torre quadrata su tre livelli, l’alto recinto murario che chiudeva il monastero a monte, la porta d’ingresso principale e la parte absidale della chiesa con tracce d’intonaco. A destra di quest’ultima una scala conduce ad una quota più alta dove una serie di ambienti comunicanti doveva probabilmente costituire la zona riservata ai monaci.

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EREMO DI SAN MICHELE ARCANGELO (Chiesa e romitorio rupestri – VI secolo)

Località: Foglianise (BN)                            Sub-area: Parco Regionale del Taburno-Camposauro

L’eremo di San Michele Arcangelo, sul versante meridionale del monte Caruso, è un complesso rupestre edificato in corrispondenza di alcune grotte carsiche, con una marcata presenza di acqua. La chiesa, eretta intorno al VI secolo, occupa la grotta al livello superiore e consta di un altare in pietra viva con un affresco di epoca longobarda; mentre il romitorio con le celle per i monaci sfrutta alcune grotte sottostanti. Ristrutturato di recente, per ovvie ragioni storico100a-ambientali, l’eremo costituisce un elemento peculiare dell’identità culturale della popolazione di Foglianise e, più in generale, del Sannio.

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EREMO DI SAN MENNA (Chiesa-romitorio semirupestre – X secolo)

101bLocalità: Vitulano (BN)

Sub-area: Parco Regionale del Taburno-Camposauro

La chiesa o eremo di San Menna, situata sulla sommità dell’omonimo monte a Vitulano ed uno dei più importanti luoghi di culto per gli abitanti della valle Vitulanese, fu edificata nel X secolo nei pressi della cella dove il Santo si ritirò nella prima metà del VI secolo, di cui però non rimane alcuna traccia, fatta salva l’ipotesi secondo cui la calotta della grotta possa essere crollata nel corso dei secoli.

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VALLO DI DIANO

GROTTA DI SANT’ANGELO (Santuario rupestre – VIII-IX secolo)

Località: Montesano sulla Marcellana (SA)                            Sub-area: Monti della Maddalena

102La grotta di Sant’Angelo, ubicata in località Eliceto, a breve distanza dal complesso termale di Montesano, è una cappella rupestre dalla storia incerta. Per quanto la spelonca sia stata utilizzata in tempi assai remoti, le prime notizie documentali sul luogo di culto si cominciano ad avere solo a partire dal XVII secolo. In ogni caso, la sua denominazione rimanda inconfutabilmente al diffondersi in epoca altomedievale del culto micaelico. La grotta è costituita da una prima galleria, di media grandezza, in cui trovano posto due tombe ed un altare che, fino a qualche tempo fa, era abbellito da un dipinto del Santo guerriero. Uno stretto cunicolo conduce, poi, ad un secondo ambiente, più basso rispetto al primo e dotato anch’esso di un altare. Dopo un’incresciosa serie di deturpazioni e di atti vandalici, la chiesa rupestre è attualmente oggetto di un serio ed attento recupero.


EREMO DI SAN MICHELE ALLE GROTTELLE (Santuario rupestre – IV-X secolo)

Località: Padula (SA)                             Sub-area: Monti della Maddalena

103dL’eremo di San Michele alle Grottelle, situato alle pendici meridionali del colle Civita, è la suggestiva chiesa rupestre eretta accorpando la preesistente grotta. Sulle origini del luogo di culto si hanno scarse notizie, per quanto la vicinanza con l’antica città lucana di Padula lascia desumere la frequentazione dapprima in età preistorica, poi come tempio pagano del dio Attis, signore delle forze sotterranee, delle acque e dei terremoti, e infine, con l’avvento costantiniano, come chiesa cristiana. La realizzazione dell’edificio religioso, che si deve probabilmente all’iniziativa e alla devozione di qualche pio cittadino, avviene invece più avanti, forse intorno all’anno Mille. Oltre l’ingresso, sulla sinistra, una rientranza della roccia ospita un primo ciclo di pitture della fine del Trecento con varie raffigurazioni della Vergine e, poco oltre, l’accesso alla grotta che costituisce la cappella principale. In questa, oltre alla tomba marmorea cinquecentesca di Bernardino Brancaccio, una nicchia semicircolare della roccia, quasi un’abside naturale, ospita un altare con una piccola statua dell’Arcangelo e, dietro, un ciclo pittorico con un’iconografia di san Giacomo de Compostela del XIV secolo.

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GROTTA DI SANT’ANGELO (Ruderi di cenobio e chiesa rupestri – VIII-IX secolo)

Località: Sala Consilina (SA)                              Sub-area: Monti della Maddalena

La grotta di Sant’Angelo, situata a mezza costa della montagna, sull’antico tratturo che collega Sala Consilina a Padula, è la cappella rupestre con annesso romitorio da sempre luogo di culto e pellegrinaggio per la gente del luogo. Con gli ampliamenti effettuati nel Settecento il complesso religioso ha assunto l’aspetto attuale, con104b l’inconfondibile colore rosso pompeiano, affinché si potesse scorgere anche dal paese. All’interno è custodita l’immagine del Santo, probabilmente della fine del ‘500. Dell’antico romitorio, forse il vicino monastero di Sant’Angelo in Fonti (XIV secolo), sono invece rimasti un residuo di torre, che spicca ancora tra la rada vegetazione, ed altri spezzoni delle mura perimetrali. Si sa per certo che il monastero, nel quale peraltro erano magistralmente fusi lo stile romanico della struttura con quello gotico delle decorazioni, ha ospitato nella prima metà del ‘300 una comunità di monache cistercensi dell’ordine di San Bernardo, per essere dopo pochi anni abbandonato a causa della grave pestilenza che colpì l’intera penisola nel 1348.

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